L'Arcivescovo ha concelebrato la celebrazione ecumenica della Parola, che ha dato avvio alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Per la prima volta il rito si è svolto nella chiesa protestante della città

di Annamaria BRACCINI

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«Accompagnaci e sii a noi vicino, te lo chiediamo nel nome del tuo figlio Gesù Cristo». 
Si apre, così, con una brevissima preghiera di invocazione, la Celebrazione ecumenica della Parola, promossa dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, che si svolge, per la prima volta nella chiesa protestante cittadina dove, dal 1850, si ritrovano luterani e calvinisti di nazionalità tedesca, svizzera e italiana. Concelebrano, dando avvio nella nostra città alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il cardinale Scola, la pastora della Chiesa Evangelica Battista, Anna Maffei e l’archimandrita Vitsos Theofilactos della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli. 
La piccola processione nel giardino della chiesa, con i suoi grandi vasi di coltivazioni sostenibili, porta i Ministri del Culto all’interno dell’arioso tempio, dove sono tanti, per l’occasione, i fedeli di diverse Confessioni presenti.
«Benvenuti nella chiesa composta da luterani e riformati. Ci sentiamo onorati che quest’anno il Consiglio delle Chiese abbia scelto, il nostro, come tempio di apertura, certamente perché festeggiamo i cinquecento anni della Riforma e non vogliamo farlo senza i nostri fratelli e sorelle delle Chiese», dice la “padrona di casa”, la pastora Anna Foeth.
Il pastore Giuseppe Platone, della Tavola Valdese e presidente del CCCM, ricorda come siano «molti coloro che celebrano questa Settimana insieme. La parola che ci viene lanciata è di divenire, nelle singole tradizioni, agenti di riconciliazione», spiega. 
Mentre il Coro russo esegue melodie peculiari dell’Ortodossia e il Mailänder Kantorei fa vivere la splendida tradizione musicale luterana attraverso Bach e Schubert, il pensiero va alla «pluriformità nell’unita e non all’uniformità», come conclude Platone. 
Nel momento in cui i Concelebranti invitano alla confessione di peccato, significativamente si erge un piccolo muro fatto di veri mattoni su cui sono iscritte le parole disprezzo, persecuzione, intolleranza, offesa, divisione, diffidenza. 
Di abbraccio fraterno con cui vorrebbe raggiungere tutti, parla il Cardinale, che fa riferimento al tema scelto per la Settimana, che dal 18 al 25 gennaio a Milano e in ognuna delle sette Zone pastorali in cui è divisa la Diocesi vedrà 21 incontri di preghiera e dialogo tra Confessioni Cristiane Cattoliche, Ortodosse e Protestanti su “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”, titolo scelto quest’anno dal Consiglio delle Chiese in Germania su incarico Consiglio Ecumenico mondiale delle Chiese, proprio in omaggio del 500esimo anniversario dell’inizio della Riforma protestante
«L’amore di Cristo ci spinge. Queste parole dell’Apostolo, riprese con forza da papa Francesco in Evangelii Gaudium, danno ragione compiuta del nostro convenire questa sera in preghiera. Siamo qui presenti mossi dall’amore di Cristo che ci precede sempre in modo radicale. Vogliamo confessare questo amore universale a partire dal riconoscimento del nostro peccato personale e di quello legato alle divisioni che ancora ci accompagnano, in parte, nel nostro tempo. Questo ci rende profondamente realisti di fronte alla storia. Abbiamo costruito muri tra di noi e tra i cristiani e gli uomini. Muri che, come testimonia bene il nostro simbolo, non sono ancora crollati del tutto», osserva il Cardinale.  
Ma cosa significa “vivere per Gesù” e, per noi, farlo «qui e ora, nella Milano plurale, oggi insieme nella appassionata ricerca dell’unità con tutti gli altri cristiani?». 
Da qui una prima indicazione dell’Arcivescovo, che nota: «Certamente il nostro convenire questa sera in preghiera è già un inizio di risposta molto chiaro ed esplicito. E lo è in modo speciale nel 2017 in cui viene commemorato il quinto centenario della Riforma. È stato acutamente osservato che, per la prima volta dopo il dramma della divisione dei cristiani in Occidente, è possibile commemorare la Riforma in un’epoca ecumenica, nel riconoscimento di ciò che già ci unisce. Commemorare la Riforma non può non essere, una festa di Cristo». 
Festa di gioia perché Colui che viene annunciato a una voce, è Gesù, centro del cosmo e della storia, speranza affidabile e straordinaria per e di tutti come testimoni del Signore che salva. 
Torna, nella riflessione di Scola, l’interrogativo su come annunciare Gesù, più che mai stringente oggi e che fu già del teologo luterano Karl Barth.
La risposta arriva a partire dalle parole di papa Francesco: «La nuova evangelizzazione sprona ogni battezzato a essere strumento di pacificazione e di testimonianza credibile di una vita riconciliata». 
«Le nostre Comunità, con la loro testimonianza – scandisce l’Arcivesocovo – sono lo spazio umano dell’azione riconciliatrice di Dio. Per essere fedeli a questo compito, le nostre Chiese sono chiamate a vivere in stato di continua riforma, di permanente uscita da sé, con lo sguardo fisso al Redentore e ai bisogni dei nostri fratelli uomini. In questo senso, seguendo le orme di Gesù, che proclamò beati i poveri, vogliamo pregare questa sera per accogliere tutti, a partire dai troppi esclusi. Partire da loro, infatti, ci pone sulla strada sicura della grazia di Dio e della domanda di perdono e, quindi, ci dona, anche se magari in termini germinali, la gioia del Vangelo. Questa è la testimonianza che il mondo sta aspettando da noi».
E tale è anche la grazia da chiedere: «grazia dell’operare, al di là delle diversità, insieme». 
Poi, la preghiera corale di riconciliazione, con i mattoni che vengono disposti a croce, la preghiera di intercessione, lo scambio della pace, il Padre nostro e la benedizione pronunciata insieme dai Ministri, prima dell’uscita dalla chiesa tra tanti sorrisi e della colletta dedicata ai terremoti, magari anche gli ultimissimi, quelli colpiti poche ore fa.
Arriva, infine, anche un annuncio: il 3 giugno, vigilia di Pentecoste, vi sarà a Milano un evento ecumenico per commemorare, ancora una volta insieme, la Riforma.

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