di Luciano GUALZETTI
Vicedirettore di Caritas ambrosiana e Segretario generale del Fondo famiglia-lavoro

Forse non era necessaria la seconda crisi che ha colpito la Grecia e l’Europa intera, per comprendere che la situazione non era delle migliori e che la grande crisi che stiamo attraversando non è passata. Purtroppo gli avvertimenti sono stati ampiamente ignorati da coloro che avrebbero dovuto imporre le regole affinché le speculazioni finanziarie non colpissero più. L’eccessiva prudenza nel prendere i provvedimenti necessari ha fatto perdere tempo prezioso. Il risultato drammatico è che ora gli stati indebitati dell’Europa possono fare la fine della Grecia in qualsiasi momento, Italia compresa.
I dati in nostro possesso già ci avvertivano di una crisi duratura con conseguenze sociali di lungo termine. La crisi ha contribuito a peggiorare le condizioni di coloro che erano già nel bisogno: sono aumentati i flussi nei Centri di ascolto di coloro che sono in difficoltà economica. Ma soprattutto essa ha fatto precipitare nella zona grigia dell’insicurezza e della vulnerabilità, con forti rischi di impoverimento, molte famiglie che non se lo sarebbero mai aspettato.
Ciò nonostante la società civile non è stata a guardare. In tutta Italia sono state avviate iniziative di riflessione sulle cause della crisi, si sono proposti modelli alternativi e si è operato con soluzioni concrete a favore delle famiglie colpite. Nella Diocesi di Milano l’istituzione del Fondo famiglia-lavoro ha risposto con tempestività alla necessità di affrontare le domande di senso che la crisi ha provocato, offrendo al contempo un aiuto concreto.
A proposito della riflessione è emerso in modo chiaro che il modello basato sulle disuguaglianze e sull’illusione individualista, in cui ciascuno cerca di sfruttare per il suo tornaconto tutte le possibilità messe a disposizione dalla finanza o dal modello consumistico, non tiene più. Non solo non mantiene le sue promesse, ma i costi ambientali e sociali sono drammatici.
In secondo luogo sul fronte del modello economico il Fondo propone, all’interno di una conversione complessiva anche dei rapporti economici, nuovi stili di vita e rapporti economici, non solo basati sul profitto, ma sulla sobrietà come giusta misura nell’uso delle cose, dei beni e del denaro. La gratuità e il dono diventano parte integrante della riprogettazione dell’economia così come auspicato da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate. Una sobrietà non fine a se stessa, ma finalizzata alla condivisione soprattutto con i più deboli, i poveri. Il Fondo offre concretamente la possibilità a coloro che possono limitarsi nei consumi, non solo di liberarsi del superfluo, ma di condividere con chi ha bisogno. Come dice il cardinal Tettamanzi il Fondo costituisce insieme un esempio e uno strumento concreto per percorsi di sobrietà e solidarietà personali e comunitari in un’ottica pedagogica.
Infine circa l’aiuto concreto e l’attenzione alle famiglie in difficoltà il Fondo propone un modello per ridistribuire le risorse disponibili. Anzitutto a livello economico: attraverso un ascolto attento delle singole situazioni, si orientano le persone in difficoltà alle forme di aiuto presenti nelle istituzioni pubbliche e private, prima di utilizzare il Fondo stesso. In secondo luogo attivando le risorse relazionali disponibili nella comunità per sostenere le famiglie, evitando l’isolamento e il ripiegamento su se stesse, con forme di aiuto semplici ma altrettanto efficaci: come ad esempio famiglie che aiutano altre famiglie. Si sono così attivate intere comunità. Con i volontari dei Distretti del Fondo, gli operatori delle Acli e della Caritas, i parroci e gruppi di famiglie disponibili ad accompagnare quelle colpite dalla crisi, altre associazioni e Centri di ascolto, sono state attivate comunità solidali che rimarranno certamente oltre questa crisi.
Dopo circa un anno e mezzo di attività possiamo dire che si è realizzato quello che il Cardinale in più occasioni auspicava riguardo al Fondo: «Non può essere occasionale, bensì deve divenire modello per una contribuzione solidale e continuativa a favore dei più deboli». Se la crisi avrà conseguenze durature allora appare evidente la necessità di una proroga del Fondo anche per l’anno 2011. La sfida è notevole, ma dobbiamo coglierla perché c’è in gioco, insieme alla dignità delle famiglie impoverite dalla crisi anche il nostro modello di vita sia personale sia di comunità.

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