Link: https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/delpini-omelia-terza-domenica-quaresima-2865722.html
Percorsi ecclesiali

La Quaresima ambrosiana 2026

Radio Marconi ospiti
Share

Riflessione

La felicità “inascoltata” offerta da Gesù

Nella domenica di Abramo (III di Quaresima) l'Arcivescovo prosegue i suoi «Dialoghi»: libertà, vita eterna, benedizione, fraternità sono i doni che non fanno presa sui credenti non convinti, sui superbi e sui disperati

di monsignor Mario DELPINIArcivescovo di Milano

8 Marzo 2026
Michael Pacher, altare realizzato fra il 1470 e il 1480 per la Wallfahrtskirche di Sankt Wolfgang, in Austria

Si fanno avanti i discepoli che hanno creduto in Gesù, ma hanno creduto fino a un certo punto

Sì, noi vogliamo la felicità, ma non solo la tua, Signore Gesù. Noi siamo liberi e stiamo un po’ con te e un po’ contro di te. Non puoi pretendere di avere l’esclusiva della felicità. La realtà è complessa, non si può dare retta solo a un maestro: bisogna dare un po’ di ragione a tutti. Siamo tuoi discepoli, ma anche discepoli dei capi del popolo che ce l’hanno con te e non ti sopportano. Qualche ragione ce l’avranno. Noi siamo tuoi discepoli ma senza esagerare. Siamo quelli che ti ascoltano volentieri, basta che non pretenda troppo e non ci metta in confusione.

Si fanno avanti quelli che hanno per padre il diavolo, i superbi

Certo che vogliamo essere felici, ma non vogliamo da te la felicità. Noi non abbiamo bisogno di te: siamo esperti della legge, siamo privilegiati per nascita, siamo figli di Abramo, siamo famosi per impegno. Noi la felicità la conquistiamo con l’osservanza precisa dei precetti e non abbiamo bisogno di niente e di nessuno per essere liberi, fieri della nostra condotta irreprensibile.

Noi siamo quelli che hanno ragione e facciamo bene a non dare retta a nessuno, tanto meno a te e alle tue parole critiche, misteriose, provocatorie. Noi siamo quelli della felicità garantita, delle felicità pretesa, della felicità conquistata. Noi siamo maestri e troviamo irritante che tu, Gesù di Nazaret, pretenda di darci lezioni.

Si fanno avanti quelli delle pietre, i disperati

Forse c’è stato un momento in cui hanno sognato. Ma sono stati delusi: sognavano la felicità e si sono svegliati infelici. Non c’è nessuna felicità. Il mondo non ha senso. Né Abramo né Dio né Gesù: spacchiamo tutto!

Non sopportano promesse, non accettano rivelazioni. Spacchiamo tutto, facciamo tacere le voci della promessa, uccidiamo i profeti: che nessuno venga a parlarci in nome di Dio. Noi vogliamo essere infelici e rendere infelice la terra.

Ma perché non ascoltate?

Gesù non ha pietre da tirare, Gesù non ha strumenti per fare paura, Gesù non ha ricchezze per comprare e convincere.

Gesù si presenta come la parola di Dio: “io sono”. Perché non ascoltate?

Io sono la parola di verità che libera: come possono gli schiavi essere felici? Se ascoltate la mia parola ricevete la rivelazione di essere figli, figli amati che abitano per sempre nella gioia di Dio. Liberi! Liberi! ecco la rivelazione di Gesù: non la noia degli adempimenti obbligatori; non la paura di essere puniti per ogni trasgressione da un Dio vendicativo e incomprensibile. Liberi, liberi per amare ed essere felici. “Il Signore gioirà di nuovo per te facendoti felice” (Dt 30,9)

Io sono la parola di vita che salva: come possono essere felici i condannati a morte? Se uno osserva la mia parola non vedrà la morte in eterno. Io sono la vita, io vi rendo partecipi della mia vita: nessuno nasce per morire, tutti per vivere e benedire la vita.

Io sono la parola di benedizione che consola: come possono i maledetti essere felici? «Cristo ci ha riscattati della maledizione della Legge diventando lui stesso maledizione per noi … perché la benedizione di Abramo passasse ai pagani» (cfr Gal 3,13s).

Io sono la parola che raduna nella comunione e nella fraternità tutti popoli: come possono essere felici quelli che si impegnano a rendere infelici gli altri con la violenza e la guerra? In me si compie la promessa fatta ad Abramo: “In te saranno benedette tutte le genti” (cfr Gal 3,6ss).

Ecco la felicità che Gesù offre e compie in chi lo ascolta: si può descrivere con i nomi belli: libertà, vita eterna, benedizione, fraternità. Perché non ascoltate?

L'opera

La pittura di Michael Pacher è precisa e smagliante. E, come molti artisti nordici, ha qualcosa di visionario e di fiabesco. Anche se lui è «nordico» fino a un certo punto: attivo a Brunico nella seconda metà del XV secolo, Pacher è di lingua e cultura tedesca, ma si forma a Padova e vive in quel Sudtirolo che da sempre è crocevia di cultura, ponte fra la civiltà mediterranea e quella alpina, via verso il centro dell'Europa.
La sua splendida tavola che pubblichiamo qui sopra è uno dei rari dipinti che illustra il brano evangelico di questa terza domenica di Quaresima. Si tratta di un pannello del magnifico altare realizzato fra il 1470 e il 1480 per la Wallfahrtskirche di Sankt Wolfgang, in Austria, una frequentata meta di pellegrinaggio a pochi chilometri da Salisburgo. Forse il lavoro più impegnativo e più celebre di Pacher: una delle sue poche opere che si trova ancora nella chiesa per cui è stata commissionata.
Gesù esce dal tempio. Lo vediamo, a sinistra, mentre è già fuori dalla porta, quasi sta abbandonando il quadro stesso… Dietro a lui c'è agitazione. Giovani uomini in calzamaglia si chinano a raccogliere pietre, sorta di fiori malefici spuntati come per diabolico incanto sul pavimento di marmo. Si intuisce un mormorio diffuso, forse urla, persino. Si sono levate quando il Nazareno ha proclamato: «Prima che Abramo fosse, Io Sono».
Gesù se ne va, ma la sua non è una fuga. Il suo sguardo è pensoso, come velato da una sofferenza intima, del cuore, per questa umanità che non riesce a capire, sclerotica. Che di fronte all'annuncio della verità reagisce soltanto con rabbia e violenza. Quella verità che rende liberi. 
Luca Frigerio

Leggi anche

Riflessione
MilImg_193_937531_2323402_20260226152536_2

La samaritana e la felicità improbabile

Nella seconda domenica di Quaresima l'Arcivescovo prosegue i suoi «Dialoghi sulla felicità»: la rivelazione di Gesù trasfigura la vita, superando fatiche e monotonie, solitudine e disillusione, e anche devozioni senz'anima

di monsignor Mario DELPINIArcivescovo di Milano