Sergio Malacrida presenta il progetto nato dalla collaborazione con Caritas Italiana, Ipsia-Acli e Caritas Valjevo al Centro di transito di Bogovadja, dove 250 persone attendono il permesso delle autorità ungheresi per entrare nell’Ue

Sergio Malacrida
Sergio Malacrida

Sabato 16 settembre (dalle 11) a Bogovadja, località a 70 chilometri da Belgrado, sarà inaugurato il “Social Cafè #RefugeesWelcome”, spazio di incontro per gli ospiti del Centro di transito per richiedenti asilo. «Luogo di aggregazione, che va oltre la risposta all’emergenza, il Social Cafè permette il riconoscimento della persona nella sua dignità, attraverso la valorizzazione delle proprie capacità e competenze», racconta Sergio Malacrida, responsabile per l’Europa orientale di Caritas Ambrosiana, che si trova in Serbia per partecipare al taglio del nastro.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Caritas Ambrosiana, Ipsia (ong delle Alci), Caritas Italiana e Caritas Valjevo che dall’ottobre 2016 lavorano, con uno staff di operatori locali e internazionali, nel centro di transito per richiedenti asilo di Bogovadja per offrire supporto psicologico e attività educative, culturali e di animazione agli ospiti: bambini, adolescenti, donne, famiglie.

«L’idea di aprire un Social Cafè – una stanza ristrutturata da Ipsia e Caritas all’interno della sede del centro di Bogovadja, ma situata in un edificio separato – risponde a un bisogno espresso dagli ospiti del centro. Vuole essere uno spazio di aggregazione e di informalità, di rottura dalla routine quotidiana, dal trascorrere sempre uguale del tempo, scandito dalla distribuzione dei kit, dalle registrazioni, dalle visite sanitarie o dagli iter burocratici» afferma Mauro Montalbetti, presidente di Ipsia- Acli.

Nel Social Cafè si terranno attività legate soprattutto all’educazione non formale e all’apprendimento, come corsi di informatica e di lingue, percorsi di orientamento lavorativo e di formazione professionale, con lo scopo di intercettare le diverse esigenze di apprendimento, ma anche di incoraggiare i primi passi verso l’integrazione in Europa. Lo spazio dispone di postazioni informatiche e di un’area bar, che permetta agli ospiti del centro di bere un caffè o un tè mentre partecipano alle attività.

«Questo progetto si inserisce nel quadro più ampio di proposte promosse da Caritas Ambrosiana nell’anno pastorale 2016 attraverso l’iniziativa “Sconfinati – Il diritto di rimanere nella propria terra” – spiega ancora Malacrida -. E fa parte del progetto di interventi psico-sociali realizzati da Ipsia nei campi profughi in Serbia, da maggio 2015 alle prese con una crisi migratoria senza precedenti».

Nel 2015 e fino a marzo 2016, oltre 920 mila migranti hanno attraversato il Paese cercando di raggiungere l’Ungheria e l’Austria. Oggi più di 4mila persone sono in attesa di un permesso dalle autorità ungheresi per entrare nell’Unione Europea, oppure alla ricerca di un modo per varcare illegalmente il confine. La maggior parte dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti è ospitata in 18 centri di accoglienza governativi, tra questi il centro di Bogovadja che ospita circa 250 persone. Secondo gli ultimi dati complessivi, il 43% è costituito da minori, il 14% da donne e il 43% da uomini adulti, e provengono in maggioranza da Afghanistan (66%), Iraq (11%), Siria (5%) e Pakistan (9%).

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