Negli ultimi vent’anni la popolazione detenuta anziana è cresciuta in modo significativo, aprendo una questione strutturale per il sistema penitenziario italiano. Al 30 giugno 2025, su oltre 62 mila detenuti, più di 6.400 hanno più di 60 anni: 5.164 tra i 60 e i 69 anni e 1.293 over 70. Si tratta ancora di una quota minoritaria, ma l’aumento costante preannuncia una pressione sempre maggiore su carceri non progettate per affrontare fragilità fisiche, bisogni sanitari complessi e percorsi di uscita difficili.
La Lombardia è la regione con il numero più elevato di detenuti anziani: oltre 700 persone sopra i 60 anni, più di 200 ultra-settantenni e 26 over 80. Le presenze maggiori si concentrano nelle carceri di Opera e Bollate, dove sono detenute molte persone condannate negli anni Novanta a pene molto lunghe per reati legati alla criminalità organizzata. A Opera, in particolare, sono presenti detenuti anziani sottoposti anche al regime di 41-bis e un centro clinico specializzato che accoglie detenuti con patologie complesse provenienti da altri istituti.
L’invecchiamento della popolazione carceraria non è un fenomeno solo italiano, ma riguarda l’Europa e il mondo occidentale. Tra il 2005 e il 2024 i detenuti italiani tra i 60 e i 69 anni sono quasi triplicati, mentre gli over 70 sono più che quadruplicati. Secondo il Consiglio d’Europa, l’incidenza degli over 65 nelle carceri europee è aumentata del 24% in quattro anni. A incidere sono sia l’invecchiamento generale della popolazione sia il miglioramento delle cure, che allunga l’aspettativa di vita anche in carcere.
Le condizioni di detenzione risultano particolarmente gravose per gli anziani: strutture inaccessibili, celle sovraffollate, letti a castello e lunghi percorsi da compiere a piedi aggravano problemi di mobilità e salute. La gestione di malattie croniche, demenze e Alzheimer è spesso difficoltosa e la continuità assistenziale non sempre garantita. In alcuni casi sono gli stessi compagni di cella a prendersi cura dei detenuti più fragili, supplendo alle carenze del sistema.
Per molti detenuti anziani il carcere è anche solitudine e assenza di prospettive. L’accesso alla detenzione domiciliare dopo i 70 anni è limitato da requisiti stringenti, dall’esclusione di numerose tipologie di reato e, spesso, dall’assenza di un domicilio. Anche una volta usciti, molti non sanno dove andare e finiscono in strutture sanitarie. In questo quadro, esperienze come quella della Casa della carità di Milano, che permette ad alcuni detenuti anziani di svolgere attività di volontariato all’esterno grazie all’articolo 21, mostrano che alternative sono possibili, ma restano ancora eccezioni.



