Sarà presentato in anteprima giovedì 23 settembre al Museo diocesano di Milano, nell'ambito del convegno "Un Evangeliario contemporaneo per le Chiese in Italia". Ne parla il regista Valerio Marchesini

di Filippo MAGNI

L’Evangeliario di Teodolinda (603, San Giovanni Battista, Monza)

«Abbiamo utilizzato un mezzo e un linguaggio familiare a ogni persona per spiegare uno strumento sconosciuto a quasi tutti i laici». Valerio Marchesini spiega in questo modo il documentario sull’uso liturgico dell’Evangeliario di cui è regista. Il cortometraggio (della durata di 15 minuti) sarà proiettato in anteprima giovedì 23 settembre, alle 18.15, al Museo diocesano di Milano, nell’ambito del convegno “Un Evangeliario contemporaneo per le Chiese in Italia”.
«Lo stile del filmato – precisa il regista – è di tipo documentaristico, con un linguaggio dal sapore televisivo e grande attenzione alla fotografia». Due, in particolare, gli scogli affrontati nel realizzare il documentario, aggiunge Marchesini: «Innanzitutto il fatto che le interviste e i commenti sono di “tecnici”, cioè persone molto preparate sull’argomento alle quali ho chiesto di utilizzare terminologie quanto più immediate e comprensibili a tutti. L’obiettivo credo sia stato raggiunto». Per essere ancora più chiaro, svela il regista, «ho preferito non documentarmi prima sull’Evangeliario, così da scoprirlo anche io man mano che le riprese proseguivano, chiarendo tutte le domande che anche io mi ponevo di fronte a tale strumento».
La seconda difficoltà incontrata, precisa, «è stata trattare un oggetto terreno, un libro, che ha un contenuto alto, la Parola di Dio che le comunità cristiane ascoltano ogni domenica». La lunga esperienza di Marchesini nel programma tv A sua immagine e come collaboratore del Centro televisivo vaticano hanno contribuito a superare anche tale scoglio.
Il documentario affronta l’utilizzo dell’Evangeliario in ambito liturgico attraverso spiegazioni, interviste, approfondimenti, immagini. «In particolare – confessa il regista – mi è rimasta impressa in mente in modo indelebile la ripresa dell’Evangeliario di Teodolinda (realizzato nel VII secolo e conservato nel Museo del Duomo di Monza), dalla splendida legatura d’oro con pietre incastonate». Al di là dello sfarzo, aggiunge poi Marchesini, «ciò che davvero commuove è il contenuto. Vedere di persona pergamene così antiche e preziose è emozionante. Non vorrei sembrare troppo poetico, ma quelle pagine sembrano parlare, raccontano la storia che si portano dietro da secoli».

Il filmato

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