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«Il Segno»

Fedi diverse in oratorio

Tra accoglienza, identità e dialogo interreligioso, un documento della Diocesi fa chiarezza e offre criteri per accompagnare ragazzi di culture differenti. Senza rinunciare alla proposta cristiana, ma rendendola spazio d’incontro. Se ne parla nel numero di febbraio del mensile diocesano

11 Febbraio 2026

Da Il Segno di febbraio

Il documento «Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di incontro interreligioso» (leggi qui) nasce per fare chiarezza su una realtà ormai quotidiana negli oratori ambrosiani: la presenza stabile di bambini e ragazzi di culture e religioni diverse, in particolare musulmani, spesso di seconda e terza generazione. Non si tratta di un’eccezione, ma di un dato strutturale che interpella la proposta educativa e pastorale. Il testo, frutto del lavoro condiviso di diversi servizi diocesani, si propone come sintesi e vademecum di un percorso già in atto, offrendo criteri per evitare sia chiusure dettate dalla paura sia aperture superficiali.

Pubblicato nel sessantesimo anniversario del documento conciliare Nostra aetate e in continuità con il Sinodo minore Chiesa dalle genti, la nota sottolinea come l’incontro con l’altro non indebolisca l’identità cristiana, ma piuttosto la rafforzi. In una società segnata più dall’assenza di spiritualità che dal conflitto tra fedi, l’oratorio è chiamato a essere un luogo educativo autentico, non una semplice area di socializzazione. L’accoglienza non è una concessione, ma espressione della logica dell’Incarnazione e del Vangelo, e si realizza attraverso relazioni quotidiane e concrete.

Le testimonianze di educatori, operatori e giovani mostrano come il dialogo interreligioso sia già vissuto negli oratori. Esperienze di accoglienza strutturata, come i centri diurni per minori stranieri non accompagnati o gli spazi aperti agli adolescenti “lontani” dai percorsi tradizionali, dimostrano che l’incontro genera responsabilità, restituzione e senso di appartenenza. Non di rado i ragazzi accolti chiedono di diventare animatori o volontari, segno di una comunità capace di includere senza snaturarsi.

La presenza di animatori di fede musulmana evidenzia la possibilità di vivere la propria identità religiosa in un clima di rispetto e dialogo, senza rinunce o finzioni. L’oratorio diventa così uno spazio in cui le differenze non vengono negate, ma valorizzate, e dove ciascuno è riconosciuto per ciò che è.

Il documento insiste sulla centralità della relazione e della reciprocità: passare dal “fare per” al “fare con”, creando ponti e non muri. Accogliere non significa abbassare la proposta cristiana, ma testimoniare il Vangelo a partire dalle persone concrete.

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