Quella di San Francesco al Fopponino è una delle chiese contemporanee più note di Milano. A darle fama, senza dubbio, il suo illustre progettista, che è Gio Ponti, architetto e designer italiano tra i più importanti a livello internazionale.
Le forme sono essenziali, geometriche, tipiche della ricerca stilistica di Gio Ponti, che ha voluto occuparsi dell’edificio nella sua interezza: dalla struttura portante alle maniglie delle porte. Ispirandosi tuttavia, secondo la sua sensibilità, alla tradizione del passato, rielaborata in forme nuove. San Francesco al Fopponino, infatti, a ben osservarla, è una riproposizione in chiave novecentesca dell’architettura gotica: a cominciare dalla facciata a vento, tipica della cultura lombarda, per continuare nella sobria armonia dell’interno, che sembra riprendere l’atmosfera della basilica superiore di San Francesco ad Assisi.
Anche questa chiesa milanese, del resto, ha il suo Giotto. Si chiama Francesco Tabusso, e tra il 1975 e il 1984 ha riempito di colori le pareti della parrocchiale del Fopponino, illustrando le storie del Poverello d’Assisi. Un ciclo di dipinti che, per ampiezza e originalità, per molti versi appare come una delle avventure più sorprendenti dell’arte sacra del secondo Novecento italiano.
La pala dell’altare maggiore è fenomenale, anche solo per le dimensioni, dato che la tela misura ben dodici metri d’altezza per otto di base, per circa cento metri quadri di superficie.
Fu Gio Ponti stesso a suggerire che la pala avesse la forma di un libro aperto. Tabusso pone al centro il Poverello d’Assisi, a piedi nudi, con gli uccelli che gli si posano sulle mani, l’aria trasognata, la ferita delle stimmate sul costato. Accanto a lui santa Chiara, che lo guarda amorevolmente. Figure che quasi vengono assorbite dall’ambiente attorno: piante, cespugli, animali, il vento che agita le foglie, il tramonto che colora l’orizzonte… Il tutto dipinto con attenzione certosina ai dettagli, petalo per petalo, piuma per piuma. Non un inno panteista, ma davvero una delle più belle trasposizioni artistiche del Cantico delle creature.
I versetti della Preghiera semplice di san Francesco costituiscono poi i temi degli otto trittici che Tabusso realizza negli anni successivi, nella forma voluta sempre da Gio Ponti, con le scene suggerite dall’allora parroco don Italo Pagani, ispirate agli episodi cruciali della vita del santo. Un insieme commovente e delicato, di forte espressività, ma anche di candida tenerezza: proprio come sarebbe piaciuto al Poverello d’Assisi.



