Il tempo liturgico che porta al Natale è la cornice più appropriata per promuovere il sostegno della Diocesi alla campagna in favore dell’affido familiare

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

Terminiamo oggi l’anno liturgico e con domenica prossima entreremo nell’Avvento. La successione dei tempi liturgici si rivela provvidenziale in questo nostro momento storico: di fronte alle tante paure che generano emozioni e violenza in ognuno di noi – l’elenco delle fonti di questa paura e violenza si fa ormai lungo: dai profughi al terremoto; dalla guerra in Siria e in Iraq alla crudezza della campagna elettorale americana; dalla fragilità della nostra identità europea alle conseguenze di una crisi economica che sta rimodellando in perdita i nostri ritmi di vita -, l’Avvento cristiano si rivela come un dono inaspettato da custodire gelosamente, per la sua capacità di indicarci lo stile corretto per abitare questo cambiamento d’epoca, come ci ricorda papa Francesco.

Accogliere e generare amore. L’Avvento ci racconta e ci ricorda proprio queste due azioni, questi due atteggiamenti. Sono gli atteggiamenti di Dio, innamorato perso di noi, dell’umanità; sono gli atteggiamenti di Maria, colei che con la sua fede ha consentito che il Figlio di Dio abitasse la nostra storia e ci rivelasse il volto di Dio come suo e nostro Padre.

Accogliere e generare amore. Sono questi gli atteggiamenti migliori grazie ai quali affrontare il futuro che ci attende, con il suo carico di ansia e di paura. Abbiamo bisogno del tempo di Avvento. Abbiamo bisogno che l’Avvento diventi lo stile dei cristiani, e poi di tutti gli uomini, per esorcizzare quella violenza che tutti temiamo ma che contribuiamo a gonfiare proprio con le nostre paure. L’Avvento cristiano è il miglior antidoto a queste paure.

L’Avvento come pratica di vita chiede luoghi e azioni esemplari, che rendano evidenti e tangibili i frutti generati. Proprio una simile cornice consente di comprendere il significato profondo del sostegno che la Diocesi intende dare durante tutto il prossimo periodo di Avvento alla campagna in favore dell’affido familiare. La Caritas Ambrosiana più volte ci ha sollecitato, informandoci che oggi, grazie a una maggiore sensibilità, non è più utopistico garantire attraverso questo strumento il diritto a una famiglia a ogni bambino che viene allontanato da quella di origine.

Accogliere questi ragazzi, generare in loro un amore che curi le ferite aperte e sciolga le durezze frutto delle sofferenze provate. L’affido è un modo concreto di fare delle nostre vite un Avvento incarnato, ponendo dentro la storia luoghi esemplari e stimolatori di pratiche di vita capaci di trasfigurare il mondo. Anche a Milano sempre più famiglie negli ultimi anni hanno scelto di aprire le porte di casa per un periodo di tempo ai figli degli altri.

Queste famiglie meritano di essere ringraziate e sostenute. Il loro impegno, il loro coraggio sereno e quotidiano, spesso nascosto e coperto dai ritmi implacabili delle nostre giornate, merita di essere assunto come un antidoto semplice, disponibile e diffuso, alle paure che ci attanagliano e ci rubano il futuro. Queste famiglie ci dimostrano che l’Avvento non soltanto è uno stile di vita possibile, ma è anche uno stile di vita capace di cambiare la storia, salvando gli uomini dai tanti inferni artificiali che loro stessi hanno saputo creare.

Abbiamo bisogno dell’Avvento. Il mio augurio è che il tempo di Avvento che sta per cominciare ci aiuti a moltiplicare i luoghi e le pratiche di Avvento dentro le nostre vite, dentro le vite delle nostre famiglie.

 

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