«Nella tregua olimpica»: questo il titolo dell’evento interreligioso per la pace e il dialogo che si terrà nel cuore del periodo olimpico di Milano-Cortina 2026. Infatti, nel contesto dei Giochi, giovedì 12 febbraio Regione Lombardia e Consulta regionale per la promozione e l’integrazione del dialogo interreligioso organizzano a Milano un momento corale di preghiera e uno spettacolo artistico. L’iniziativa, nel rispetto di ciascuna identità, unirà i rappresentanti delle diverse fedi in un messaggio universale di pace e di integrazione sociale, che rafforza l’appello lanciato dalla tregua olimpica. Monsignor Luca Bressan, vicario episcopale, presidente della Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo e rappresentante della Chiesa cattolica nella Consulta regionale, spiega il significato di questa scelta.
Quale è il senso complessivo della proposta?
Vogliamo far vedere il valore aggiunto portato dalle religioni alla vita civile, ossia al bene di tutti, nel senso che intendiamo offrire ancora più contenuto al messaggio di pace che le Olimpiadi vogliono veicolare. E questo a partire dalla richiesta della tregua olimpica, mostrando che le religioni si alleano per dare ancora più forza a tale appello di pace.
La tregua olimpica unisce nel nome della pace, come chiede il Papa nella sua lettera sul valore dello sport, «La vita in abbondanza» (leggi qui). Anche il Presidente della Repubblica ha firmato il murale della tregua. Le religioni sentono la responsabilità di un impegno che sta attraversando il mondo?
L’occasione della tregua e dell’ospitalità a Milano è una bella occasione per provare a dare visibilità al cammino che qui stanno facendo le religioni. La Consulta interreligiosa regionale effettivamente nasce perché vuole, da una parte, raccogliere la tradizione di un’ininterrotta presenza cristiana a Milano, da Sant’Ambrogio in poi e, allo stesso tempo, fotografare la metropoli che cambia. Dimostrando così che è possibile, anche nel mutamento radicale in atto, continuare a mantenere feconde le radici seminate in profondità nella nostra terra. Radici che mostrano l’importanza della ricerca di Dio, della Sua presenza nella vita di tutti e le conseguenze di bene che questo porta a partire dalla pace e dall’attenzione ai più fragili.
Come si articolerà l’importante evento del 12 febbraio?
In due momenti. Il primo lo potremmo definire fondativo, di preghiera, in programma alle 18 in un luogo significativo come l’Arco della Pace, dove è situato il braciere olimpico e che richiama immediatamente, anche nel nome, ciò che vogliamo testimoniare: ascolteremo gli uni le preghiere degli altri e invocheremo insieme la pace (in questo contesto l’attore Giacomo Poretti leggerà un messaggio della Consulta, ndr). Sempre legato al tema della pace, alle 20.45, presso l’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia vi sarà invece un appuntamento culturale di presentazione delle identità delle varie religioni attraverso uno spettacolo artistico. A entrambi gli eventi tutti sono invitati e ci si può iscrivere con il QR code presente sulla locandina (vedi qui).
La Consulta è un nuovo organismo interreligioso a livello regionale. Di che cosa si tratta?
La Consulta verrà presentata ufficialmente lunedì alle 12 in Regione Lombardia dal presidente Attilio Fontana. Si tratta di una struttura di coordinamento che permette a un organismo amministrativo come la Regione di ascoltare, su questioni sensibili che toccano la vita di tutti, il punto di vista delle religioni, ma soprattutto di chiedere alle fedi di lavorare insieme per nutrire e dare spessore al legame che ci unisce come persone e come cittadini.
Chi aderisce alla Consulta?
L’organismo è stato composto dalla Regione che ha pensato di individuare tutte le religioni presenti sul territorio lombardo e ne ha raccolte 10. Ne è presidente il governatore Fontana che ha coinvolto il sottosegretario regionale con delega alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo. Ogni religione aderente è stata chiamata a esprimere due candidati per essere rappresentata. La Chiesa cattolica lombarda ha presentato don Federico Celini di Cremona e il sottoscritto.



