Testimonianza del responsabile sulla prima esperienza di questo tipo in città

di Marco ONETA
Responsabile Comunità pastorale “Ascensione del Signore”

Monza

“Ascensione del Signore”. È il nome della prima comunità pastorale sorta da pochi mesi nella città di Monza. Non a caso la prima, perché le tre parrocchie che la costituiscono hanno alla spalle una lunga storia comune fino a tempi relativamente recenti: negli anni Settanta dalla parrocchia di San Biagio era stata generata quella di San Pio X e negli anni Ottanta la comunità di Santa Gemma. Ovviamente in questi anni ogni parrocchia ha assunto caratteristiche proprie, ma ancora oggi molti ricordano gli anni nei quali appartenevano a una sola comunità, in un territorio che si può ben identificare in quanto corrisponde a una delle cinque circoscrizioni del Comune di Monza.
Perché la scelta di questa dedica al mistero dell’Ascensione? Al di là dell’importanza teologica di questo mistero, è sembrato opportuno non aggiungere un altro santo ai tre patroni che sono molto cari ai fedeli delle tre parrocchie. Al tempo stesso è emerso anche un desiderio di originalità, o meglio di più facile identificazione, se è vero che nessuna parrocchia o comunità pastorale della diocesi di Milano è intitolata all’Ascensione.
Soprattutto però ci è parso che l’episodio narrato negli Atti dall’evangelista Luca riesca a fotografare nel modo migliore i sentimenti, le paure e le speranze che stiamo vivendo in questo momento pastorale. Innanzitutto il clima di incertezza, che si riflette nella domanda dei discepoli: «Signore è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Sappiamo tutti che in questi anni le comunità cristiane stanno cambiando, il fenomeno della secolarizzazione è molto ampio anche in una città dalle forti tradizioni cristiane come Monza: quale sarà il volto della Chiesa nei prossimi anni, quali le scelte da attuare perché il Vangelo continui a essere accolto e vissuto dalla nostra gente?
«Mi sarete testimoni». Questa è la risposta del Signore alle domande dei suoi discepoli: è quell’invito alla missionarietà, che il nostro Arcivescovo continua a ripetere in ogni occasione. Non esiste altra ricetta se non uno slancio di testimonianza che coinvolga tutti i membri del popolo di Dio; una testimonianza oggi richiesta soprattutto ai laici e alle famiglie.
Dopo il distacco del Signore dalla terra i discepoli continuano a fissare i loro occhi al cielo, esprimendo così la loro difficoltà ad avviare un percorso nuovo: è la difficoltà che oggi nelle parrocchie molti vivono nell’intraprendere i nuovi itinerari delle comunità pastorali. È il timore che le nuove aggregazioni comportino la perdita di un certo tipo di relazione pastorale e delle proprie tradizioni educative, senza che si possano raccogliere frutti immediati; fissare gli occhi al cielo esprime dunque il tentativo di rimanere aggrappati al passato, la paura di ciò che è nuovo.
Ma l’icona dell’Ascensione contiene già la promessa dello Spirito Santo, la sola forza che spinge a superare resistenze e paure. Per la nostra città di Monza e per l’intera diocesi deve essere questo il momento di una grande e intensa invocazione allo Spirito: dobbiamo essere consapevoli che le nostre strategie, i nostri progetti sono certamente necessari ma solo se intesi come strumenti di quello Spirito che non viene meno alla Chiesa in nessun momento della storia e che nei passaggi più difficili si rivela sempre capace di grande varietà e fantasia, suscitando nel popolo di Dio nuovi carismi e percorsi di santità.

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