Torna un'altra volta, con la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Per l'occasione giovedì 2 febbraio l'Arcivescovo, presiederà una solenne celebrazione in S. Ambrogio, alle ore 17.00, alla quale sono invitati Religiose/i, membri degli Istituti Secolari e di nuove forme di vita consacrata e una rappresentanza dei fedeli laici.


Redazione

Torna un’altra volta, con la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Idealmente la Chiesa intera è chiamata a prendere coscienza dei tantissimi fratelli e sorelle che, nella chiamata alla Fede e a partire dal dono del Battesimo, hanno percepito il desiderio di una sequela più radicale di Gesù e hanno consegnato a Lui la loro vita per diversi sentieri, incentrati sull’intimità con lui –Parola, Eucaristia, Comunione- nella contemplazione e nella vita monastica, o nella dedizione ai fratelli attraverso l’annuncio del Vangelo, l’educazione e l’insegnamento; nel servizio dei malati, dei poveri, di ogni genere di bisogno e difficoltà. E’ un’occasione per ringraziare il Padre di ogni dono, ma anche per esprimere agli interessati stima, riconoscenza, per invocare la grazia della perseveranza non solo per ciascuno/a ma per la continuità di questa presenza che è tesoro per il popolo di Dio e per l’umanità.

La Diocesi ambrosiana, com’è ormai tradizione, esprime questo in una solenne celebrazione presieduta dall’Arcivescovo, giovedì 2 febbraio, in S. Ambrogio, alle ore 17.00 cui sono invitati Religiose/i, membri degli Istituti Secolari e di nuove forme di vita consacrata. Sarà bello se, con l’Arcivescovo e i suoi collaboratori, non mancherà almeno una rappresentanza dei fedeli laici.

Certamente però in ogni Parrocchia dovrà trovare posto un richiamo alla Vita Consacrata e uno spazio pur piccolo nella liturgia del giorno o in quelli vicini o di domenica.

Forse però la modalità più significativa per vivere questa data è trasformarla in un’occasione in più per rivisitare il sentire comune circa la vita consacrata. Forse dopo i pronunciamenti del Concilio – anche su questa realtà di cui ha avviato il rinnovamento, accompagnato da non pochi travagli-, dopo il Sinodo dei Vescovi sull’argomento e l’Esortazione Apostolica “Vita Consacrata”, gli ulteriori documenti e interventi, compresi quelli brevi e incisivi di Benedetto XVI, sarebbe utile una grossa verifica dentro la Diocesi in ascolto dei consacrati stessi.

Ma più semplicemente sarebbe già un bel passo se presbiteri, fedeli laici, in particolare gli operatori pastorali, singolarmente o negli organismi di partecipazione, si ponessero alcuni interrogativi sull’argomento, come esempio ne indico tre:

Il Concilio ha posto in luce giustamente la responsabilità di tutti i battezzati nella Chiesa e per l’annuncio del Vangelo, allora c’è meno bisogno della vita consacrata e dei religiosi/e?
C’è ancora molta reazione -e non solo dai praticanti- quando si contrae o viene meno, la presenza e l’opera delle Suore nelle comunità e se ne soffre… Ma sarebbe giusto concludere come fa qualche presbitero, “non è un grosso problema, ho il dono di tanti laici che si impegnano”?
L’esperienza di testimonianza e di opere coraggiose dei consacrati e soprattutto la definitività della loro scelta,ha poco da dire per la qualità dell’impegno e la formazione dei laici?

Dal Vaticano II e ancor più in seguito al Giubileo,è più avvertito che la santità è la “misura alta e ordinaria” della vita cristiana. Nell’accompagnare i fedeli per queste vie o nella loro ricerca di farsi docili alla Parola e allo Spirito può ciascuno, ogni comunità, essere come autosufficienti –pur in forza dei doni del Signore alla Chiesa- o non sarebbe una grossa ricchezza farsi aiutare anche da altre mani e guide e soprattutto da cammini e grosse intuizioni spirituali che caratterizzano tanti ordini e famiglie religiose e la loro tradizione?

E’ così certo che le “chiamate” del Signore, anche a cammini speciali e a una appartenenza totale a Lui, si sono fatte rare?
Non è che se ne ha poca conoscenza o considerazione o non ci si dedica abbastanza all’ascolto delle persone accontentandosi di proporre una normalità che è spesso superficialità? Non è che lo Spirito soffi senza che venga percepito? E questo non solo per forme nuove di consacrazione…

Mons. Ambrogio Piantanida
Vicario Episcopale per la Vita Consacrata

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