Un artista-poeta della realtà. A Fossombrone (Pesaro) una grande antologica ne ripercorre l'opera e la figura. Fino al 9 novembre 2003


Redazione

di Luca Frigerio

Tutto accadde a Milano, negli ultimi mesi del 1922, tra il salotto di Margherita Sarfatti e la Galleria Pesaro.
Al centro un gruppo di artisti, toccati in diversa misura dal dramma della guerra, reduci in vario modo da esperienze d’oltralpe: Funi, Sironi, Dudreville, Oppi, Malerba, Marussig… E lui, Anselmo Bucci.
Bucci fu per molti versi l’ideatore, il fondatore di quel nuovo movimento artistico italiano: il Novecento. Certamente fu colui che gli diede il nome.
Un nome ambizioso, esagerato perfino, per un gruppo di artisti non ancora celebri e così ridotto di numero. Ma lo stesso Bucci, se non altro, se ne rendeva conto. «Un secolo d’arte, per definire un gruppo di pittori, era una fanfaronata, ne convengo. Era una boutade, ma spiritosa».
Eppure, nonostante l’avesse tenuto a battesimo, Bucci ebbe un rapporto strano, a volte perfino conflittuale, con il Novecento. Soprattutto quando si trasformerà in “altro”, rispetto a quello che lui stesso aveva creduto, da movimento innovativo a gruppo artistico di regime.

La figura e l’opera di Anselmo Bucci (1887-1955) meritano di essere riscoperte, e l’occasione può essere oggi la grande mostra antologica dedicata all’artista a Fossombrone, nelle Marche, suo paese natale.
Oltre cento opere, dipinti e incisioni, tra i quali anche un importante nucleo di lavori inediti, che lo stesso Bucci aveva gelosamente conservato, senza mai esporli.
Una gioventù itinerante, quella di Bucci. Ancora ragazzo è nel Veneto, poi a Milano, per studiare all’Accademia, dal 1906 a Parigi, dove sopravvive d’espedienti ma frequenta gente come Modigliani, Severini, Utrillo, Picasso. E poi via, viaggiando e vagando, in Sardegna, in Africa, nel Sud della Francia, per conoscere, per vedere, per capire. La Grande guerra lo vede volontario, come tanti altri giovani artisti della sua generazione.
Le prime esperienze impressionistiche, l’interesse per la pittura simbolista, l’impostazione novecentista, l’avvicinarsi alle tematiche del sacro negli ultimi anni… Ma sempre e comunque, in Bucci, una costante: la visione sottilmente ironica, ludica perfino, della vita. Una pittura briosa, ma non per questo banale. Un’arte “dell’allegria”, ma non per questo dimentica dei mali e dei dolori dell’umanità.
E’ che Bucci, probabilmente, era fatto così: per carattere, per istinto, per ricerca. Gli piaceva ritrarre il vero, come diceva lui stesso, ma «aureolato di poesia».

ANSELMO BUCCI

Fino al 9 novembre

Fossombrone (Pu), Quadreria Cesarini
Tutti i giorni, 10.30-12.00 e 16-19
(lunedì chiuso)
Ingresso intero 6 euro
Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0721.370956
info@ingeniacultura.it

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