Al Museo Diocesano di Milano sono esposte 150 immagini di quattro grandi fotoreporter italiani sui drammi e le speranze del Terzo Mondo. Fino al 26 ottobre 2003


Redazione

di Luca Frigerio

Difficile sostenere quegli sguardi. Li si sente scendere fin nelle ossa, squassando le viscere, rovistando nelle coscienze. Nelle nostre coscienze.
Bambini di strada, nomadi di rotte perdute, padri angosciati, madri amorevoli, pastori senza più un gregge, senza una casa, senza una vita. Sono loro che ci guardano. E ci interrogano, senza dire una parola.
Centocinquanta immagini in bianco e nero, un reportage nel dramma dei popoli. Con una speranza: quella di un mondo diverso, migliore, più giusto. Un mondo possibile, appunto.
A raccontarlo sono gli scatti di quattro tra i più sensibili fotoreporter italiani, in una mostra ideata dal Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) e accolta dal Museo diocesano di Milano. Una rassegna da vedere, rivedere, meditare. Per chi ama la fotografia come arte, perché le immagini esposte sono splendide, emozionanti, vere. Per chi ha passione dell’uomo e del suo destino, perché in questi fotogrammi si raccontano storie di dolore e di ingiustizia, ma anche di riscatto. E di dignità, soprattutto.
Il viaggio si snoda tra realtà diverse, lontanissime. Eppure accomunate da tragedie simili, da uguali sofferenze. Come sempre identico è il gioco dei bambini, fatto di niente, di calci a un barattolo, di urla e risate.
Ed ecco allora sgranarsi un rosario di tormenti e d’affanni, nel nero di un inferno quotidiano, nel bianco di una luce forse intravista. La difficile rinascita dell’Albania, i profughi in Libano che tutto hanno perduto, gli occhi gonfi di pianto dei kosovari, i fiori e i piedi nudi per le strade polverose di Santo Domingo, le ragazze brasiliane strappate all’infanzia, i mattoni di una fabbrica in Cambogia che ti chiudono come in una prigione, negandoti perfino il cielo. E poi le croci degli ammazzati nelle guerre tribali in Congo, le montagne di rifiuti in Angola brulicanti di uomini ridotti a topi, le preghiere mormorate di un giovane etiope, che chiude gli occhi e sogna, chissà.
L’obiettivo riprende, fissa, testimonia. Veritiero, senza dubbio. Spietato a volte, sincero sempre. Ma mai neutrale. Perché non può esserlo chi si mischia con la gente, con le sue paure, le sue miserie, le sue speranze. Dario Mitidieri, Paolo Pellegrin, Ivo Saglietti, Paolo Verzone lo sanno bene. Professionisti, e grandi, dell’immagine, della fotografia come cronaca della vita, i quattro fotoreporter che hanno accettato la sfida del Vis non hanno saputo, non hanno voluto evitare di lasciarsi coinvolgere. E ogni scatto è vissuto. Ogni inquadratura una presa di parte: la loro, quella degli ultimi, dei dimenticati, degli oppressi.
Tante immagini di sofferenza, dunque, di tristezza, di inquietudine. Ma mai di disperazione. Non è retorica: niente lo è più lontano che queste foto. Né pietismo, né paternalismo.
C’è speranza, nei reportage di Mitidieri, Pellegrin, Saglietti e Verzone perché ci sono anche uomini e donne che lavorano per un presente diverso, per un futuro in cui credere. Sarà l’utopia a muoverli, o il coraggio di chi non accetta la sconfitta senza combattere, o ancora l’amore cristiano per il prossimo…
Sarà questo e forse altro ancora, ma quel che conta è che a Santo Domingo c’è chi toglie i bambini dalla strada insegnando loro l’alfabeto e un mestiere, a Recife chi aiuta le bambine perché non vendano il loro corpo, in Cambogia chi i mattoni li usa per fare porte da calcio, in Congo chi dà una famiglia a chi è rimasto orfano…
Il mondo possibile è questo. Le vie dello sviluppo, per usare il titolo della mostra, passano proprio da qui, da queste mani, da questi volti, da questi sguardi. Nessuno si illude che i mali del mondo scompariranno da un giorno all’altro solo per la nostra commozione di un attimo. Ma qualcosa bisogna fare.
Guardiamo, conosciamo, capiamo e facciamo. C’è già chi da tempo si sta dando da fare.

UN MONDO POSSIBILE.
LE VIE DELLO SVILUPPO

Fino al 26 ottobre

A Milano presso il Museo diocesano
(corso di Porta Ticinese, 95).
Tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 10 alle 18.
Ingresso 3 euro.
Il ricavato della vendita del catalogo
èinteramente devoluto ai progetti del Vis.
Per informazioni: tel. 02.89.42.00.19

Cos’è il VIS?

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