Ormai è uno degli eventi natalizi più attesi: l’esposizione del settecentesco presepe di carta di Francesco Londonio al Museo diocesano di Milano. Un capolavoro raro e prezioso, anche per la fragilità del materiale con cui è realizzato, generosamente donato nel 2017 dall’ultima proprietaria, Anna Maria Bagatti Valsecchi, e da allora regolarmente messo in mostra ai Chiostri di Sant’Eustorgio, dall’Avvento a dopo l’Epifania: anche quest’anno, infatti, potrà essere ammirato fino al prossimo 25 gennaio (per informazioni: www.chiostrisanteustorgio.it ).
Questa nuova occasione, tuttavia, è particolarmente significativa, perché l’artistico presepe si presenta arricchito di tre nuove figure e di due quinte sceniche, giunte al Museo diocesano grazie a una nuova donazione, quella di Raffaello Pini, e restaurate per l’occasione.
Il presepe realizzato con figure di carta è una tipica tradizione ambrosiana, ma proprio per la sua deperibilità ben pochi esemplari dei secoli scorsi sono giunti fino a noi. Quello oggi al Museo diocesano spicca per la qualità altissima della sua fattura, ma anche per la sua vastità, composto com’è da una sessantina di figure dipinte su cartoncini sagomati, alte fra i trenta e i sessanta centimetri, che costituivano almeno tre nuclei diversi. Un presepe «principesco», insomma, realizzato per una delle famiglie più in vista della Milano del Settecento, i Mellerio, nella loro villa del Gernetto a Lesmo.
Nato a Milano nel 1723, Londonio è stato artista di talento, formatosi alla scuola dei maestri lombardi e affascinato dalle opere del Correggio, che si recò a studiare a Parma. Tuttavia fu l’incontro con la pittura del nord Europa, a determinare una svolta negli interessi del nostro pittore, che si specializzò nella rappresentazione di ambienti naturali e della civiltà contadina, con particolare attenzione a quegli animali domestici che caratterizzavano buona parte dell’economia rurale lombarda.
Londonio si concentrò infatti sul contesto agreste, rappresentandolo però con tono idilliaco, più che con sguardo verista: quasi alla ricerca, insomma, dell’Arcadia «perduta».
Del resto era un uomo di spirito: un vulcano di idee, di carattere bonario e di mente creativa. Diede vita infatti al «Teatro dei foghetti», una sorta di spettacolo itinerante che, grazie all’uso di lanterne, sagome e speciali effetti luminosi (i «fuochetti», appunto) può essere considerato antesignano del cinema d’animazione.
Alla Pinacoteca di Brera e all’Ambrosiana sono raccolte numerose opere di Londonio. Anche se la sua creazione più nota resta il grande presepe della chiesa milanese di San Marco, in questi giorni esposto all’ammirazione dei turisti e dei fedeli. Che insieme al presepe domestico, e pur sempre monumentale, del Gernetto al Museo diocesano ci immerge nell’atmosfera struggente di Natali lontani, sempre presenti.



