La V edizione dell’indagine curata dall’Istituto Toniolo mette a confronto i giovani italiani e i coetanei europei sulle loro aspirazioni professionali e su come ritengano di poterle soddisfare

di Pino NARDI

ricerca di lavoro

Obiettivo lavoro. Da anni ormai i giovani italiani lo vedono quasi come un miraggio. Si può parlare di un’emergenza generazionale di fronte a un’occupazione sempre più precaria, instabile e non all’altezza delle aspettative di soddisfazione personale.

È un dato che emerge anche dalla quinta edizione del Rapporto Giovani 2018 realizzato dall’Istituto Giuseppe Toniolo. Il lavoro è infatti il tema centrale delle nuove generazioni. Il Rapporto Giovani ha individuato nella scarsa occupabilità la difficoltà a conquistare l’indipendenza dalle generazioni precedenti e costruire il proprio futuro.

Diventano grandi ostacoli un sistema ancora ingessato, che non ha colmato il rapporto formazione scolastica e opportunità professionali, insieme a una tutela contrattuale non sempre a favore dei giovani.

«L’Italia è tra i Paesi in Europa in cui la crisi economica si è fatta maggiormente sentire sulle nuove generazioni – sottolinea Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto Giovani -. I segnali di ripresa sul fronte dell’occupazione sono ancora timidi, contraddittori, molto differenziati sul territorio e per classe sociale. Pesano, in ampie zone del Paese, le debolezze della domanda di lavoro. In alcuni settori cresce la richiesta di manodopera, ma fatica a trovare risposta sia per un sistema di incontro tra domanda e offerta inefficace, sia per carenza di formazione e competenze adatte. La consapevolezza di questi limiti è ben presente nei giovani italiani, come emerge dai dati del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo».

Il Rapporto mette anche a confronto i giovani italiani e i coetanei europei nel quadro delle aspirazioni professionali e come ritengano di poterle realizzare: sono i tedeschi (39,6%) e gli spagnoli (36,7%) a esprimere maggiori certezze su ciò che intendono realizzare nel loro futuro professionale. I giovani italiani spiccano (40,7%) insieme a spagnoli (35,3%) e francesi (33,6%) tra quelli che dichiarano di avere sì aspirazioni professionali definite, ma non sanno se riusciranno a realizzarle.

«Nel confronto con gli altri Paesi – continua Rosina – gli under 35 italiani esprimono un giudizio generale favorevole sulla scuola, ma segnalano anche una carenza sull’orientamento e sulla conoscenza del funzionamento del mondo del lavoro. Una volta usciti dal percorso scolastico, si trovano con strumenti inefficaci per la ricerca di lavoro. In particolare, i giovani italiani sono i più critici rispetto alla capacità dei centri per l’impiego di fornire effettivo e qualificato supporto».

Più preoccupante è il caso dei giovani disorientati, quelli che non hanno alcuna idea rispetto a un possibile percorso professionale o che non ci vogliono nemmeno pensare, che rappresentano insieme una quota consistente degli intervistati italiani (26,8%), francesi (25,4%) e britannici (23,4%).

Sono le fasce più deboli tra i giovani, che rischiano la marginalità sociale, con future forti ripercussioni sul tessuto sociale e familiare. Infatti non studiano, non lavorano, ma sono anche molto più infelici e insicuri dei loro coetanei: è la condizione dei cosiddetti Neet che emerge dall’analisi del Rapporto Giovani.

Eppure non manca uno sguardo sul futuro e l’appello alle istituzioni a intervenire con decisione per creare le condizioni giuste per superare una stagione terribile di incertezza. Lo sottolinea Rosina: «Oltre alla necessità di superare limiti e difficoltà del presente, i giovani intervistati vorrebbero sollevare uno sguardo positivo e attivo verso il futuro, da costruire oggi con scelte individuali e collettive virtuose. Chiedono, quindi, da un lato, che politica e forze sociali forniscano strumenti efficaci alle nuove generazioni per uscire dalla condizione di difesa verso i rischi delle grandi trasformazioni in corso per essere messi in condizione di cogliere anche le opportunità. Dall’altro, chiedono di poter rafforzare – non solo nella scuola ma anche con esperienze di valore esterne – competenze trasversali quali la capacità di mettersi continuamente in discussione (imparando dai propri errori), di prendere decisioni in regime di incertezza, di perseguire con costanza gli obiettivi, di cercare in modo creativo nuove soluzioni. Competenze utili per la vita, prima ancora che per il successo professionale».

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