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Lecco

Beato Mazzucconi, radicalità missionaria fino al martirio

A 200 anni dalla nascita del sacerdote del Pime, ucciso in Oceania e beatificato da Giovanni Paolo II, il 2 marzo l’Arcivescovo visita la comunità dei suoi confratelli a Rancio e celebra la Messa nella chiesa di Santa Maria Assunta, dove fu battezzato

di Giorgio BERNARDELLI

2 Marzo 2026
Il beato Giovanni Battista Mazzucconi

L’1 marzo 1826, esattamente 200 anni fa, a Rancio di Lecco nasceva il beato Giovanni Battista Mazzucconi, il primo martire dell’allora Seminario Lombardo per le Missioni Estere, l’istituto che, per volontà di Pio XI, sarebbe poi diventato il Pime. Avrebbe trovato la morte nel 1855 a Woodlark, un’isola remota dell’Oceania oggi ricompresa nei confini della Papua Nuova Guinea, ucciso da quelle stesse popolazioni locali che questo giovane sacerdote ambrosiano aveva iniziato a servire con un amore incondizionato nonostante mille prove e incomprensioni. Fu Giovanni Paolo II a proclamarlo beato nel 1984, durante l’episcopato a Milano del cardinale Carlo Maria Martini, che considerava Mazzucconi un esempio straordinario di radicalità evangelica per i giovani di ogni tempo.

La visita di Delpini

A dare solennità al bicentenario della sua nascita sarà l’arcivescovo Mario Delpini: lunedì 2 marzo alle 18 a Rancio di Lecco incontrerà la comunità dei missionari anziani del Pime, che proprio nel paese d’origine del Beato oggi vivono gli ultimi anni della loro vita; alle 20,30 presiederà l’Eucaristia nella chiesa di Santa Maria Assunta, dove duecento anni fa il futuro Beato venne battezzato.

Aprire il cuore al mondo

Ma chi era questo pioniere della missione e che cosa significa ricordarlo oggi? Mazzucconi era un giovane seminarista che – nella Milano dei fermenti risorgimentali, insieme all’amico Carlo Salerio -, aveva aperto il cuore al mondo. Erano stati loro due i primi a unirsi a quell’istituto missionario che, con un’intuizione profetica, monsignor Angelo Ramazzotti, insieme ai vescovi lombardi, aveva deciso di costituire nel 1850, per contribuire alla sfida di portare l’annuncio del Vangelo anche ai popoli lontani che ancora non avevano sentito parlare di Gesù.

«I buoni sono più numerosi»

Nel 1852, alla vigilia della sua partenza per le isole della Melanesia, Mazzucconi aveva scritto parole che suonano tuttora attualissime: «Il mondo – spiegava questo missionario, allora ventisettenne – con ragione si lamenta che nel nostro secolo gli uomini cercano solo il proprio interesse, che non curano se non il vantaggio loro individuale: ebbene importa dunque molto, o giovani, poter dimostrare che la religione di Gesù Cristo seppe essa sola introdurre una grande eccezione in questa regola divenuta generale; e l’opera della Propagazione della Fede è certamente un fatto ammirabile nel secolo in cui tanto domina l’interesse privato. È un avvenimento consolante, è una prova che i figli di Dio non mancano mai sulla terra, che i buoni sono numerosi più che il mondo non pensa».

Un amore più grande

Tutto questo trovò il compimento nei tre anni difficilissimi da lui vissuti in Oceania, nell’estrema periferia del mondo di allora. Una missione apparentemente fallimentare, falcidiata dalla malaria e da mille difficoltà nel rapporto con le popolazioni locali. Eppure segnata da un amore più forte delle stesse barriere che avrebbero presto reso impossibile persino la continuazione della presenza dei missionari a Woodlark. «Dacché ho conosciuto questi miei figli – scriveva Mazzucconi – non ho mai potuto fare una preghiera per me senza pregare anche per essi, ma ho bisogno di chi mi aiuti a pregare».

L’ultima partenza

Gravemente indebolito dalla malattia, nel gennaio 1855 il giovane missionario lecchese venne caricato dall’amico Salerio e dagli altri compagni sulla nave giunta con i rifornimenti, affinché tornasse a Sydney per curarsi. Là effettivamente si riprenderà; ma sette mesi dopo salperà per tornare a Woodlark senza sapere che la situazione nel frattempo era precipitata e i suoi confratelli avevano abbandonato l’isola. Verrà così colpito a morte, nell’assalto alla goletta, incagliatasi nella baia.

«Non so che cosa il Signore mi prepari nel viaggio che incomincio domani – aveva scritto prima di quell’ultima partenza -. So una cosa sola, so che Egli è buono e mi ama immensamente; tutto il resto, la calma e la tempesta, il pericolo e la sicurezza, la vita e la morte non sono che espressioni mutabili e momentanee del caro amore, immutabile, eterno».