Cari Fratelli e Sorelle musulmani,
anche quest’ anno è mia premura far pervenire a tutti voi gli auguri miei personali e dei cristiani della Diocesi di Milano per una fruttuosa conclusione del mese di Ramadan e un gioioso Id al-Fitr (testo inviato ai fedeli e ai responsabili delle circa 150 comunità musulmane presenti a Milano e nel territorio della Diocesi, ndr).
Come ha giustamente ricordato il messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, poter vivere questo periodo intensamente impegnati insieme nella preghiera – noi in occasione della Quaresima, voi del mese di Ramadan – è un dono che non dobbiamo sprecare: ci permette infatti di recuperare le energie spirituali necessarie per stare dentro l’attuale momento storico, cosi fortemente segnato dalla violenza, dai conflitti e da una sorta di impotente e cinica rassegnazione.
Lo scorso anno ricordavo ai fedeli ambrosiani come la guerra sia un dramma tremendo, un disastroso errore politico, un’assurdità per la coscienza e per il pensiero delle persone assennate. Eppure, a quanto pare, l’intollerabile è tollerato. Noi, figli e figlie di Dio, discepoli di Gesù, con ogni uomo e donna di buona volontà e di buon senso, dobbiamo rimanere uniti nel gridare: «Basta con la guerra!».
Le nostre religioni ci ricordano che siamo tutti figli di Abramo, che i credenti sono tutti fratelli: occorre fare di tale certezza un motivo di azione in favore della pace, affinché venga arginata la violenza, che può arrivare a intaccare anche i cuori di coloro che abitano lontano dai conflitti in atto.
Le nostre religioni ci ricordano che, per fermare l’odio e la guerra, l’arma migliore è la misericordia di Dio. Lasciamoci contagiare dal Suo perdono, per diventare fratelli universali: cosi domandava Papa Francesco nella lettera enciclica Fratelli tutti. Un messaggio di bontà universale che possiamo condividere e moltiplicare, affinché si spengano i focolai di guerra e di violenza, compresi gli ultimi appena accesi.
Ogni epoca della storia dell’umanità è stata purtroppo segnata da numerosi conflitti, molti dei quali sostenuti persino da motivazioni teologiche. Noi vogliamo invece impiegare le energie raccolte in questo mese di preghiera e, digiuno per educare alla pace: per proporre una visione del mondo, della storia, delle persone che ispiri a impegnarsi per la riconciliazione tra i popoli; che offra motivazioni convincenti a edificare coscienze e opere improntate alla fraternità.
Il dilagare del male e dell’odio tra gli uomini, reso manifesto dai combattimenti in corso, chiede a tutti i credenti di rafforzarsi in quella testimonianza di concordia e di solidarietà che le religioni sono in grado di offrire al inondo.
Impegniamoci dunque in tale alleanza per la pace e per la fratellanza. Verso di essa facciamo convergere i momenti di dialogo e di condivisione che in molti luoghi della Diocesi e delle terre ambrosiane – ne sono certo- già stanno fiorendo.
In atteggiamento di preghiera e di stima, vi saluto.


