Link: https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/delpini-studenti-pace-arena-2864357.html
Radio Marconi ospiti
Share

Milano

L’Arcivescovo e gli studenti, insieme per la pace

Oltre settemila ragazzi delle scuole paritarie ambrosiane riuniti all'Arena Civica in una mattinata di preghiera e testimonianza “controcorrente”. Monsignor Delpini: «Noi siamo quelli che vanno al contrario per rendere migliore il mondo»

di Annamaria BRACCINI

27 Febbraio 2026
preghiera per la pace Arena 2026

«Noi siamo quelli che vanno controcorrente, che vogliono essere originali, che sono disposti a fare fatica perché il mondo sia migliore, la vita più desiderabile e l’umanità sia in pace. Fate che questa iniziativa possa toccare il cuore di tutta la città e di tutti gli ambienti che frequentate». L’Arcivescovo conclude così il suo intervento che infiamma gli spalti dell’Arena Civica di Milano, popolati di 7000 ragazzi, allievi e allieve delle scuole secondarie di primo e secondo grado di ispirazione cattolica, riuniti con i propri docenti per l’iniziativa «Il Signore è pace».

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

La preghiera

Promossa dal Servizio diocesano per la Pastorale scolastica, la mattinata – alla presenza del Vicario episcopale di Settore don Giuseppe Como, del Moderator Curiae monsignor Carlo Azzimonti e della vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo – è stata aperta dal saluto del responsabile del Servizio, don Fabio Landi: «Sentiamo ogni giorno notizie di guerra: non dobbiamo abituarci. La preghiera è un segno di vicinanza attraverso il quale noi rinsaldiamo un legame con coloro che vivono in guerra e che, magari, si sentono abbandonati. Non siamo qui per inerzia, ma perché siamo amici della pace e ci domandiamo cosa possiamo fare, e già il fatto di pregare ci rende uomini e donne di pace».

preghiera per la pace Arena 2026
Il saluto di don Fabio Landi (Cherchi/Chiesadimilano.it(

Poi, l’alternarsi di melodie eseguite, come sempre, con maestria ed entusiasmo trascinante dal Coro Elikya, le preghiere di intercessione lette da alcuni giovani, le testimonianze, la recita dei nomi del Paesi in conflitto; la lettura – affidata all’attore Alessandro Castellucci – di brani di Primo Levi da Se questo è un uomo per il primo momento («Lo sguardo sull’altro»), di Mario Rigoni Stern da Il sergente nella neve per il secondo («Saper restare umani») e della poetessa Wislawa Szymborska nel suo Salmo per il quarto. Mentre nel terzo – «Il lupo insieme all’agnello» – dopo la Lettura del profeta Isaia, è l’Arcivescovo Mario a svolgere il suo intervento.    

L’intervento dell’Arcivescovo 

«La storia umana è scritta con il sangue. Noi siamo quelli che vanno al contrario e raccontano di miliardi di uomini e donne che hanno scritto la loro storia con l’impegno di ogni giorno per rendere bella la vita degli altri, della loro famiglia, del loro Paese. Le notizie che sono pubblicate ogni giorno sono scelte per scoraggiare l’umanità: noi, invece, diffondiamo le notizie di miliardi di uomini e donne che fanno del bene, che fanno sorridere i bambini, che curano i malati, che producono cose buone, che servono a stare bene, che rendono feconda la terra, che puliscono la città. Ci sono di quelli che usano le parole per insultare, per ferire, per far soffrire, per confermare pregiudizi stupidi e molti ragazzi e ragazze si disperano per gli scherzi crudeli e le parole umilianti dei loro coetanei. Noi cerchiamo le parole buone, che fanno bene, che offrono amicizia, che esprimono stima, che fanno contenti gli altri».

preghiera per la pace Arena 2026
L’intervento dell’Arcivescovo (Cherchi/Chiesadimilano.it)

Cristiani originali

E questo proprio perché i cristiani sono originali, suggerisce l’Arcivescovo: «Ci sono di quelli che parlano di Dio come il colpevole del mondo e dicono che lascia che i prepotenti siano prepotenti e i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Noi, invece, diciamo che la verità di Dio si è rivelata in Gesù, che si è fatto povero, perché i poveri potessero condividere la sua ricchezza, parliamo di Gesù, il vero Dio e vero uomo, che si è consegnato nelle mani dei prepotenti per vincere la prepotenza con la mitezza, che si è consegnato alla morte per vincere la morte e introdurre tutti i figli degli uomini nella gloria di Dio».

Contro ogni catastrofismo, «noi il futuro lo costruiamo oggi e sappiamo che il futuro sarà come lo faremo noi insieme con miliardi di uomini e donne che costruiscono amicizie, rendono più facile l’incontro dei popoli, si ingegnano per costruire una tecnologia che renda più facile la vita della gente e più pulito il mondo. Abbiamo simpatia per tutti i popoli, restiamo incantati dalla bellezza di tutte le terre e siamo entusiasti del bene che si può fare con le macchine e con l’intelligenza artificiale».

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

Infine, l’affondo sul cosiddetto mondo civile e consumista che «va nelle terre degli altri e ruba i prodotti delle loro terre e i tesori delle loro miniere, approfittando di chi è debole»: «Noi, invece, impariamo a condividere il pane e i soldi, a usare quello che abbiamo perché nessuno rimanga privo del necessario, ad avere più cura per chi è più debole, a essere sobri per evitare lo spreco e viviamo l’incontro tra i popoli non per derubarli, ma per condividere, non per renderli schiavi, ma per liberarli. Viviamo la vita come una libertà che risponde a una vocazione, come una responsabilità che si entusiasma per la missione di rendere migliore il mondo, più normale l’amore, più intelligente l’economia e più desiderabile vivere».

Le testimonianze

E quanto vi sia bisogno oggi di tale originalità e coraggio è stato evidente ascoltando tre testimonianze, a tratti commoventi. Come quella della religiosa comboniana suor Azezet Habtezghi Kidane che, dopo aver scoperto la sua vocazione molto giovane, ha curato lebbrosi in Sudan e si è poi spostata in Palestina, dove è stata 14 anni: «Ho visto muri che dividono famiglie e amici, ma il muro più pericoloso non è quello di cemento, ma del cuore. Tuttavia, in Israele, ho visto anche associazioni come “Parents circle” o “Rabbini per i diritti umani”, e questo mi ha insegnato che la pace e perdonare è possibile», ha scandito. «Ho scoperto che la religione, le culture, il colore della pelle non ci devono mai dividere. Cari giovani, la diversità è una ricchezza. Chiedetevi quale muro c’è nel vostro cuore. La pace non inizia nei grandi palazzi del potere, ma nel cuore di un giovane che decide di amare. Non abbiate paura di incontrare chi è diverso: ogni volta che scegliete di ascoltare, di aprirvi, di accogliere, di costruire ponti, state costruendo la pace».

preghiera per la pace Arena 2026
Le testimonianze di Miriam e Bernadette (Cherchi/Chiesadimilano.it)

Parole condivise da Miriam, una ragazza armena, e da Bernadette 24enne maliana, che ora vivono entrambe alla Cittadella della Pace “Rondine”. Se Miriam racconta di aver già vissuto tre guerre in cui ha perso un fratello – «le persone che amavo, la casa e ho tanti tristi ricordi e un vuoto enorme» -, Bernadette parla della sua etnia, «che è stata associata ai gruppi armati, per cui a 11 anni è giunta la guerra, la terra che trema, le esplosioni, la perdita dei familiari. Poi, però sono arrivata alla “Rondine” e con altri giovani del Mali di etnie diverse ho capito che non siamo mai stati nemici, ma strumenti di una manipolazione. E così io, la donna discriminata per la sua etnia, si è fortificata». E ha ricomposto, come Miriam, «i suoi pezzi», scegliendo la parola, lo studio, la speranza, il desiderio di ricostruire il proprio Paese e un futuro migliore perché «la pace è la nostra responsabilità».

Una responsabilità che si fa gesto nello scambio della pace, la recita corale del Padre Nostro e la benedizione che concludono un giorno per molti indimenticabile. L’Arcivescovo compie anche un giro dell’anello dell’Arena, salutato dagli applausi, dallo sventolio delle bandiere delle scuole agitate dai ragazzi che tengono tra le mani i foglietti con i nomi, ciascuno, di un Paese in guerra per cui pregare. 

Leggi anche

Milano
incontro diocesano adolescenti,

Le scuole cattoliche ambrosiane pregano per la pace

Venerdì 27 febbraio settemila studenti degli istituti paritari della Diocesi si ritroveranno con l’Arcivescovo all'Arena Civica per un momento di riflessione e raccoglimento. Don Fabio Landi: «Non “parteggiamo” per nessuno, se non per la pace»

di Ilaria SESANA