«Ecco chi ci chiama, chi ci aspetta, ecco perché dobbiamo andare. Ci chiama l’infelicità del mondo. In modo particolare i preti e i diaconi, che vivono ogni giorno tra la gente e per la gente, secondo la tradizione più edificante del clero della nostra Diocesi, sanno dell’infelicità del mondo. Sanno delle pene della gente comune, dello strazio che tormenta le famiglie, di quella rassegnata disperazione in cui vivono uomini e donne. Sanno dell’angoscia di coloro che sono malati, di coloro che non sanno del “dopo di noi” per i loro figli, di coloro che vengono da Paesi lontani e sperimentano la tragedia di sentirsi dire: “Per voi non c’è posto neppure qui”. I preti e i diaconi sanno dell’infelicità del mondo non come spettatori che osservano da fuori, ma come uomini che riconoscono anche in se stessi tracce di infelicità e ferite che la vita non risparmia, a nessuno».
Nel Duomo gremito per la Messa Crismale risuona nell’omelia l’appello con cui l’Arcivescovo si rivolge agli 800 tra sacerdoti e diaconi permanenti: oltre 750 i concelebranti, tra cui 6 Vescovi, i membri del Cem e del Capitolo metropolitano al completo.
La chiamata ad andare
Una chiamata a sostenere le persone, e a sostenersi gli uni gli altri, che monsignor Delpini chiede a tutto il “suo” clero anche quando ci si trova davanti alla frustrazione «di porte che non si aprono», di gente «che crede di non aver bisogno di Dio», trovando «i discepoli mandati da Gesù un po’ fastidiosi, un po’ patetici e spesso antipatici». Insomma, di fronte a infelici e pseudo-felici che cercano soluzioni altrove, «nella frenesia che insegue le promesse illusorie dei risultati professionali, finanziari, nell’eccitazione di affetti disordinati, nell’evasione propiziata dalle sostanze, dai giochi, dagli anestetici».
Eppure, Dio ha mandato il suo unico figlio – anche Gesù fallì la sua missione proprio nella terra natale – e «l’essere mandati è la ragione per cui Gesù ha chiamato i suoi discepoli»: per questo la forma che la Chiesa assume è in funzione della missione e questo è il senso della organizzazione territoriale della Chiesa, «perché ci sia dappertutto un prendersi a cuore l’infelicità del mondo; questo è il senso del camminare insieme con lo stile della sinodalità, perché in tutti gli ambienti della vita i discepoli portino la parola che invita a conversione, la potenza che scaccia i demoni, l’olio che guarisce le ferite della vita. Gesù non sembra preoccuparsi troppo delle capacità e delle virtù dei Dodici. Sa che sono uomini fragili, peccatori, ottusi, meschini, un po’ inaffidabili. Ma Gesù li chiama. Devono andare, ecco quello che devono fare».
La missione “a due a due”
E devono andare, come dice il Vangelo, “a due a due”. «La fraternità, l’amicizia, il presbiterio, il clero si possono riconoscere come le forme storiche di questa missione “a due a due” perché si sostengano a vicenda. “A due a due”, perché la comunione nel clero sia un segno di un’unità convincente. Anche noi siamo chiamati a continuare a pregare, a operare, a convertirci perché nella missione tutti siano convocati, secondo il proprio stato di vita, tutti siano inviati, tutti siano benedetti e chiamati a mettere a frutto i talenti di ciascuno: consacrati, consacrate, laici di ogni condizione».
E ciò anche – avverte ancora l’Arcivescovo – «se, forse, non siamo ancora preparati a questo tempo di missione, a questi momenti di aridità, a questa percezione di indifferenza, di ostilità. Ma, anche se non siamo preparati, anche se questa Chiesa non è quella che avevamo pensato da giovani, siamo convocati per essere un cuore solo e un’anima sola e a non rinunciare ad accogliere e a praticare il mandato di Gesù: a due a due, per sostenerci a vicenda, per dare un segno che il nostro volerci bene è l’opera di Dio ed è il segno che il Signore vuol dare alla gente infelice, alla società frantumata».

Guariti che portano guarigione
Sapendo trovare, nella propria vita, raccomanda Delpini, «la giusta misura». «I ministri ordinati non presumono di essere guaritori, ma piuttosto di essere guariti che portano un messaggio di guarigione. Il ministero si rivela opera di Dio che salva anche noi: mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre ferite; mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare. Per essere guariti e per guarire: è questa missione per cui siamo mandati, imperfetti, impotenti, e insieme fiduciosi e lieti».
Poi, la rinnovazione delle promesse sacerdotali – con il “Sì, lo voglio” ripetuto coralmente dai presbiteri -, l’inizio della liturgia eucaristica con la benedizione del crisma, dell’olio dei catecumeni e degli infermi mentre al termine della celebrazione arriva ancora qualche pensiero dell’Arcivescovo – che porta anche il saluto del cardinale Angelo Scola – per i preti anziani e malati, «per coloro che non hanno potuto, ma anche per chi non ha voluto essere qui in Duomo», per i ministri venuti da terre lontane e per chi ha lasciato il ministero.

«Ringrazio, in particolare, coloro che sono ospiti in questi giorni delle nostre comunità per il servizio delle confessioni delle celebrazioni e altri servizi pastorali. Molti forse vengono da Paesi provati dalla guerra, dalle ingiustizie e dalle povertà. Desidero che ricevano da noi la benedizione e l’incoraggiamento a continuare la missione, laddove sia particolarmente pericolosa o difficile. Ma in questa giornata non posso, non possiamo, dimenticare anche i preti che hanno lasciato il ministero e quelli che hanno fatto scelte per allontanarsi dal ministero ordinato: li sentiamo sempre con noi, confratelli e li ricordiamo con affetto, con simpatia e auguriamo che possano percorrere una vita santa anche se non più nel ministero ordinato».
Non sono mancate anche alcune indicazioni per la lettura di testi del Papa dedicati ai sacerdoti, come Una fedeltà che genera futur”, Lettera apostolica del Santo Padre Leone XIV in occasione del LX anniversario dei decreti conciliari OptatamTotius e Presbyerorum Ordinis, la Lettera del Santo Padre Leone XIV al presbiterio dell’Arcidiocesi di Madrid in occasione dell’Assemblea Presbiterale “Convivium” e Incontro con il clero della diocesi di Roma (19 febbraio 2026).
Infine, il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi, ha annunciato che dal 22 aprile sarà disponibile, nelle librerie cattoliche e su www.itl-libri.com, la “Guida della Diocesi 2026”. Il volume rappresenta un prezioso strumento di consultazione, offrendo informazioni aggiornate sulle parrocchie e le comunità pastorali, sugli organismi della Curia, sulle cappellanie ospedaliere, sui singoli presbiteri. Propone, inoltre, una sezione completamente rinnovata dedicata agli istituti di vita consacrata femminile e maschile e cartine aggiornate sulle realtà territoriali delle 7 Zone pastorali della Chiesa ambrosiana.



