«In particolare saluto i ragazzi dell’Arcidiocesi di Milano». Durante il benvenuto ai pellegrini di lingua italiana al termine dell’Udienza generale di oggi, queste parole di papa Leone XIV scatenano il boato gioioso dei 4000 preadolescenti ambrosiani giunti in Vaticano per il tradizionale pellegrinaggio post-pasquale. Sono a Roma, ha proseguito il Pontefice, «per coronare il loro cammino di formazione catechetica mediante la Professione di fede presso le Tombe degli Apostoli».
Soddisfazione per la tregua
Esprime «soddisfazione», il Papa, per l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di estendere a due settimane la scadenza dell’ultimatum per l’Iran. Questo dopo che nelle ore precedenti aveva preavvisato su un’azione irreversibile contro la Repubblica Islamica capace di «cancellare» un’intera civiltà. Parole che avevano tenuto il mondo con il fiato sospeso e allarmato lo stesso Leone XIV che, ieri sera, fuori dalla sua residenza di Castel Gandolfo, parlava di «minaccia inaccettabile». Con l’annuncio della tregua (dalla quale rimane escluso il Libano) la pace sembra fare un timido passo in avanti, mentre ancora è in via di definizione un accordo a lungo termine tra Usa e Iran, tenendo conto delle diverse condizioni per lo Stretto di Hormuz.
Leone XIV accoglie intanto «con soddisfazione» le due settimane di cessate il fuoco, che giungono dopo «le ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo». Sono «un segno di viva speranza – afferma il Pontefice -. Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra. Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo».
L’invito alla Veglia di pace dell’11 aprile
L’auspicio del Papa è dunque di far funzionare un meccanismo – quello del dialogo, appunto, da sempre invocato – che possa far da modello anche per le altre guerre che lacerano il mondo. Leone torna infine a invitare i fedeli e non solo alla Veglia di preghiera per la pace: «Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me alla veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile».
La Piazza risplende. Pellegrini da ogni parte del mondo la riempiono di entusiasmo e devozione. Il Papa si concede un lungo passaggio in papamobile lungo le corsie transennate, benedicendo la folla, dispensando carezze ai piccoli, salutando con affetto i fedeli.
Torna, nella sua catechesi, sui temi della costituzione conciliare Lumen gentium, dove si parla dell’universale vocazione alla santità e ribadisce che la santità è dono da accogliere con letizia e impegno. Infatti, il cammino verso la santità è offerto a tutti, sottolinea, nella consapevolezza che non si tratta solo di un impegno etico, ma della essenza stessa della vita cristiana.
Non un privilegio per pochi
Tutti i credenti, dunque, sono chiamati alla santità, ricorda il Papa, e al suo nucleo più profondo e costitutivo: la carità. Non qualcosa di riservato a delle élite, ma a tutto il popolo di Dio: «La santità, secondo la Costituzione conciliare, non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati».
Pronti a confessare Cristo, fino al sangue
Il Pontefice precisa, sempre alla luce del documento conciliare, quanto sia importante il martirio, apice della santità. Un orizzonte non estranea all’oggi, tutt’altro, come viene ricordato: «Ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue, come è sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia».
Non solo impegno etico, ma essenza della vita cristiana
Tutti i Sacramenti, in particolare l’Eucaristia, concorrono alla piena conformazione a Cristo, «modello e misura della santità». Calzante la citazione di San Carlo Acutis, fatta dal Papa salutando i pellegrini di lingua portoghese: «Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!». La santità, aggiunge Leone, è una missione quotidiana da attuare con una conversione continua.
Il Papa ci tiene inoltre a evidenziare la dimensione della santità che va oltre la mera adesione a degli orientamenti morali, poiché la santità, si potrebbe dire che costituisce il dna dell’essere cristiani: «La santità non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria».

Povertà, obbedienza, castità: non catene, ma doni liberanti
Leone XIV cita San Paolo VI laddove tutti i battezzati debbano «essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli». E poi esalta la vita consacrata, che ha un «ruolo decisivo». Raccomanda, a questo proposito, di considerare povertà, castità e obbedienza non come prigioni: «Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio».
Spiega il senso di ciascuna di queste virtù: la povertà libera «dal calcolo e dal tornaconto»; l’obbedienza libera «dal sospetto e dal predominio»; la castità «è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa».
A pochi giorni dalla Pasqua di Resurrezione del Signore, il Vescovo di Roma invita a ricontemplare il sacrificio del Crocifisso, attraverso cui «tutti veniamo redenti e santificati!». E rassicura: «Non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore».






