L’entusiasmo dei ragazzi che, già di prima mattina, arrivano nella Basilica di San Pietro sotto un sole che si fa sempre più intenso, con le loro sciarpe messe a mo’ di bandana, gli zaini di ordinanza, i sorrisi, ma anche lo sguardo ammirato e intimidito dalla monumentalità della Roma città eterna e del colonnato del Bernini che abbraccia il mondo.

È il pellegrinaggio dei preadolescenti provenienti da tutta la Diocesi. Sono oltre 4000 ragazzini e ragazzine con i loro educatori, i catechisti, i sacerdoti, le religiose, riuniti per l’ormai tradizionale pellegrinaggio che si svolge nei giorni del martedì e mercoledì in albis. Una “carica” giovane, capace, però, di pregare, di ascoltare in un silenzio ordinato e attento quando l’Arcivescovo pronuncia la sua omelia nell’Eucaristia presieduta in San Pietro. Per l’occasione la Basilica si colora di ambrosianità, per il rito in cui è officiata la Messa e per i circa 150 sacerdoti diocesani concelebranti: tra loro il Vicario episcopale di settore don Beppe Como, il direttore della Fom don Stefano Guidi e i vicari parrocchiali impegnati nella pastorale giovanile in centinaia di realtà del nostro territorio. Concelebra anche don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale Cei della Pastorale giovanile.

Il paese sbagliato
«Fatti avanti», slogan dell’anno oratoriano, è la parola d’ordine che diviene il filo rosso con cui monsignor Delpini annoda la sua riflessione: «Sono stato a visitare il paese sbagliato, dove abitano ragazzi e ragazze che si sentono sbagliati», perché pensano di «non essere adatti alla vita, abbastanza bella, bello o intelligente», con papà e mamma che «non capiscono». E forse si sentono così anche perché ritengono di «essere nati in un mondo sbagliato, invaso da notizie disastrose, dove succedono cose che spaventano».
E qui il discorso dell’Arcivescovo, che dà voce ideale in prima persona a un preadolescente, è quasi un atto di accusa reale per il mondo degli adulti: «Ci sono guerre dappertutto. Si vantano di distruggere la terra: rovinano, sporcano, avvelenano, inquinano l’aria, l’acqua, la terra. I ricchi derubano i poveri. Finiremo per essere tutti poveri».

Prega, sorridi, aiuta
Eppure, in questo mondo sbagliato, «Pietro ha guarito uno storpio fin dalla nascita e, nel nome di Gesù, ha cominciato una storia nuova, la storia che aggiusta il mondo. Quindi, ragazzi, è il momento per decidere: continueranno i ragazzi e le ragazze che ho incontrato a essere abitanti del paese sbagliato, oppure saranno affascinati dalla possibilità di cominciare una storia nuova che aggiusta il mondo?»
Insomma, è il momento di farsi avanti «per fare le cose giuste – scandisce l’Arcivescovo -. Gesù chiama a portare un annuncio di salvezza. Queste sono le tre parole che vorrei sentire da coloro che decidono di farsi avanti perché la certezza di Gesù li rende capaci di superare la depressione di essere sbagliati».

«Prega, cioè incontra Gesù e accetta la sua proposta di essere tuo amico: tu infatti non sei sbagliato, ma sei chiamato. Sorridi, cioè diffondi la gioia in casa tua e dappertutto: la tua famiglia, la tua compagnia non è sbagliata, ha bisogno di gioia. Aiuta, cioè impegna il tuo tempo, impegna i tuoi talenti, metti a frutto la tua voglia di amicizia e la tua capacità di aprire la porta a nuovi incontri: il mondo è sbagliato, ma aspetta chi lo corregga».





