Dopo i fatti di Parigi, domenica scorsa don Luigi Quaranta ha guidato il momento di preghiera nella parrocchia Mater Amabilis, a cui monsignor Bressan ha rappresentato il cardinale Scola: «Nei nostri cuori non appelli alla vendetta, ma alla giustizia»

di Filippo MAGNI

Preghiera per Parigi

Giustizia e non vendetta. Unione, da fratelli, nella tragedia. Pur nelle diversità e divergenze personali. Sono alcune delle parole che hanno riecheggiato nella parrocchia Mater Amabilis, dove la comunità francese di Milano si è riunita domenica per un momento di preghiera a seguito degli attentati di Parigi.

«Questa tragedia ci ha lasciato senza voce – spiega don Luigi Quaranta, da settembre cappellano della comunità francese -. Le grida, i pianti che abbiamo sentito nei telegiornali ci hanno lasciato di ghiaccio». Ma la successiva reazione «per nulla scontata, è stata quella di stringerci gli uni gli altri. Un atteggiamento che è della Chiesa (ecclesia, in greco, significa proprio questo) e ci aiuta a non perdere l’orientamento». Don Quaranta l’ha detto ai numerosi fedeli che hanno partecipato domenica a un incontro di preghiera, organizzato a seguito dei fatti di Parigi, a cui era presente anche monsignor Luca Bressan in rappresentanza del cardinale Scola. «Ci ha portato il messaggio dell’Arcivescovo, che ha sorprendenti affinità con il messaggio dell’Arcivescovo di Parigi – rileva il sacerdote dal nome italiano, ma cresciuto fin da piccolo a Parigi e sacerdote diocesano della capitale francese -. Sabato ero in ritiro con alcuni ragazzi, l’incontro è stato organizzato praticamente nella notte tra sabato e domenica. Con tempi così stretti, ha avuto davvero una partecipazione significativa».

I fedeli sono giunti per avere qualche parola di conforto e prospettiva. Non solo domenica, ma anche nei giorni successivi. Il sacerdote ha ripetuto loro che «la prima cosa da fare è pregare per le vittime degli attentati, pregare per la pace e pregare per cacciare tutto ciò che ci conduce alla guerra e che nasce dal cuore dell’uomo». Stringendosi come fratelli, «senza negare che siamo diversi, a volte divergenti. Addirittura in conflitto, in alcuni casi. Ma siamo fratelli, e abbiamo bisogno di mostrarlo dicendo che la pace è possibile». E dunque, «nei nostri cuori non devono nascere appelli alla vendetta, ma alla giustizia, e una determinazione rinnovata alla pace». Domenica era presente anche l’imam Pallavicini: «La sua presenza è stata molto apprezzata dai fedeli – assicura don Quaranta -. Anche perché, con un’attenzione particolare, ha portato con sé una coppia formata dalla moglie cristiana e dal marito musulmano. Come a dire che la convivenza tra le religioni e le culture, nei fatti, è possibile».

Al momento non c’è ancora una data precisa, ma don Quaranta preannuncia che è allo studio un momento di suffragio, memoria e convivialità tra culture per ricordare i morti di Parigi. Il tragico evento ha avuto un forte impatto emotivo sulla comunità, «anche perché i francesi a Milano sono per lo più industriali, dirigenti, personale inviato in città dalle multinazionali per qualche anno, in genere da 3 a 6. Il legame con la Francia è per loro continuo, non sono “emigrati” nel senso tradizionale del termine». In Lombardia, afferma, i francesi sono 18 mila, in Italia 54 mila, nel mondo 2 milioni e mezzo. Un dato sorprendente per una Nazione che, a parte l’epoca coloniale, conosceva soprattutto l’immigrazione. «Questi numeri sono il motivo per cui la Conferenza episcopale ha scelto di inviare nel mondo 40 sacerdoti per i cattolici di lingua francofona». Trovando diversi tipi di accoglienza. «Quella della Diocesi di Milano è particolarmente sensibile a livello pastorale – conclude -, mostra di avere un progetto per cui i preti stranieri non sono accettati solo per amore del culto, ma per inserire le comunità di lingua straniera da protagoniste nella trasformazione in atto nella Chiesa».

 

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