Tra i fedeli in piazza Duomo, gli Alpini, gli scout, i chierichetti e i gruppi provenienti dai Centri della Fondazione anche da Marche, Campania e Basilicata. Sette operatori sono giunti da Roma in bicicletta. Rappresentate anche le strutture attive in Sierra Leone, Ecuador, Rwanda e Bosnia

di Filippo MAGNI

Fedeli in piazza Duomo per la beatificazione di don carlo Gnocchi

Cinquantamila sguardi fissi su un volto solo: quello di don Carlo Gnocchi. Domenica mattina la piazza era tutta per lui, sacerdote ambrosiano, “papà dei mutilatini”, reduce di Russia, educatore appassionato di giovani. La sua figura multiforme ha affascinato persone diverse tra loro, convenute nel centro di Milano per rendergli omaggio nel giorno della sua beatificazione. Erano 50 mila in piazza; altre decine di migliaia i fedeli davanti allo schermo della tv, a seguire la diretta della funzione.
Spiccavano sulla folla le penne dei cappelli degli Alpini: a sinistra dell’altare decine di stendardi testimoniavano la presenza di gruppi provenienti da tutta Italia per rendere omaggio al Beato. Qualcuno ha scelto di rispolverare la vecchia divisa, altri indossavano stivali che – era evidente – hanno percorso parecchi chilometri di marcia.
Tra la folla impossibile non distinguere i chierichetti – più di mille – o le centinaia di scout. Non mancavano i gruppi provenienti dai Centri della Fondazione: tra quelli provenienti più da lontano quelli di Acerenza e Tricarico (Basilicata), Salerno e Sant’Angelo dei Lombardi (Campania), Falconara Marittima (Marche), 7 pullman dalla Toscana (Firenze e Marina di Massa). Singolare l’impresa di 7 operatori dei centri “Don Gnocchi” di Roma, partiti sabato scorso in bicicletta dalla Capitale e presenti oggi in piazza. Significativa infine la presenza dei gruppi provenienti dalla Sierra Leone, dall’Ecuador, dal Rwanda e dalla Bosnia, luoghi dove la Fondazione Don Gnocchi è impegnata con la propria opera di assistenza sanitaria.
Cinquantamila sguardi in piazza Duomo si sono commossi nei tre momenti più intensi della celebrazione. All’arrivo dell’urna, al sollevamento del drappo che la nascondeva, alla partenza del corpo di don Carlo Gnocchi per la chiesa di San Sigismondo. Si è trattato di una commozione gioiosa: poche le lacrime, molti gli occhi lucidi e sorridenti, lunghi gli applausi. La beatificazione di don Carlo è stata una festa. «Sono qui per don Carlo perché se lo merita», diceva una nonna. «La Fondazione ha fatto tanto per mio figlio malato», aggiungeva una mamma. «È un esempio di passione per tutti i sacerdoti», rilanciava un fedele seduto nelle prime file. «Gli Alpini non si dimenticano del loro cappellano», concludeva un reduce.
Al termine della messa, sugli schermi di piazza Duomo, scorrevano le immagini – in diretta – dell’Angelus da piazza San Pietro. Le parole del Papa su don Gnocchi hanno scatenato l’applauso dei 50 mila milanesi, applauso giunto via etere in audio e video nella piazza vaticana in un ideale gemellaggio che ha coronato la festa.

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