Lungo il cammino verso la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona proponiamo ai gruppi giovanili diocesani alcuni spunti per una Lectio divina sui versetti 1,39-56 del Vangelo di Luca: la visitazione della Beata Vergine Maria. Il versetto 1,39 ("Maria si alzò e andò in fretta") è anche il tema della GMG.


Rupnik - Incontro di Maria con Elisabetta
Marko Ivan Rupnik - Incontro di Maria con Elisabetta - Cappella della residenza dell'Arcivescovo cattolico a Belgrado

STATIO (mi fermo e mi preparo ad ascoltare il Signore, nel silenzio e nella Sua Parola)
Mi fermo un momento. Provo a stare in silenzio, provo a stare con me stesso, ad aprirmi alla contemplazione, a mettere tutto me stesso davanti al Signore.
Sto cercando di entrare in un dialogo, e non solo di “fare” una meditazione…
Un profondo respiro, un luogo adatto, un tempo scelto e custodito mi aiutano a leggere questa pagina, a sentire il desiderio di Gesù di essere nella mia vita e farsi conoscere da me.

Un pensiero spirituale mi aiuta ad iniziare la lectio:
“Quando la vergine è diventata madre per opera dello Spirito, il suo cuore si è riempito di allegria… perché si è scoperta guardata con infinito amore dall’Onnipotente. Gli occhi di Dio hanno rivelato a Maria che la sua piccola, fragile, minuscola umanità, serviva al suo disegno di salvezza per il mondo intero. La Visitazione è allora, per tutti noi, l’occasione di riaprire gli occhi e ricominciare a vivere l’esperienza più bella che nello Spirito si possa vivere in questo mondo: lasciarsi guardare da Dio e colmare dalla sua misericordia, per poi affrontare ogni giorno e ogni cosa in un modo nuovo, con una gioia profonda nel cuore e con un canto di grazie sulle labbra”. (fra Roberto Pasolini)

Prima di leggere, invochiamo lo Spirito Santo, che ha ispirato l’evangelista a scrivere questa pagina, e che ispira noi a comprendere la Parola di Dio.

Invocazione allo Spirito Santo
Potenza di Gesù Risorto,
respiro del Figlio Unigenito
che ci rende tutti figli
dell’unico Padre,
vieni, Spirito Santo!
Aiutaci ad ascoltare come Maria
la Parola di Cristo,
aiutaci a leggere la nostra vita
alla tua luce: vieni, Spirito Santo!
Fa’ che possiamo guardare
la nostra vita come la vede il Padre
e possiamo sentire i sentimenti
di amore e di misericordia:
vieni Spirito Santo!

LECTIO (cosa dice il testo?)
Vangelo di Luca 1,39-56

Questo brano va letto insieme con quello che lo precede, l’Annunciazione. La gravidanza di Elisabetta e quella di Maria sono strettamente collegate, segnano il tempo l’una dell’altra. Sono episodi molto conosciuti del Vangelo.

Leggo il brano una prima volta, tutto di seguito:
39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

46Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

v. 39 Maria non è frettolosa, ma va in fretta. Parte da Nazaret e sale sulle montagne vicino a Gerusalemme, circa 130 km di cammino. Il Vangelo non ci dice in quale città abita Zaccaria con Elisabetta, ma la tradizione l’ha identificata con Ain Karim, a 6 km da Gerusalemme.
Il Vangelo usa una strana espressione: “raggiunse una città di Giuda”. Non dice “della Giudea” (=regione amministrativa) ma “di Giuda” (=nome della tribù), e vuole legarsi più alla storia che alla geografia, ricordando la tribù da cui doveva venire il messia, il “leone della tribù di Giuda”.
v. 40 Maria va senza indugio, ha fretta nel senso che non ha altro desiderio se non arrivare da Elisabetta; infatti, quando arriva in casa di Zaccaria, invece di salutare il padrone di casa, subito si rivolge all’anziana parente. Entra in casa di Zaccaria, ma per salutare Elisabetta.
Maria riconosce in lei una speciale dignità: anzitutto è la madre del precursore (=Giovanni Battista) e poi è il segno che le aveva dato l’arcangelo Gabriele.
Maria incontra Elisabetta e la saluta, come l’angelo l’aveva salutata. Maria ed Elisabetta sono un reciproco segno della vicinanza di Dio, si aiutano l’una con l’altra a credere, sperare, amare.
v. 41 Proprio lo scambio di saluti, lo scambio di presenze tra le due madri, fa esultare di gioia il piccolo Giovanni, nel grembo di Elisabetta. Maria è portatrice di santità e gioia, che i più piccoli colgono subito. La tradizione biblica anticipa sempre la vita ai nove mesi dentro il grembo materno, tempo di vita, di conoscenza, di consapevolezza che spesso gli adulti non comprendono. Il Battista gioisce per la vicinanza di Gesù, e salta… come dice il salmo: i monti saltellarono come arieti. Questa espressione di gioia “selvatica” invita a soffermarsi su una presenza e un dono, uno scambio di doni tra Maria ed Elisabetta, che viene prima di ogni parola e di ogni gesto.
Elisabetta si sente piena di Spirito santo, colma della presenza dell’amore di Dio. Così può finalmente prendere la parola.
v. 42 Dal silenzio al grido, Elisabetta alza la voce per pronunciare una doppia benedizione. Benedice Maria e il frutto del suo grembo, o meglio, proclama che entrambi sono benedetti, e che con la loro presenza sono benedizione per ogni essere umano.
È il grido con cui si celebrava l’arca dell’alleanza; è il grido con cui si acclamavano i re (anche Gesù, quando entra a Gerusalemme la domenica delle palme); è il grido di vittoria che ricorre in tanti cantici dell’Antico Testamento. È anche una preghiera semplice (l’Ave Maria), di tanta gente semplice, che dicendo il rosario pronuncia ogni giorno cento benedizioni!
v. 43 Elisabetta si fa una domanda, ma intanto proclama una certezza: si domanda come sia possibile che Maria giunga da lei, Maria che è proclamata Madre del Signore.
Questa domanda è quasi una citazione perfetta di 2 Sam 6,9: “Come può l’arca del Signore venire da me?”. Sono le parole che Davide pronuncia quando trasporta l’arca dell’alleanza (il grande contenitore mobile in cui si custodivano le tavole della legge di Mosè), segno della vicinanza di Dio all’uomo. Proprio in quell’occasione l’arca restò presso di lui tre mesi, esattamente il tempo che Maria trascorre con Elisabetta.
Una delle litanie invoca infatti Maria come foederis arca (=arca dell’alleanza), cioè il luogo che conserva la presenza della Parola di Dio, della legge del suo amore, ovvero di Gesù, Verbo di Dio Incarnato.
Questa acclamazione non serve solo a riconoscere la dignità di Maria, ma anche a dire la fede in Gesù, che è davvero il Signore.
v. 45 Elisabetta riconosce che Maria è “beata”, beata perché ha creduto. Un’interpretazione di questo termine è che Maria, per la sua fede, è già arrivata al traguardo della sua vita.
La beatitudine è la vita di Dio, la vita vera nell’amore vero, è il raggiungimento del fine per cui esistiamo. Accettando la sua vocazione con slancio, Maria è già arrivata al traguardo.
Ha compiuto nel cuore la corsa che ora deve vivere nel tempo accompagnando Gesù, ma con quella fede che può anticipare il frutto di ogni fatica.
vv. 46-55 Il Magnificat. Questo cantico ha molte sfaccettature, ma ricordiamo solo tre punti.
A. Esprime la gioia di Maria che ha ricevuto grandi doni;
B. Racconta il comportamento di Dio (che ha un amore speciale, che agisce con potenza, che ribalta la logica del mondo);
C. Annuncia la salvezza che viene.

MEDITATIO (cosa mi dice il testo?)
Nella lectio abbiamo visto il significato di questa pagina del Vangelo, ma ora devo chiedermi: cosa sta dicendo a me?
Provo a guardarmi in questa pagina, come in uno specchio: qual è il primo elemento che emerge? Cosa sto vivendo anch’io di ciò che avviene ai personaggi?
Quale parola ho sentito rivolta proprio a me? Quale mi ha scavato nel cuore?
Posso provare anche a immedesimarmi con un personaggio: cosa ha pensato? Quali sensazioni ha provato? Come avrei reagito io? Quando mi è capitata la stessa cosa che è capitata a lui/lei?

Nello specifico, per questo brano:
1) nei panni di Maria: quale grande carità, quale grande amore ha spinto Maria a questo viaggio, a questo servizio? Perchè una donna incinta va ad aiutare gli altri invece di farsi aiutare lei, di mettersi al centro del mondo? Come l’umiltà l’ha aiutata a vivere la sua altissima dignità di madre di Dio?
2) nei panni di Elisabetta: quando ho provato la gioia per la vicinanza di qualcuno? Come ho potuto accogliere un dono più grande di me? Chi “benedico” e proclamo “beato”?
3) nei panni di Giovanni il Battista: cosa mi fa esultare? Quale presenza? Quando ho sperimentato la presenza di Gesù, che mi ha travolto e mi ha fatto sentire la sua vicinanza? Verso cosa punta il mio desiderio?

ORATIO (cosa rispondo a chi mi ha parlato in questo testo?)
Pregare la Parola non significa fare un’analisi del testo, ma entrare in un rapporto con Dio nella preghiera: cosa rispondo a Colui che mi ha parlato nel Vangelo?
Dietro questa pagina c’è un volto, il volto di Dio che vuole parlare con me, vuole incontrarmi, vuole farsi conoscere. Già questa consapevolezza è un dono mozzafiato.
Mi fermo a pensare al desiderio di Dio di essere nella mia vita, di rivelarmi il suo progetto di Bene, di farmi entrare in amicizia con Lui.
Questo brano mi ha comunicato la sua Parola… Cosa gli rispondo? Quale messaggio sento che arriva al mio cuore? Come rispondo con la mia preghiera?

In questo testo ci sono diverse espressioni di lode, di preghiera di benedizione: posso sceglierne una e farla diventare mia, personalizzarla, usarla per esprimere quello che ho dentro… oppure per ripeterla sottovoce davanti al Signore, per entrare in profondità da quello spiraglio, da quell’invocazione.

Posso anche riscrivere un “mio” Magnificat, portando un esempio concreto, che ho vissuto in prima persona, di quello che frase dopo frase ha raccontato Maria.
Un ringraziamento, un riconoscimento della sua opera, un annuncio di profezia (vedo il bene dove c’è e ne faccio tesoro per interpretare la realtà).

ACTIO (come incide nella mia vita questo momento vissuto in ascolto e preghiera?)
Per pregare si deve curare l’ingresso in preghiera, ma anche l’uscita dalla preghiera.
Prima di concludere con il segno della Croce, faccio un gesto di venerazione (per es. un bacio al libro della Bibbia, come fa il celebrante dopo che ha letto il Vangelo nella Messa).
Un gesto per riconoscere la presenza del Signore nella mia vita.
Posso prendere una decisione concreta: quale gesto di bene nasce dalla pagina che ho ascoltato e dalla preghiera che ho espresso?
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La preghiera del Magnificat è la preghiera della sera, del ringraziamento, della speranza di fronte alle tenebre della notte… che non sono l’ultima parola.
L’actio che ci prendiamo insieme è di pregare i vesperi, momento della liturgia delle ore che contiene questo cantico.

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