Dalla settimana per le malattie rare a Sesto Calende una Messa partecipata e inclusiva che mostra come la presenza dei più fragili possa diventare lievito nella vita della Chiesa
Consulta diocesana Comunità cristiana e disabilità – O tutti o nessuno

Si è conclusa il primo Marzo a Sesto Calende, con la Messa domenicale, la settimana di iniziative organizzate in occasione della giornata mondiale delle malattie rare, che quest’anno cadeva il 28 febbraio.
La sinergia tra l’associazione “Amici di Tommy e Cecilia” di Sesto Calende, capofila da sempre dell’iniziativa, la comunità cristiana e la sua scuola Centro Studi Angelo Dell’Acqua, diverse associazioni del territorio ed i sindaci di Sesto Calende, Castelletto Ticino e Angera, ha portato a vivere un’esperienza celebrativa estremamente coinvolgente e interessante per vari aspetti.
Negli ultimi due anni abbiamo pensato di chiedere alla comunità parrocchiale la possibilità di celebrare questa giornata non soltanto come sensibilizzazione verso delle patologie, bensì come occasione per rendere le persone con una malattia rara oppure persone con disabilità partecipi in modo attivo della stessa liturgia.
Molti sono stati i segni fortemente simbolici che hanno reso visibile e tangibile l’esperienza inclusiva; tra questi, un gruppo di volontari all’esterno della Chiesa per accogliere (includere, appunto) i fedeli e aiutare chi ne aveva necessità, la processione con i chierichetti e i celebranti dove la luce dei cantari era portata da due ragazzi ciechi, le letture proclamate da persone con disabilità fisica e cognitiva, un canto eseguito dal coretto dei bambini il LIS (Lingua Italiana dei Segni) etc.

La bellezza dell’Eucaristia vissuta, la sua partecipazione numerosa ma soprattutto attiva da parte di tutti i fedeli apre ad alcune piccole riflessioni che meritano l’approfondimento che la Chiesa sta dedicando a queste tematiche ormai da molto tempo.
L’Ordinamento Generale del Messale recita che “Quando il Popolo è radunato…inizia la liturgia”; non lascia forse intendere che la liturgia è vera, espressione reale del Regno di Dio su questa terra, quando si verifica questa condizione: “tutto il popolo”?
“Un’attenzione particolare deve essere riservata ai disabili; là dove la loro condizione lo permette, la comunità cristiana deve favorire la loro partecipazione alla celebrazione nel luogo di culto” (Sacramentum Caritatis 58)
La possibilità per i più fragili di poter essere partecipi alle nostre liturgie diventa dunque non soltanto una “delicatezza” in più, bensì una fonte viva a cui la celebrazione attinge.
Interessante come la forza, la vitalità e il vigore che sempre più vanno scemando in vari ambiti della vita di Chiesa, sembrano germogliare dal coinvolgimento attivo di persone fragili.
Dall’altra parte è estremamente importante non correre il rischio che celebrazioni come questa restino eccezioni, dando adito a diventare occasioni di compassione o addirittura di spettacolo.
Le persone con disabilità non hanno alcuni spazi loro riservati in cui fare vedere che ci sono; il loro spazio è la vita, a maggior ragione quella liturgica. Questo vale per tutti ed è importante che valga per tutti.
Per questo diversi organismi nella Chiesa, come la Consulta Diocesana Comunità Cristiana e Disabilità, propongono l’immagine del lievito nella pasta; un lievito buono che pian piano possa abitare e far crescere tutto l’impasto.
È bello allora concludere con il ringraziamento alle associazioni presenti insieme alla comunità pastorale Sant’Agostino di Sesto Calende, perché segno vivo di quella rete che contribuisce a fare lievitare la pasta.