Don Tullio Proserpio presenta la ricerca al centro dell’incontro del 27 novembre: «Un lavoro condotto con metodo rigoroso. E che affronta anche il tema del “dopo” la morte»

di Francesca LOZITO

Un confronto con il mondo della scienza. Al centro della ricerca, la speranza. Verrà presentata venerdì 27 novembre all’Istituto nazionale dei tumori Hope in cancer patiens: the relational domain as a crucial factor («La speranza nei pazienti con cancro: la relazione umana come un fattore cruciale»). Un lavoro pubblicato su Tumori journal, che ha come principale “investigatore” (nel linguaggio scientifico si indica così la persona che guida il lavoro di studio) il cappellano dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, don Tullio Proserpio. Alla presentazione interverrà l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, assieme a una serie di studiosi e autorità e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Per quale ragione è nato questo studio? «Per dialogare con il mondo scientifico devo utilizzare gli strumenti della scienza», spiega il sacerdote. È stato pensato con questo principio l’articolo pubblicato nello scorso maggio. Un lavoro che, come spiega lo stesso don Tullio, non nasce dall’iniziativa di un singolo: «Hanno collaborato una serie di medici, psicologi clinici, statistici. Le cose non nascono mai da sole».

Durante un’intera giornata 300 pazienti dell’Istituto nazionale dei tumori hanno ricevuto il questionario in cui hanno risposto a una serie di domande sulla speranza provata. Ma anche sulle convinzioni religiose che sostengono le persone in un passaggio così difficile come la malattia. Quesiti erano previsti anche sulle buone relazioni. «Nulla che già non sapessimo è emerso dalle risposte – dice ancora il cappellano -, la ricerca non fa altro che confermare cose note a tutti. Ma lo fa con una metodologia rigorosa, tipica del mondo della scienza. Questa è la novità».

Una fotografia, dunque, per fermare un concetto, quello della speranza, tutt’altro che statico: “Sarebbe bello poter fare anche uno studio longitudinale. Per comprendere come cambia la percezione della speranza nei malati nel tempo», aggiunge don Proserpio. Il lavoro è stato molto lungo: l’elaborazione dell’idea risale al 2009; la somministrazione dei questionari si è tenuta il 18 aprile 2012. Ventidue i reparti coinvolti, più le persone in cura a domicilio. Sono stati coinvolti per raccogliere i dati sia quanti lavorano nei reparti, sia volontari della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori).

Tante, in questi anni, le ricerche che hanno riscoperto il valore della preghiera. Qui ci sono elementi nuovi: «Gli altri studi sulla speranza non hanno una domanda sul dopo la morte, eppure io, nel mio quotidiano incontro di persone in corsia, so che si tratta di una questione cruciale per chi è ricoverato – riprende il sacerdote -. È una domanda che si pongono». Alla domanda sull’aspettativa di incontrare i propri cari nell’aldilà l’80% degli intervistati hanno risposto di sperarlo. Tra “sempre” e “spesso” si divide il 60% delle risposte, invece, sulle volte in cui un malato si sente di pregare per gli altri.

 

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