A causa dell’innalzamento del numero dei positivi, per contrastare la diffusione del contagio i laboratori di formazione verranno svolti in modalità ONLINE. Occorre comunque iscriversi entro il 26 gennaio

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Dopo lo scorso novembre riproponiamo in un’altra parte della nostra diocesi due incontri formativi per gli operatori delle comunità educante perché aiutino le famiglie con figli disabili a sentirsi sempre più profondamente parte del corpo della Chiesa.

Sabato 29 gennaio e 5 febbraio 2022, dalle ore 9.30 alle 12.30

ATTENZIONE. A causa dell’innalzamento del numero dei positivi, per contrastare la diffusione del contagio i laboratori di formazione verranno svolti in modalità ONLINE. Venerdì 28 gennaio verrà inviata a tutti gli iscritti una email contenente il link di google meet per il collegamento ad entrambi i laboratori. Occorre comunque effettuare l’iscrizione online, cliccando QUI entro mercoledì 26 gennaio.

Si tratta di un corso che prevede la partecipazione a entrambi i laboratori e non semplicemente a uno solo dei due. In allegato è possibile leggere i contenuti e gli obiettivi di ogni singolo laboratorio.

Abbiamo chiesto a qualche partecipante di novembre di inviarci delle loro semplici considerazioni, al termine dei due laboratori, con la speranza che le loro parole possano attrarre la curiosità e accendere il desiderio di iscriversi di chi ancora non ha avuto modo di frequentarli. Riportiamo di seguito alcuni passaggi delle riflessioni raccolte.

Il laboratorio mi ha permesso di avere uno sguardo nuovo sull’inclusione di tutte le persone con fragilità. Una cosa importante è cogliere non solo la disabilità ma il vedere le loro potenzialità. Capire che ognuno di noi può contribuire a rendere più bello la realtà in cui viviamo. (Attilia)

Uno degli aspetti di queste giornate che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere è stato “l’esperimento” proposto nel primo incontro. È stato sicuramente un modo per scoprire che ci si può fidare e affidare all’altro nonostante sembri tanto difficile, nonostante le proprie fragilità, nonostante gli ostacoli; l’altro che, nello stesso momento, parla di sè, accogliendo e lasciandosi accogliere, creando un rapporto, seppur breve, di fiducia, di condivisione e non di mero “assistenzialismo”: ognuno è “protagonista” e dà il suo contributo, ognuno si “prende cura dell’altro”, ascoltandolo o guidandolo. È stato bello, e per nulla scontato, incontrare la “mia compagna” il sabato successivo! (Elisa)

Alla luce del video in occasione del secondo incontro mi ha colpito vedere come una dei protagonisti (una bimba di 6-7 anni) fosse ancora indenne dai numerosi preconcetti che ostacolano il rapporto delle persone adulte con la disabilità. Non vede il disabile come qualcuno che la blocca, con cui non sa che cosa fare, come comportarsi, ma si avvicina e si rapporta cercando tutti i punti in comune, evidenziando quello che il compagno sa fare e cogliendo da questi “sa fare” gli spunti per creare una relazione. Gli adulti invece spesso si sentono incapaci, handicappati loro stessi di fronte al disabile, preferiscono girare lo sguardo dall’altra parte e magari fare finta di non vederlo, non per cattiveria, ma proprio perchè non sanno come fare, cosa dirgli, di cosa parlargli e quindi non ci provano. (Maria Chiara)

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