Rubrica

Arte, Storia & Cultura

Sirio 20 -25 maggio 2024
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Capolavoro

L’Assunta di Lucio Fontana, poesia infinita

L'opera fu ideata dal maestro dei "tagli" per il Duomo di Milano nel 1955, ma non venne mai realizzata in marmo. Il modello in gesso, bellissimo, è oggi conservato al Museo diocesano di Milano, dove si possono ammirare altri lavori d'arte sacra del celebre artista

di Luca FRIGERIO

14 Agosto 2023

Il volto è di una bellezza botticelliana. Le mani alzate al petto, con le dita divaricate, come in un fremito. I piedi sulle punte, come flessi nello slancio. È lo splendore dell’umanità di Maria, preservata anche nella morte, perché quella carne santa non ne vedesse la corruzione. Ma il resto del suo corpo pare già trasformarsi in altro: fuso, più che velato, nel manto che l’avvolge, che non è più solo tessuto, che non è più solo pelle, ma materia magmatica, solida eppure fluente, impalpabile come l’aria, vitale come il respiro. Atomi di universo, polvere di stelle, frammenti di un mondo al quale tutti noi apparteniamo, creato dall’onnipotente Creatore e del quale, lei, la Vergine, la Madre di Dio, è la regina e il vertice immacolato. E per questo ora è assunta in cielo davanti ai nostri occhi. Finito e infinito, insieme.

Lui, l’autore di quest’opera straordinaria, è quello dei “tagli”: Lucio Fontana. Geniale, provocatorio, dirompente. Acclamato come il rinnovatore dell’arte contemporanea, quanto accusato di averla definitivamente distrutta. Per le sue tele lacerate, per i suoi buchi che attraversano le superfici, per i suoi grumi d’argilla. Ma che lo si ami o meno, quel che è certo è che Fontana è stato uno degli artisti più celebri e importanti del ventesimo secolo.

Il concorso per il Duomo di Milano

Meno nota, semmai, almeno a livello di opinione generale, è la sua produzione artistica a tema sacro: anche se è stata tutt’altro che occasionale, e anzi espressione di un lungo e continuo cammino di ricerca.

Come rivela, appunto, questa straordinaria pala dell’Assunta: sebbene sia “soltanto” un bozzetto al vero (quindi alto oltre tre metri), di gesso, attualmente esposta al Museo Diocesano di Milano.

Lucio Fontana la realizza nel 1955 in occasione di un concorso che era stato bandito dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano cinque anni prima, quando papa Pio XII aveva proclamato il dogma dell’Assunzione di Maria alla gloria celeste. Ma l’altorilievo, progettato in marmo e destinato a un altare di una navata laterale della cattedrale, pur essendo stato approvato dopo la presentazione di un modelletto in scala ridotta, non fu mai realizzato.

Certamente dispiace non vedere oggi questa pala tra le volte del Duomo, del quale avrebbe potuto diventare una delle mete più attrattive (anche se forse più per i turisti che per i fedeli: ma non è detto…).

Anche così, tuttavia, anche in questo gesso fragile e pastoso, anzi, forse proprio per questa sua sostanza più grezza e malleabile (che ricorda la terra con la quale fu impastato il primo uomo, Adamo), l’opera rivela la sua stupefacente qualità plastica, pervasa da un forte dinamismo che fa vibrare la figura della Vergine e si riverbera nello spazio attorno, fino a raggiungere e coinvolgere lo spettatore.

La Pietà, in basso

Spettatore che, con una certa sorpresa, quando finalmente guarda in basso (perché gli occhi, spontaneamente, sono subito attirati dalla figura possente, e insieme leggiadra, della Vergine), là dove di solito, nell’Assunzione, c’è una tomba vuota circondata dagli apostoli, scopre invece due solitarie figure, di dimensioni più piccole, come colte in lontananza e sullo sfondo. Come in effetti è: ma di tempo, più che di spazio.

Si tratta di una Deposizione. Con il corpo di Cristo, schiodato dalla Croce, che giace per terra, la testa appoggiata alle ginocchia di Maria, che già stende il velo sul cadavere del figlio: come a volerlo proteggere almeno dopo la morte, non essendoci riuscita mentre era vivo; come a volerlo preservare da altri sguardi di umana cattiveria, di morbosa curiosità, di quanti sono attirati, come mosche, dal sangue versato e dalla sofferenza degli altri.

E proprio perché questo Compianto è ridotto a due soli personaggi, Gesù e sua madre, esso appare davvero come una Pietà. Con Maria che è restata sola con il suo dolore che nessuno può consolare; con quella lama che le ha trafitto il cuore, come Simeone le aveva predetto fin dalla presentazione al Tempio, trentatré anni prima. E ancora una volta culla il suo bambino, mormorandogli quelle dolci parole che nel sonno lui non sentiva, ma che facevano tanto bene ad entrambi.

Ecco, mentre sale al cielo l’Assunta di Lucio Fontana sembra allontanarsi da tutto questo, ma è come se non potesse, come se non volesse dimenticarlo: ricordo forse remoto, ma in lei sempre presente, nonostante la certezza della risurrezione. E per questo l’abbraccio che fra pochissimo stringerà con il suo, con il nostro Gesù ritrovato, sarà ancora più forte e più bello.

I famigerati “tagli” sulla tela arriveranno da lì a poco, nel 1958. Ma, a ben vedere, c’era già tutto in quel gesso plasmato dell’Assunta. Un vigore plastico e una vibrazione luministica capaci di animare la materia. Anzi, di andare oltre la materia stessa, come per liberarla di quella forza interiore che spinge fuori, in un’ansia di infinito che anela al Mistero. «Tutti hanno creduto che io volessi distruggere – confidò Lucio Fontana poco prima di morire -. Ma non è vero: io ho voluto costruire».