In aumento le vittime della situazione economica, secondo l’ottavo Rapporto sulle povertà della Diocesi che sarà presentato mercoledì 30 a Milano

di Pino NARDI

famiglia-lavoro

Operai in cassa integrazione; donne straniere che non riescono più a trovare un posto come badanti e colf nelle famiglie italiane; piccoli artigiani e lavoratori dipendenti strozzati dai debiti. Sono queste le vittime della crisi economica secondo l’ottavo Rapporto sulle povertà della Diocesi di Milano che sarà presentato durante il convegno organizzato dalla Caritas Ambrosiana, mercoledì 30 settembre, dalle 10 alle 13, in via San Bernardino 4 a Milano.
L’indagine, realizzata dall’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse, è stata condotta su un campione di utenti dei centri di ascolto e dei servizi Caritas (quasi 16 mila persone). È stata inoltre arricchita da due approfondimenti sui dati della Fondazione antiusura San Bernardino e del Fondo Famiglia-Lavoro. All’incontro sarà presentato anche il progetto di mutuo aiuto, intitolato “Famiglie solidali” che alcune famiglie stanno sperimentando a Erba.
Ne parliamo con Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas Ambrosiana e segretario del Consiglio di gestione del Fondo: «Quello che emerge dai dati dell’Osservatorio è che nell’ultimo trimestre in effetti c’è stato un grande incremento delle problematiche legate al reddito con persone impoverite o che hanno perso il lavoro. Perciò sono in aumento le richieste di beni materiali come pacchi viveri, aiuti concreti e buoni mensa».

E per quanto riguarda il Fondo?
Le persone che hanno chiesto aiuto al Fondo sono persone colpite dalla crisi del lavoro: il 30% da licenziamenti, un altro 30% per la fine del contratto a termine e un 15% in cassa integrazione. Questo è riferito all’analisi dei dati fino a giugno. Probabilmente con le domande che arriveranno a settembre, ottobre e novembre prevarrà il ricorso alla cassa integrazione. Quelli che si rivolgono al Fondo sono operai specializzati dell’edilizia, dell’industria, delle piccole aziende o di cooperative di servizio. Confrontando i dati anche con la Fondazione San Bernardino emerge che sono persone che erano già indebitate per mutui o per le rate con le finanziarie. Erano al limite e la perdita del lavoro li ha messi subito nella situazione di chiedere aiuto. Mentre le persone con risparmi o con una rete familiare solida stanno resistendo di più.

Com’è la situazione in questa ripresa autunnale? Vi aspettate un afflusso di richieste maggiore?
Sì, ci aspettiamo un incremento delle domande: al 31 agosto avevamo superato le 3 mila, di cui circa 2 mila le avevamo già valutate. Fino a luglio abbiamo erogato circa 4 milioni. I distretti del Fondo sono stati riaperti in questi giorni e sappiamo che stanno raccogliendo tante domande. La sensazione è che ci sarà un’ulteriore ondata. Tuttavia il Fondo può rispondere alle situazioni con un contributo economico, ma non può essere l’unico aiuto alle famiglie. Stiamo cercando di individuare e di spingere gli operatori a indagare e a proporre anche altri tipi di supporti. Innanzitutto utilizzare quelli pubblici: sappiamo che la Regione e altri enti stanno predisponendo forme di integrazione al reddito. Per esempio, c’è il prestito “la speranza” per le famiglie numerose. Insomma cercare di diversificare e arrivare al Fondo quando si sono espletate tutte le forme di aiuto.

Eppure va pensato anche a come trovare un nuovo lavoro…
Infatti, tra le forme di aiuto ci può essere anche quella di appoggiare le persone ad attivarsi per trovare un lavoro, per fare percorsi di riqualificazione e di formazione, sapendo che questa è una strada ancora più difficile. Però sappiamo che va fatto, perché la strada maestra è quella di ritrovare il lavoro. Una comunità deve impegnarsi anche mantenendo attivi coloro che sono stati colpiti dalla crisi, perché l’aspetto peggiore è ripiegarsi su se stesso, aspettare che la crisi passi e pensare che il lavoro “mi venga a cercare”.

C’è qualche altra iniziativa?
Gli enti di formazione metteranno a disposizione quello che hanno in termini di esperienza, una comunità parrocchiale può anche inventare forme di accompagnamento alle singole famiglie. Ci sono segnali di parrocchie dove alcuni nuclei familiari si stanno interrogando per una specie di “adozione” della famiglia che ha perso il lavoro sia in termini economici sia con forme di vicinanza.

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