Nella Celebrazione eucaristica del primo giorno dell’anno, presieduta dall’Arcivescovo, un forte richiamo all’anima profonda di Milano, città di mezzo, capace di generosità e impegno. Al termine, come tradizione, lo scambio di auguri con i rappresentanti delle Chiese Cristiane

di Annamaria Braccini

delpini messa pace duomo 2018 (C)

Nel primo giorno dell’anno, Solennità dell’Ottava di Natale, in cui si celebra la Giornata Mondiale per la Pace – quest’anno la 51esima –, sono moltissimi i fedeli che si riuniscono in un Duomo gelido, ma reso “caldo” dalla bellezza del Rito cui partecipano, come tradizione, i responsabili e rappresentanti delle Chiese Cristiane presenti a Milano.Quella metropoli città di mezzo, crocevia del mondo, orgogliosa della sua storia e della sua gente a cui monsignor Delpini, che presiede l’Eucaristia concelebrata dai membri del Consiglio Episcopale Milanese e del Capitolo metropolitano, innalza una sorta di inno di benedizione allargato all’intera Diocesi.

«O terra, mia gente, Milano, città dell’incontro, città attraente per genti che vengono a visitarti, a lavorare da ogni parte del mondo, sii benedetta e custodita dal Signore. Milano, città generosa, resa viva da un numero impressionante di opere di bene, di disponibilità al servizio, di professionisti che non si risparmiano, di volontari che si radunano da ogni dove per servire alle mense, per curare, per assistere, per incoraggiare. Sii benedetta, Milano per questo cuore in mano, perché il bisogno degli altri non ti mette paura o di malumore, ma ti convince a rimboccarti le maniche, anche dopo una giornata di lavoro, per fare ancora qualche cosa, per dare ancora una mano».

Il pensiero va, ovviamente, anche alla città dove tante confessioni cristiane e professioni religiose «convivono in pace, dove i fedeli delle diverse Chiese amano cercare ciò che unisce e non ciò che divide, uniti per contrastare l’indifferenza e il fanatismo: possano i giorni a venire propiziare ulteriori passi di condivisione e confermare la speranza che la chiarezza delle appartenenza possa coniugarsi con la cordialità della convivenza».

E, ancora, quasi in un crescendo che non vuole dimenticare niente e nessuno della Milano complicata e nervosa, «tentata da molte seduzioni e molte inerzia», l’auspicio è di sciogliere i nodi che attanagliano una vita che potrebbe essere ancora migliore.

«Milano, città colta e saggia, città della scienza e della ricerca, città dai pensieri audaci, sii benedetta perché nei tuoi laboratori e nelle tue Università la ricerca non è a servizio della potenza, ma per migliorare la vita della gente, perché non costruisci strumenti di morte, ma aiuti la vita, perché non dimentichi il perché e il per chi si fa ricerca. Dio ti faccia grazia per vivere l’audacia della ricerca non come una presunzione di onnipotenza, ma come un’infaticabile trafficare dei talenti ricevuti per dare gloria a Dio, con la cura per la vita buona di ogni uomo e di ogni donna.

Milano, città della finanza, città degli affari, città della moda, della comunicazione e della informazione, piccola città che sfidi i colossi del mondo con l’intraprendenza e con la creatività, sii benedetta perché respingi la tentazione dell’idolatria del denaro, del successo, di un racconto manipolato della realtà, per inventare un modo di usare il denaro, di fare affari, di vendere e di comprare, di comunicare che non apra la porta agli squali, ma che edifichi una convivenza sana, un benessere condiviso».

Città della pace, insomma, che «non vuole perdersi nell’anonimato degli adoratori del vitello d’oro», ma dove si cerca quello che papa Francesco raccomanda: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”.

Non può mancare la metropoli che, solo seconda a New York, ospita più di 200 Consolati. «Questi rappresentanti possono aiutare a capire il vero motivo per cui in alcuni Paesi la gente non vuole, non può restare, che cosa quei Paesi fanno e possono fare perché non si disperdano le forze migliori, perché migrare non sia una necessità drammatica che espone a rischi e a imprese disastrose, ma sia un diritto e una possibilità, l’autorizzazione a coltivare un sogno e non a fuggire da un incubo».

E, infine, ma non sicuramente ultimo argomento, la città della santità, delle vocazioni, di preti e consacrate che indicano la via del bene e della testimonianza.

«Milano, città di santi, di uomini e donne, come don Carlo Gnocchi, don Luigi Monza, Luigi Monti, don Domenico Pogliani, fratel Ettore Boschini», ma si potrebbe aggiungere anche suor Enrichetta Alfieri, «e tanti altri che hanno esplorato le miserie dell’umanità e, mossi dallo Spirito, hanno aperto vie nuove e dato vita a Istituzioni che stringono alleanza con l’ente pubblico perché i malati siano curati, i disabili siano riabilitati, gli anziani assistiti, i senza tetto siano ospitati».

Una realtà, una speranza di vita buona e possibile, una convivenza che si rende presente, prima, nello scambio della pace tra i concelebranti e i Ministri delle Chiese e, a conclusione, dalla Benedizione finale invocata coralmente, mentre e si srotola, nelle prime file del transetto, un grande striscione della Comunità di Sant’Egidio (che precedentemente aveva promosso una partecipata Marcia della Pace). Le parole? “Pace in tutte le terre”.

L’incontro dell’Arcivescovo con i rappresentanti delle Chiese cristiane

Poi, conclusa la Celebrazione, nella Cappella arcivescovile, monsignor Delpini incontra per i tradizionale auguri del 1 gennaio, i rappresentanti delle Chiese cristiane e i membri della Commissione ecumenica.

Il saluto iniziale è portato dal presidente dell’organismo, monsignor Luca Bressan, presente anche il responsabile diocesano del Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo, il diacono Roberto Pagani.

La parola passa a Sara Comparetti della Chiesa Battista, presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, che ringrazia Delpini per le parole da lui rivolte ai rappresentanti delle Chiese nell’omelia dell’Ingresso in Diocesi e per l’indizione del Sinodo. Si parla di un anno, quello appena conclusosi, ricco di eventi, anzitutto il 500esimo della Riforma protestante che «è stata occasione per un incontro e per conoscersi meglio. Il primo anniversario celebrato non “contro”, ma “con”». Senza dimenticare la possibilità, emersa nell’annuale Convegno del Servizio per l’Ecumenismo della Cei di Assisi del 2017, di poter costituire una Consulta Nazionale Ecumenica.

La speranza è, ovviamente, di proseguire su una strada di dialogo che vede in Milano, anche per la presenza del Consiglio (tanto hanno fatto le amicizie personali e la consuetudine a incontrarsi) un’isola felice. CCCM che compie 20 anni e intende celebrare l’importante anniversario con tante iniziative, prima di tutte la Settimana di Preghiera per l’Unità che vedrà, alla sua conclusione, la presenza dell’Arcivescovo presso il Tempio Valdese di Milano, il prossimo 25 gennaio. E, magari, con la speranza di un pellegrinaggio, tutti insieme, o ancora con la bella idea di trovare in città un luogo in cui ricordare i testimoni, riconoscendo quanto la fede comune possa farci riconoscere fratelli e sorelle.

«Il tema dell’ecumenismo ha sempre suscitato appassionata adesione nella nostra Diocesi, anche in tempi nei quali i rapporti erano molto meno sciolti di oggi. L’idea di un luogo per ricordare i testimoni della fede che hanno pagato, talora, con la vita la loro coerenza è da considerare con molta attenzione», dice, da parte sua, l’Arcivescovo.

«Voglio condividere uno sguardo positivo che si aspetta segni incoraggianti per una fraternità che deve essere veramente quella che il Signore vuole al di là delle fatiche e delle paure. Ho fiducia che alcune delle proposte formulate siano punti di coagulo di tante energie per un buon vicinato che significa costruire la città intorno non al supermercato o alla banca, ma alla piazza attraverso una trama di rapporti liberi inseriti in una convergenza. La Chiesa è unica e sarò grato per tutti i contributi che potremo condividere su questo tema.

Il 20esimo del Consiglio e il 60esimo dell’annuncio del Concilio possono far immaginare un anno di Grazia. Milano è certamente una città molto secolarizzata – seppure con un’importante presenza cristiana – nella quale può sembrare che si possa prescindere da Dio. Questo è un tema che mi impensierisce molto. Per la qualità della vita della gente dobbiamo interrogarci. Come si fa a vivere insieme in una metropoli senza un riferimento trascendente? Abbiamo la responsabilità di offrire la testimonianza della bellezza di poter avere una speranza più grande. Chiedo il vostro aiuto su tutto questo e, in specifico, sul Sinodo».

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