Anche le sette Missionarie della Carità della casa di Baggio in piazza San Pietro per la canonizzazione. «Per noi è un dono», spiega la superiora suor Marie Xavier

di Luisa BOVE

suore Madre Teresa

Ci sono anche loro oggi in piazza San Pietro per la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta. Sono le 7 suore Missionarie della Carità della piccola comunità di Baggio (Milano). Ieri pomeriggio hanno organizzato una Veglia di preghiera nella loro casa per prepararsi al grande evento e poi sono partite. Non da sole, ma con tre pullman: oltre ad alcuni volontari, ci sono infatti tante famiglie che loro visitano, persone che assistono, le donne ospiti della piccola comunità e i figli. La più piccola della comitiva è Arianna.

Oggi la piccola comunità alla periferia milanese, guidata dalla superiora suor Marie Xavier (africana originaria del Rwanda), è composta da religiose straniere: oltre a lei, quattro sono indiane, una è serba e un’altra polacca. Le suore di Madre Teresa sono sempre molto schive e riservate, non parlano volentieri e preferiscono che si colga il loro carisma missionario rivolto agli ultimi vedendole all’opera. In realtà questo atteggiamento di umiltà dice già tanto dello stile della loro Santa.

Cosa significa per voi la canonizzazione di madre Teresa? «È un evento speciale – spiega suor Marie Xavier -. Per noi è un dono, una gioia, nella semplicità. Viviamo un tempo di ringraziamento, per noi, per i poveri, per le persone che hanno vissuto l’amore che Madre Teresa ha insegnato. È un dono che dobbiamo continuare a vivere ringraziando il Signore e facendo ciò che Madre Teresa ci ha lasciato. Lei continua a intercedere per noi».

Chi sono i «poveri» di cui vi occupate?
Nella casa di Milano ospitiamo mamme e bambini (0-3 anni) di prima accoglienza e donne sole. Poi abbiamo una mensa riservata agli uomini: in media 130-150, ma durante l’estate arriviamo anche a 200. Assistiamo anche i malati, andiamo nel carcere di Novara, al Trivulzio, portiamo la Comunione a malati e anziani, visitiamo tutti i giorni le famiglie del quartiere e organizziamo momenti di preghiera anche con i poveri. Viviamo secondo l’insegnamento di Madre Teresa, con semplicità.

Che cosa attira ancora oggi le giovani nel vostro istituto?
La semplicità, la gioia e la preghiera. Ma bisognerebbe chiederlo a loro… Abbiamo anche tanti volontari e collaboratori, vengono a darci una mano e sono sempre generosi, perché noi siamo solo in sette e non riusciremmo a fare tutto. Non saprei neanche dire il numero esatto, non so quanti sono, ma sono tanti: sono presenti tutti i giorni e poi nel week-end ne arrivano altri a turno. C’è chi viene anche da fuori Milano e da anni viene un gruppo di svizzeri. Considerando che ogni giorno bisogna preparare 200 pasti noi non ce la faremmo davvero…

Madre Teresa contagia tutti, non solo chi entra nell’istituto…
Sì, senza predicare. Vengono e ci aiutano.

 

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