I box di una villetta che diventano il luogo per una «sosta di cura» per chi ha più bisogno, con un servizio di docce per chi vive in strada e anche una postazione per offrire un taglio di capelli. È questo l’ultimo degli spazi rimessi a nuovo nella Casa “Pio La Torre” a Trezzano sul Naviglio, che l’Arcivescovo ha inaugurato lo giovedì 12 febbraio: l’ultima tappa di un percorso iniziato più di due anni fa, quando il Comune di Trezzano ha affidato questo bene confiscato alla criminalità organizzata all’associazione “Una Casa Anche per Te” animata da don Massimo Mapelli (responsabile della Caritas di Zona), e al Decanato di Cesano Boscone. «Un’opera-segno», sottolinea Giovanni Balestrieri, che per la Caritas segue in prima persona il progetto di questa palazzina destinata a ospitare uomini che attraversano situazioni di fragilità.

Storie travagliate
Un’emergenza rilevata proprio dai Centri di ascolto della Caritas decanale, rispetto a cui questa casa, con i suoi sei posti letto, vuole essere – sottolinea Balestrieri – «non solo la risposta a un bisogno, ma anche una forma di stimolo e di denuncia», rispetto al problema abitativo e alla condizione di chi, quando finisce in strada, perde anche tutti i diritti legati alla residenza.
Ampio, purtroppo, il novero delle storie di fragilità: dalla situazione di alcuni pensionati a quella di padri di famiglia che, una volta trovato il lavoro, sono poi riusciti a ricongiungersi con la moglie e i figli; da un giovane con problemi di tossicodipendenza indirizzato poi a una comunità terapeutica fino ad altri ragazzi in difficoltà per alcuni problemi di salute e che, proprio attraverso questo percorso di accoglienza, vedono ora una prospettiva concreta per rientrare nel mondo del lavoro.
«Non si tratta di un servizio di ospitalità di emergenza, per cui ci sono altri canali», specifica Balestrieri, quanto piuttosto di un aiuto per chi – se da una parte sta attraversando una situazione di reale bisogno, e rischia dunque di scivolare sempre più in basso – dall’altra ha comunque la capacità di gestire la propria giornata con una certa autonomia.

Protagonisti del proprio recupero
Il progetto di accoglienza temporanea – che non prevede la presenza di operatori specializzati quali psicologi o educatori – avviene sempre, infatti, sia nel pieno accordo tanto con i Servizi sociali dei Comuni del territorio (che, evidenzia Balestrieri, si «compromettono» nel seguire queste persone, accettando cioè di occuparsi attivamente, per esempio, di tutti gli aspetti burocratici), sia con la partecipazione attiva degli stessi ospiti. «Che – spiega il responsabile – accompagniamo sempre prima a una visita della casa, perché possano decidere se effettivamente accettare questa soluzione», e che partecipano con una piccola somma alle spese vive. La presenza informale degli operatori di Caritas diventa via via l’occasione per la verifica del progetto insieme a ciascun ospite.
Da oggi, dunque, la Casa Pio La Torre aggiunge un nuovo spazio di accoglienza, intitolato alla memoria del diacono Renato Gelli, spentosi verso la fine del 2023 dopo una vita a servizio di chi sta ai margini. «Renato – ricordano gli amministratori locali – era davvero «una “sosta di cura” per chiunque lo incontrasse: intitolargli uno spazio – hanno detto in occasione dell’inaugurazione – significa assumersi la responsabilità di continuare a fare della cura, dell’ascolto e dell’attenzione agli ultimi una pratica quotidiana».



