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Intervista

Buonaiuto: «Soul, un arazzo culturale che indaga sull’umano»

Uno dei curatori del Festival di spiritualità spiega le motivazioni che hanno portato alla scelta del tema 2026 («Mistero, il canto del mondo») e illustra le principali novità della terza edizione

di Annamaria BRACCINI

3 Marzo 2026
due giovani che leggono la presentazione di soul

«Credo ci sia un filo rosso che lega il tema di questa III edizione alle due precedenti, nelle quali abbiamo sempre parlato di una sorta di sbilanciamento che ci porti un poco oltre i confini del nostro vivere quotidiano. Il primo anno parlammo di meraviglia, quindi della capacità di fermarci per guardare con occhi diversi ciò che abbiamo davanti. Poi, l’anno scorso, ci siamo concentrati sul tema della fiducia e della possibilità di affidarsi agli altri. Quest’anno il mistero è forse l’emblema dello sbilanciamento per eccellenza, dell’affaccio su un oltre che è per noi imprendibile, a meno che sia lui stesso a volerci venire incontro. Il mistero non è afferrabile e non lo possiamo governare». Armando Buonaiuto, promotore di eventi culturali, uno dei quattro membri del Comitato curatoriale di «Soul Festival di Spiritualità Milano», spiega così la scelta del tema «Mistero, il canto del mondo» dell’edizione 2026 della fortunatissima kermesse.

Per quanto tempo avete lavorato a questa terza edizione, che conta 70 eventi molto diversi tra loro?
Appena finisce un’edizione cominciamo a confrontarci sul tema di quella successiva e spesso si tratta di qualcosa che è rimasto sospeso nel Festival appena concluso, che si è sfiorato e si desidera riprendere, approfondire ulteriormente per continuare un percorso. Quindi, lavoriamo per quasi un anno, anche perché è un impegno nel quale bisogna prendersi delle pause affinché intuizioni germoglino e i pensieri vengano alla luce.

Un Festival diffuso in città è una scelta precisa?
Assolutamente sì. L’intenzione è creare una sorta di “arazzo culturale” in cui tante realtà diverse dialoghino con un fine comune: l’indagine dell’umano e di ciò che c’è di più umano nell’uomo. È bello che la città sia non soltanto un contenitore, ma abbia un ruolo attivo come un cuore pulsante.  

Armando Bonaiuto (foto Andrea Cherchi)
Armando Bonaiuto (foto Andrea Cherchi)

Quali sono le principali novità di quest’anno?
Anzitutto, il diffondersi sul territorio con collaborazioni che vanno crescendo. Quest’anno, per esempio, abbiamo una sezione cinematografica all’Anteo Palazzo del Cinema, con una serie di proiezioni da La Chimera di Alice Rohrwacher a Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders: entrambi capolavori scelti per il loro legame evidente con il mistero. Abbiamo, poi, la collaborazione con il Piccolo Teatro che, in questa edizione, registra un intreccio speciale: occasioni di riflessione collettiva all’interno del Festival. Abbiamo guardato agli spettacoli in programma a marzo nelle loro sale e ne abbiamo tratto alcuni temi, per farne ulteriore occasione di riflessione. Per esempio, la tradizionale meditazione mattutina sulle Terrazze del Duomo si collegherà alla messa in scena della versione teatrale del capolavoro di Vittorio De Sica Miracolo a Milano, dedicando la meditazione stessa ai miracoli del quotidiano. Inoltre, l’Antigone, in calendario al Piccolo, ci ha suggerito una riflessione interreligiosa sul tema della morte. Senza dimenticare, a proposito di nuove collaborazioni e nuovi spazi, il ridotto del Teatro alla Scala “Arturo Toscanini”, dove il teologo Pierangelo Sequeri e il pianista Antonio Ballista si concentreranno sul musicista Olivier Messiaen. In Facoltà teologica – anch’essa una nuova sede del Festival – si parlerà invece di Dio, per domandarsi se si tratti ormai di un nome svuotato di senso, prossimo a scomparire dal nostro vocabolario quotidiano. Su questo si confronteranno la saggista Teresa Bartolomei, che arriverà appositamente dal Portogallo, il filosofo Elio Franzini e il teologo don Alberto Cozzi, con la moderazione di monsignor Luca Bressan, uno dei co-curatori di “Soul”.

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