Redazione

… lontano da ogni tentazione oloegrafica (così facile, ahinoi, in quegli anni), si dipana il racconto della missione salvifica della Chiesa, l’annuncio del Vangelo e le risposte degli uomini. Uomini veri, donne autentiche, con tutta la loro forza, con tutte le loro debolezze. E la vita così com’è, il quotidiano con le sue gioie e i suoi dolori. Quasi un’epopea, di schietta impronta contadina, di franca parlata brianzola. Nulla di idealizzato, nulla di astratto. Ogni volto pare un ritratto, e forse lo è davvero, come quello, ben riconoscibile, dello stesso don Brambilla. Il tutto, così, a coinvolgere e far riflettere, al di là di ogni retorica. Ad Arialdo sarebbe piaciuto, ne siamo convinti. Il castello, lo si diceva, è nel cuore della vecchia Cucciago. Quel che ne resta, naturalmente. E cioè, essenzialmente, una torre quadrata, massiccia, solida, che pare vegliare ancor oggi sul borgo e sulla sua gente. Anche se alla sua ombra, fortunatamente, più non girano ronde armate, ma gruppi di bambini presi dai loro giochi, o coppie di anziani in tranquilla conversazione. E anche qui torna il ricordo di Arialdo, alla cui famiglia il castello appartenne, come tutto il contado, del resto. In un angolo, sotto l’ingresso porticato, un incontro curioso: l’immagine di due gatti, incisa su una pietra del lastricato. A ricordare, si racconta, un epiteto dialettale che nei dintorni era stato affibbiato agli abitanti di Cucciago, giocando sull’assonanza col nome del paese: scüsciagatt, cioè “schiaccia gatti”. I cucciaghesi devono essere gente di spirito, e invece di prendersela invitano i forestieri a “calpestare” i simpatici felini. Dicono che porti fortuna. Provare non fa danno… In alto, affacciato sulla valle del Seveso, il santuario della Madonna della Neve. Vi si arriva dal centro salendo una breve rampa, generosa di scorci suggestivi. Il tempio fu realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, con un’interessante pianta ottagonale absidata: una mole notevole, che s’impone sull’abitato e che caratterizza il paesaggio attorno. E tuttavia, proprio lì accanto vi è un altro simbolo di Cucciago, meno imponente ma ancora più importante, e ben più antico: il campanile della primigenia chiesa di San Vincenzo. Una piccola, grande meraviglia. Chi ama il romanico lo sa bene. Snello, flessuoso, appartiene a una famiglia numerosa in terra brianzola, e tuttavia con ancora più carattere, ancora più poesia. Il santuario della Madonna della Neve, d’altra parte, non ebbe mai la “sua” torre campanaria. Si scavarono le fondamenta, ma poi non se ne fece niente. Forse mancarono i fondi, forse non ci fu intesa sul progetto. O forse non si volle far torto proprio allo splendido, antichissimo campanile già esistente, che è lì, fiero, ancor oggi a far bella mostra di sé.

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