Piccoli pensieri dal Niger di don Hervè:

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Il “gregge di Dio”
E’ sempre sorprendente per me accogliere e vivere la mia fede cattolica, universale. Mi affascina da quando ho avuto la capacità di comprenderla più intimamente anche in seguito a molte prove che ho avuto la grazia di poter vivere. Raccontarle non è facile perché ciascuna è collocata in un contesto sempre intimo anche se vissuto tra tanti amici, parenti e persone. Ciò che le rende una benedizione per me è che ogni volta, nella grande diversità di momenti della mia vita, mi hanno mostrato il valore, la dignità dell’altro, di ogni altro, del “gregge di Dio”. Ricordo ad esempio quando lavoravo all’aeronautica Macchi è mi rendevo a poco a poco conto che stavo partecipando a costruire aerei da guerra. Con tutto il rispetto per qui non poteva fare altro che continuare a lavorare in quella fabbrica nel mio cuore sentivo che non era accettabile, e di conseguenza dovevo dir di no a questo lavoro “sicuro” e riprendere un “cammino” che non mi era ancora chiaro, ma che spingeva verso orizzonti più “liberi” come quelli che più tardi compresi: quelli del “cercare ogni giorno di servire”. Sono convinto che a ciascuno è data questa grazia anche se a volte è faticoso comprenderla immersi come siamo negli arrivismi degli uomini e delle donne di tutti i tempi. La paura di “scomparire” ad esempio spinge a vivere tanti sacrifici quando Gesù invece ci ha detto: “… se il chicco di grano caduto in “terra” non muore, rimane solo, se muore invece porta molto frutto … “. In questi giorni “delicati” della preparazione alla Pasqua, la quaresima, milioni di sorelle e fratelli soffrono per i “vari arrivismi”. E’ crudele, ma è così e non possiamo non “ascoltarli”. Nello stesso tempo milioni di mamme e di papà accarezzano i loro bimbi, ricchi o poveri che siano, bianchi o neri, di una religione o di un’altra perché non è questo o quello che viene prima, ma l’amore che quel piccolo con una efficacia grandiosa pone nel cuore dell’adulto. Ogni bimbo chiede amore e questo significa “lavorare” perché il dialogo, la tolleranza, il rispetto, la dignità dell’altro siano il nostro “cibo quotidiano”. Ma quando il “piccolo” rimane solo una presenza individuale allora diventa impossibile educarci all’accoglienza. Ci s’immerge sempre più nelle “separazioni giuste” e gli altri “piccoli” non esistono più, diventano come dei numeri, anzi sono solo dei numeri attraverso i quali, drammaticamente, posso far valere le mie “ragioni”. Io penso che questa sia la “strada” della vergogna, del peccato che non deve ancora “umiliarci” facendoci apparire liberi e gli altri “poveretti” o “crudeli”. Ogni crudeltà, da qualunque parte arrivi, è una crudeltà e non va mistificata, ma nello stesso tempo io credo che non devo mai abbassare la guardia del “dialogo” in nome delle “crudeltà”, ma anzi lavorare di più. Ed eccomi ai piedi del Crocifisso in cui “vedo” compiersi questo cammino divino dell’accoglienza che è anche il futuro vero per ogni persona: quello della vita che non si ferma alla “crudeltà” della morte, ma risorge, cioè indica la strada della maturità umana a cui tutti sono chiamati. Tengo tra le mie mani questa bimba nata da pochi giorni, non ha nulla se non se stessa e “noi”. E’ di una famiglia mussulmana ed è tra le braccia di un prete cattolico, ma in verità quello che conta, secondo me, è che ci “chiama” tutti a volerci bene affinché possa crescere e vivere “libera”. Domani è per noi cristiani la domenica delle palme preghiamo gli uni per gli altri per diventare sempre più “accoglienti” nei luoghi dove ci è dato di vivere. Io ne sento tanto il bisogno per imparare a vivere sempre più questo “cammino di libertà” tra i tantissimi fratelli che Dio mi mette accanto, ma che io devo “cercare” di “vedere” come Lui ci da la Grazia di “vedere”.
A tutti voi Buona Pasqua (passaggio) nel nome di Gesù,
nostro Signore ricco di misericordia per tutti.
Ciao con affetto
vostro don Hervé

 

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