Si potrebbero chiamare le 5 Giornate di Milano, dal 18 al 22 marzo, che tuttavia, in questo 2026, vedono come protagonista non le barricate, ma il mistero. Torna, infatti, nella sua terza edizione, “Soul Festival di Spiritualità Milano”, la fortunatissima iniziativa promossa dall’Università Cattolica e dall’Arcidiocesi con il patrocinio del Comune di Milano che ha ospitato la Conferenza stampa di presentazione della kermesse nella prestigiosa Sala dell’Orologio di Palazzo Marino. Tra i convenuti, l’Arcivescovo e il rettore dell’Ateneo Elena Beccalli che hanno preso la parola dopo l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi. «Soul rappresenta per Milano un’occasione preziosa di incontro e di riflessione condivisa. Fermarsi a interrogare il mistero significa riconoscere il valore del pensiero, del dialogo e della ricerca interiore come parti essenziali della vita pubblica», ha detto Sacchi.

«Il mistero di cui abbiamo bisogno»
«Il silenzio è una pratica dimenticata, la follia che insidia la città è l’aggressività, la frenesia che divora gli uomini dentro un meccanismo inarrestabile, la diseguaglianza che non riesce a sentire la responsabilità. C’è, allora, bisogno di silenzio perché la città non sia quella della chiacchiera, della banalità, del disturbo reciproco. E di poesia ha bisogno Milano per non diventare una città raccontata solo con numeri e statistiche come se si potesse contare la vita delle persone con le loro speranze e la loro felicità», ha scandito, nella sua riflessione, il vescovo Mario.
«Milano ha bisogno di mistero per non diventare una città disperata. Queste 4 parole dicono delle intenzioni che hanno mosso gli organizzatori a fare dono alla città di questo Festival. Il mistero può essere raccontato attraverso tante voci, con il silenzio, la poesia, la musica che sono percorsi raccomandabili per arrivarvi. Ma il mistero deve essere distinto dall’enigma, una situazione che non si può capire come il male e le passioni disordinate che portano a odiarsi, come il prepotente. Invece – ha proseguito monsignor Delpini -, noi parliamo del mistero che è il fascino della verità che si dispone a rivelarsi e che, quindi, chiede un percorso, che è come un desiderio, l’annuncio di una rivelazione. Noi cristiani viviamo nel mistero che Dio si riveli, che la storia racconti la vocazione delle persone alla speranza. Ringrazio del desiderio di fare un dono alla città come un invito da accogliere e non come uno spettacolo da guardare perché siamo in attesa della rivelazione di essere insieme, come città, come paese, come persone. È un offrire qualcosa di cui abbiamo bisogno per non diventare pazzi, per non essere assordati dal rumore, per non ridurre tutto a numeri».

Il Festival
E, dunque, mistero sarà, dal 18 al 22 marzo, attraverso i 70 appuntamenti diffusi in città, tra lecture e dialoghi, reading e performance, cene monastiche ben 2 al Refettorio ambrosiano), esercizi spirituali, laboratori, esperienze meditative, eventi dedicati dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle arti. Senza dimenticare Soul Young per gli under 30, e da quest’anno, anche il cinema e nuove location, quali, in primis, il Teatro alla Scala e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale con i suoi splendidi chiostri.
E il tutto reso possibile grazie a un collaudato Comitato curatoriale, composto da monsignor Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola (che sono anch’essi intervenuti) e da molti partner – tra cui Intesa San Paolo, Humanitas University, Edison -. presenti alla Conferenza stampa.
100 i protagonisti d’eccezione coinvolti nella III edizione del Festival come lo scrittore Javier Cercas, che aprirà Soul, presso l’Aula Magna della “Cattolica” con l’incontro dal titolo “Senza alcun dubbio”, mentre la chiusura sarà affidata a Mariangela Gualtieri che, al Piccolo Teatro Strehler, proporrà il rito sonoro “Un niente più grande”. Molti gli eventi legati alla dimensione di fede, come ha sottolineato monsignor Bressan: solo per citarne due: l’alba sulle Terrazze del Duomo con il vescovo Mario e l’incontro con l’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco in occasione dei 30 anni dell’uccisione dei 7 monaci di Tibhirine.
«Siamo un’istituzione fortemente radicata nella città e capace di animarla con i valori che sono propri di Milano», ha spiegato la rettore Beccalli che ha ricordato l’appello a farsi avanti «che monsignor Delpini ci ha rivolto con il Discorso alla Città 2025 e per cui ci siamo fatti avanti come Università. Il tema che i curatori hanno messo al cuore di Soul, il mistero, è davvero sfidante perché significa entrare in una dimensione nuova e diversa. Siamo immersi in un mistero che ci chiede di cambiare logica, di aprirci allo stupore, all’umiltà, all’inquietudine creativa. E in questo ritroviamo un tratto essenziale della missione di un’Università che deve suscitare domande di senso senza accontentarsi di risposte banali».





