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Medio Oriente

Gaza, due vittime nell’attacco alla parrocchia cattolica

La testimonianza del parroco: «Continuiamo a pregare affinché finisca questa assurdità!». Telefonata del cardinale Zuppi al patriarca Pizzaballa

18 Dicembre 2023

di Antonella PALERMO e Roberto CETERA

Vatican News

«La situazione già va oltre la tragedia»: è quanto afferma il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, all’indomani dell’attacco israeliano alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in cui hanno perso la vita due persone. «Da dopo i giorni di tregua, la zona di al Zeitoun ha cominciato ad essere molto movimentata, tanti bombardamenti…», racconta il religioso. Spiega che la situazione si è fatta particolarmente critica la sera precedente l’attacco, con il ferimento di tre persone nella chiesa latina. Riferisce che una persona ferita alle gambe è stata curata con quello che aveva a disposizione uno dei medici che si trova rifugiato lì in parrocchia. «Poi, per quanto riguarda il tristissimo fatto successo», precisa che tutti coloro che sono stati coinvolti nell’evento sono da lui noti, «tutti carissimi membri della comunità cristiana, anzi parrocchiani, cattolici».

Nahida e Samar, sempre attive nella chiesa

«La mamma rimasta uccisa, Nahida, e sua figlia, Samar, erano persone bravissime… – ricorda Romanelli -. Nahida era mamma di una famiglia numerosa, con tanti figli, quasi tutti sposati… Tra i figli non sposati c’era appunto Samar, la donna che è stata uccisa. Samar era la cuoca della Casa della Suore di Madre Teresa. Entrambe, mamma e figlia, partecipavano a tutte le attività».

Il parroco ricorda che la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia di Gaza, seppur piccola numericamente, è molto attiva, con tanti gruppi. «Per esempio, Nahida faceva parte del gruppo della Confraternita delle donne, il gruppo Sant’Anna. Era molto attiva in questo gruppo e poi in tutte le attività alle quali partecipavano le famiglie, lei veniva con i figli, i nipoti… E Samar anche, Samar prendeva su di sé molti incarichi, ci aiutava ad organizzare tante attività, anche con i giovani e con lo stesso gruppo di Sant’Anna. Tutti, tutta quella famiglia, la famiglia Anton, sono molto legati alla chiesa, alla parrocchia. È un grande dolore».

Venga la pace su questa Terra santa

Romanelli invita ancora a levare preghiere: «Continuiamo a pregare affinché tutto ciò finisca, questa assurdità… Come abbiamo ripetuto tante volte, un mese di guerra, un’ora di guerra, un minuto di guerra, non fa altro che accrescere il numero di vittime, e non fa altro che privare le persone della pace, della vita quotidiana. Mi raccomando – conclude – chiediamo e chiedo a loro nome il conforto della Madonna Santissima, la fine della guerra e la pace su tutti, su Gerusalemme, la pace su tutti quegli abitanti di questa Terra Santa, sia in Palestina che in Israele».

Zuppi a Pizzaballa: garantire i diritti umani

I funerali delle due donne uccise nella parrocchia di Gaza – riferisce l’Ansa – si sono svolti «in un clima pieno di paura e tristezza. I parenti non hanno potuto raggiungere la chiesa per l’ultimo saluto». Due dei sette feriti avrebbero bisogno di una immediata ospedalizzazione perché sono «in pericolo di vita, ma la Croce Rossa non è in grado di trasferirli al più vicino ospedale perché il luogo è ancora circondato da cecchini ed è considerato troppo pericoloso».

Intanto, giunge al Patriarca cardinale Pierbattista Pizzaballa anche la telefonata di vicinanza e solidarietà da parte del Presidente dei vescovi italiani, cardinale Matteo Zuppi: «Auspichiamo che la comunità internazionale faccia ogni sforzo – le parole del capo della Cei – per arrivare a una soluzione che garantisca i diritti di tutti, a partire da quelli al cibo e alle cure per la comunità palestinese».

Continua il black-out

Intanto, continua il black-out delle comunicazioni telefoniche e dei servizi internet a Gaza in quello che, finora, è il periodo più prolungato dall’inizio della guerra. Le due compagnie principali della Striscia, Paltel e Jawall, hanno annunciato la fine dei servizi «a causa dell’aggressione» israeliana all’enclave palestinese lo scorso giovedì pomeriggio e da allora è scattata l’interruzione. Fonti Usa – citate dai media americani e riportate dall’Ansa – hanno sottolineato «l’estrema necessità» che il servizio sia ripristinato, anche alla luce del tentativo di Israele, hanno aggiunto, di ridurre le vittime civili.

 

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