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Dipendenze

Come cambiano le comunità terapeutiche

L’evoluzione delle strutture per tossicodipendenti a partire dagli anni Ottanta. Oggi le strutture sono accreditate e il personale formato per affrontare il policonsumo e l’arrivo di nuove sostanze. Se ne parla ne «Il Segno» di luglio/agosto

23 Agosto 2023
Foto Agenzia Fotogramma

Le comunità terapeutiche per i tossicodipendenti: come sono cambiate e come sono oggi? Il Segno di luglio/agosto se ne occupa nell’inchiesta: partendo dal caso della comunità-lager “Shalom” nel Bresciano (rivelato da Fanpage.it), dopo un breve excursus alle origini di queste strutture sviluppatesi negli anni Ottanta e Novanta, giunge a illustrare le odierne modalità di intervento delle realtà accreditate con l’ente pubblico.

Le comunità oggi devono far fronte a un cambio di consumo, che si presenta come un mix di sostanze (unite ad alcol e psicofarmaci), e a utenti che arrivano in condizioni molto peggiori dei decenni scorsi, quasi “all’ultimo stadio”, spesso con complicanze psichiatriche. Rispetto agli anni passati le comunità cercano di offrire un servizio più competente e scientifico: ne parlano, come operatori, Riccardo De Facci (presidente della cooperativa Lotta contro l’emarginazione di Sesto San Giovanni e, dal 2018 al 2022, del Cnca); Alberto Barni (di Comunità Nuova di Milano e presidente del Coordinamento enti autorizzati accreditati Lombardia – Ceal); Giovanni Gaiera (medico di malattie infettive e responsabile della Comunità Cascina Contina di Merate).

Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr, chiarisce il problema del “policonsumo” e racconta l’evoluzione degli stupefacenti, soffermandosi in particolare sulle Nps (Novel psychoactive substances), le sostanze più sfuggenti perché nate dalla manipolazione di alcuni composti chimici legali e quindi non ancora catalogate ufficialmente.

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