Quando la preghiera è di casa

Quando la preghiera è di casa

Tante voci che, guidate da Dora Castenetto, assumono il registro della testimonianza e presentano le ragioni e i motivi dei diversi e possibili cammini di preghiera, una tematica affrontata dalla specifica prospettiva della comunità famigliare che vuole "adorare il Signore" non uscendo dalla propria casa ma abitando i tempi, i luoghi e le relazioni proprie […]

Il CONVEGNO DIOCESANO delle FAMIGLIE PUÒ e DEVE CONTINUARE

Il CONVEGNO DIOCESANO delle FAMIGLIE PUÒ e DEVE CONTINUARE

Il CONVEGNO DIOCESANO delle FAMIGLIE PUÒ e DEVE CONTINUARE � dopo il Convegno di Rho su "La famiglia per il volto missionario della Chiesa" � il CONVEGNO DIOCESANO delle FAMIGLIE PUÒ e DEVE CONTINUAREConclusione degli otto gruppi di lavoroOmelia del Cardinal Tettamanzi «Sono disponibili presso le librerie gli Atti del Convegno»

Dionigi Tettamanzi

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini

Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Festa della Presentazione del Signore. Omelia nella Messa. Milano-Duomo, 2 febbraio 2004

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

L’amore a Cristo fonte dell’impegno sociale per l’uomo nella vita di monsignor Luigi Talamoni

Celebrazione eucaristica nell'anniversario della morte di mons. Luigi Talamoni. Omelia. Monza-Duomo, 31 gennaio 2004

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

Saluto introduttivo

L'Europa tra diversità e coesione per vivere un futuro solidale nella fedeltà alle proprie radici. Delegazione Caritas � Conferenza Episcopale Lombarda Milano, Centro Congressi Fondazione Cariplo 30 gennaio 2004

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

Informazione e missione nella Chiesa del terzo millennio.

Varese, 30 Gennaio 2004,

Dionigi Tettamanzi

BIT 2004 Programma

Conferenza Episcopale Italiana Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport Ufficio per la Pastorale del tempo libero e del turismo di Milano ProgrammaConvegno pastorale BIT per operatori del Turismo TURISMO, RISORSA DI SVILUPPO E DI ARMONIA SOCIALE Ore 9,45Accoglienza e accredito dei Convegnisti. Ore 10,00SalutiDott. Alberto Corsi, Presidente EXPOcts – S.E. […]

Dionigi Tettamanzi

Intervento dell’Arcivescovo Card. Dionigi Tettamanzi in occasione della Memoria della deportazione dalla Stazione Centrale

Memoria della deportazione dalla Stazione Centrale , promossa dalla Comunità di S. Egidio e dalla Comunità ebraica di Milano nel 60° anniversario (30 gennaio 1944)

Dionigi Tettamanzi

Giornata della solidarietà

Giornata della solidarietà Negli ultimi anni, in occasione della Giornata della Solidarietà , abbiamo via via percorso strade che s’incrociavano seguendo una loro logica. L’elenco dei temi ci aiuta a capire: La questione Lavoro (96) Crisi di senso e di occupazione (97) Il Bene comune (98) Solidarietà intergenerazionale (99) Sviluppo umano (2000) Il Bene-essere (2001) Flessibilità e precarietà (2002) Formazione e lavoro nella società della conoscenza (2003) Le politiche dello sviluppo nella società della conoscenza (2004) Qualità e sicurezza nella flessibilità del lavoro, oggi (2005) Persona, lavoro e società nel pensiero sociale della Chiesa (2006) La precarietà in età adulta. Inutili a 45 anni (2007) I valori che i giovani portano nel lavoro (2008) Solidarietà Famiglia, lavoro e solidarietà (2009) Il lavoro tra precarietà, qualità della vita e spiritualità (2010) E questi temi sono sempre stati coniugati con “Solidarietà e…”.

2004

Comunicato Stampa n. 05/2004

27 gennaio 2004

«LA FAMIGLIA COME “SOGGETTO” SOCIALE»

«LA FAMIGLIA COME “SOGGETTO” SOCIALE»

Riconoscere - Relazionarsi - Promuovere Corso promosso dal Servizio per la Famiglia, dalla Segreteria Diocesana per la Formazione all’Impegno Sociale e Politico e dal Comitato Lombardo delle Associazioni Familiari Scuole Diocesane per Operatori Pastorali. Il corso è articolato in tre moduli e inizierà dal 31 gennaio . (locandina)

Proposte di formazione

Proposte di formazione

Comunità Missionarie Laiche PIME

La Comunità Missionarie Laiche PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ha avuto origine nel 1989. E’ composta da donne che si dedicano, per tutta la vita, alla missio ad gentes, esprimendo una scelta di consacrazione nella forma laicale, con vita comunitaria. La Comunità ha sede a Busto Arsizio (VA) dove ha luogo la formazione alla missione […]

Testo da sostituire

2004

Comunicato Stampa n. 04/2004

26 gennaio 2004

Dionigi Tettamanzi

Camminando insieme nella pace di Cristo

Celebrazione Ecumenica Milano - Basilica di san Marco

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

Famiglie cristiane mandate da Gesù risorto a testimoniare il Vangelo

Festa della S. Famiglia 2004 Convegno diocesano �LA FAMIGLIA PER IL VOLTO MISSIONARIO DELLA CHIESA� Intervento durante la Celebrazione Santuario di Rho, 24 gennaio 2004

Dionigi Tettamanzi

Festa della S. Famiglia

Festa della S. Famiglia

Famiglia, casa aperta per il Vangelo “Alle nozze fu invitato anche Gesù” (Gv 2, 2) - Domenica 25 gennaio nelle comunità parrocchiali si è celebrata la Festa della S. Famiglia.  Il giorno precedente, sabato 24 gennaio, a Rho, si è svolto il Convegno delle Famiglie con la presenza dell’Arcivescovo Tettamanzi.  - - Sussidio per la celebrazioni La famiglia per il volto missionario della Chiesa  Proposte Fom Serv.Famiglia SIR Europa -

Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell�area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l�antica, che ne divenne cos� la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con preziosi capitelli romani, destinato a custodire venerate reliquie della Vergine e della Santa Croce.Fino al Mille, e poi ancora oltre, la basilica plebana di Almenno era dunque considerata la pi� insigne, la pi� importante di tutto quel vasto territorio che si estendeva tra la Val Imagna e la Val Brembana, fin quasi alle sponde del Lario, strettamente legata all�autorit� e al prestigio del vescovo di Bergamo. Una chiesa notevole anche nella struttura, impostata su tre navate, con tetto a capriate sostenuto da massicci pilastri a base quadrata: un�architettura di stile preromanico tuttora perfettamente leggibile, che rende questo edificio un unicum in area orobica.Al suo interno, come del resto anche nella cripta, la chiesa di San Salvatore conserva interessanti affreschi di vari periodi: un Cristo Pantocrate, nella volta del presbiterio, risalente alla fine del XII secolo; santi, apostoli e martiri sparsi un po� ovunque, realizzati da mani diverse tra il Trecento e il Quattrocento. E poi un autentico, straordinario capolavoro: il pulpito in pietra arenaria. Databile attorno al 1130, � opera di bellezza perfetta, esempio sublime della semplicit� e della profondit� della scultura romanica in terra di Lombardia, con la rappresentazione, in altorilievo, dei simboli dei quattro evangelisti, e un fregio stupefacente, per grazia ed espressivit�, raffigurante scene di caccia e di lotta fra uomini e bestie, metafora della sfibrante battaglia dell�anima per sfuggire al peccato. Questo pezzo soltanto, c�� da crederci, vale e giustifica il viaggio in quest�angolo della bergamasca.Le guerre tra Milano e Venezia ebbero ripercussioni gravissime anche su Almenno, lasciando ovunque morte e distruzione. La sola chiesa di San Salvatore, nel 1433, fu risparmiata dalla vendetta della Serenissima, ma in quali condizioni di abbandono e povert� essa versasse lo si � ricordato all�inizio. Cos� come si � detto della sua prodigiosa rinascita, che condusse alla costruzione di un nuovo santuario, decorato dagli artisti pi� celebri, arricchito dalla piet� di molti, moltissimi.La cripta longobarda, la pieve antica, il santuario rinascimentale: secoli e secoli di storia, arte e fede radunati, addossati quasi, in un unico grande tempio consacrato al nome di Maria. E l�immagine della Vergine � l�, nel punto pi� alto, in cima a un campanile visibile in tutta la vallata, le braccia aperte ad accogliere. La gente di Almenno pare avere imparato la �lezione�: la bellezza e la tenerezza della Madre le vogliono sempre a portata di sguardo.
Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell�area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l�antica, che ne divenne cos� la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con preziosi capitelli romani, destinato a custodire venerate reliquie della Vergine e della Santa Croce.Fino al Mille, e poi ancora oltre, la basilica plebana di Almenno era dunque considerata la pi� insigne, la pi� importante di tutto quel vasto territorio che si estendeva tra la Val Imagna e la Val Brembana, fin quasi alle sponde del Lario, strettamente legata all�autorit� e al prestigio del vescovo di Bergamo. Una chiesa notevole anche nella struttura, impostata su tre navate, con tetto a capriate sostenuto da massicci pilastri a base quadrata: un�architettura di stile preromanico tuttora perfettamente leggibile, che rende questo edificio un unicum in area orobica.Al suo interno, come del resto anche nella cripta, la chiesa di San Salvatore conserva interessanti affreschi di vari periodi: un Cristo Pantocrate, nella volta del presbiterio, risalente alla fine del XII secolo; santi, apostoli e martiri sparsi un po� ovunque, realizzati da mani diverse tra il Trecento e il Quattrocento. E poi un autentico, straordinario capolavoro: il pulpito in pietra arenaria. Databile attorno al 1130, � opera di bellezza perfetta, esempio sublime della semplicit� e della profondit� della scultura romanica in terra di Lombardia, con la rappresentazione, in altorilievo, dei simboli dei quattro evangelisti, e un fregio stupefacente, per grazia ed espressivit�, raffigurante scene di caccia e di lotta fra uomini e bestie, metafora della sfibrante battaglia dell�anima per sfuggire al peccato. Questo pezzo soltanto, c�� da crederci, vale e giustifica il viaggio in quest�angolo della bergamasca.Le guerre tra Milano e Venezia ebbero ripercussioni gravissime anche su Almenno, lasciando ovunque morte e distruzione. La sola chiesa di San Salvatore, nel 1433, fu risparmiata dalla vendetta della Serenissima, ma in quali condizioni di abbandono e povert� essa versasse lo si � ricordato all�inizio. Cos� come si � detto della sua prodigiosa rinascita, che condusse alla costruzione di un nuovo santuario, decorato dagli artisti pi� celebri, arricchito dalla piet� di molti, moltissimi.La cripta longobarda, la pieve antica, il santuario rinascimentale: secoli e secoli di storia, arte e fede radunati, addossati quasi, in un unico grande tempio consacrato al nome di Maria. E l�immagine della Vergine � l�, nel punto pi� alto, in cima a un campanile visibile in tutta la vallata, le braccia aperte ad accogliere. La gente di Almenno pare avere imparato la �lezione�: la bellezza e la tenerezza della Madre le vogliono sempre a portata di sguardo.

Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell’area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l’antica, che ne divenne così la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con […]

L�immagine aveva ancora un suo fascino, ma era vecchia, rovinata, poco leggibile. E poi, si sar� detto qualcuno, di quelle raffigurazioni della Vergine col Bambino in grembo ce n�erano in giro tante, per il paese e nella valle... Una pi� o una meno...Di scrupoli, insomma, ce ne furono ben pochi. L�antica chiesa di San Salvatore, ad Almenno, rischiava di crollare, e soldi per sistemarla non ce n�erano, o non si volevano trovare. Per ora, si decise, un sostegno sarebbe bastato, un contrafforte con cui puntellare la facciata. Pazienza se cos� facendo si andava a coprire quello sbiadito affresco mariano, pazienza se un tassello della memoria e della fede delle generazioni passate veniva cancellato d�un colpo...Si era allora nei primissimi anni del secolo decimosesto, e quello che sembrava l�epilogo di una piccola storia un po� triste non era invece che l�inizio di una vicenda prodigiosa. Gi�, perch� un bel mattino, pochi giorni pi� tardi, un gruppo di passanti non solo s�accorse che il dipinto della Madonna col piccolo Ges� era improvvisamente riapparso ben visibile sulla parete esterna della chiesa, ma anche che il puntello di pietre e mattoni si trovava spostato pi� in l�, intatto, di quasi due metri. Proprio cos�: il muraglione non era crollato, n� era stato abbattuto, ma, incredibilmente, miracolosamente, era stato �semplicemente� scostato come da una mano gigantesca. Una �mano� che aveva voluto riportare agli sguardi della gente di Almenno quella sacra immagine frettolosamente occultata.Le implicazioni simboliche di un simile evento sono chiare ed evidenti, tanto che poco importa, forse, sottoporre il racconto popolare a una rigorosa verifica storica. Quel che � certo, infatti, � che dopo quell�avvenimento la devozione mariana parve rifiorire in questa parte della bergamasca, ispirata da nuova fiducia, sorretta da rinnovato vigore. E non solo si recuperarono rapidamente i fondi per restaurare il tempio vetusto di San Salvatore, ma le offerte raccolte da ogni parte furono cos� generose da permettere in breve la costruzione di un nuovo santuario, addossato al primo, bello e grande, con la miracolosa immagine a far da altare.Il complesso della Madonna del Castello - o della Candelora, come pi� comunemente � noto dalle parti di Almenno - sorse dunque cos�, chiesa su chiesa, storia su storia. E ancora oggi, nella festa febbravina della Presentazione al tempio di Ges�, attorno al santuario mariano si raduna una folla di fedeli e un variopinto mercato, a perpetuare una tradizione sempre sentita e davvero vissuta.Ma per comprendere meglio la singolarit� di questo luogo, � bene fare un passo indietro. Un lungo balzo, in verit�, capace di riportarci addirittura ai primi tempi della Chiesa bergamasca, all�epoca della presenza longobarda, quando, quass�, su un balcone di roccia affacciato sul Brembo, venne eretto un palazzo regio e la sua cappella. Palazzo e cappella che, a loro volta, insistevano su realt� preesistenti e ancora pi� antiche: una villa romana d�et� imperiale e un sacro edificio dedicato alla divinit� dei boschi, Silvano.Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell�area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l�antica, che ne divenne cos� la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con preziosi capitelli romani, destinato a custodire venerate reliquie della Vergine e della Santa Croce.Fino al Mille, e poi ancora oltre, la basilica plebana di Almenno era dunque considerata la pi� insigne, la pi� importante di tutto quel vasto territorio che si estendeva tra la Val Imagna e la Val Brembana, fin quasi alle sponde del Lario, strettamente legata all�autorit� e al prestigio del vescovo di Bergamo. Una chiesa notevole anche nella struttura, impostata su tre navate, con tetto a capriate sostenuto da massicci pilastri a base quadrata: un�architettura di stile preromanico tuttora perfettamente leggibile, che rende questo edificio un unicum in area orobica.Al suo interno, come del resto anche nella cripta, la chiesa di San Salvatore conserva interessanti affreschi di vari periodi: un Cristo Pantocrate, nella volta del presbiterio, risalente alla fine del XII secolo; santi, apostoli e martiri sparsi un po� ovunque, realizzati da mani diverse tra il Trecento e il Quattrocento. E poi un autentico, straordinario capolavoro: il pulpito in pietra arenaria. Databile attorno al 1130, � opera di bellezza perfetta, esempio sublime della semplicit� e della profondit� della scultura romanica in terra di Lombardia, con la rappresentazione, in altorilievo, dei simboli dei quattro evangelisti, e un fregio stupefacente, per grazia ed espressivit�, raffigurante scene di caccia e di lotta fra uomini e bestie, metafora della sfibrante battaglia dell�anima per sfuggire al peccato. Questo pezzo soltanto, c�� da crederci, vale e giustifica il viaggio in quest�angolo della bergamasca.Le guerre tra Milano e Venezia ebbero ripercussioni gravissime anche su Almenno, lasciando ovunque morte e distruzione. La sola chiesa di San Salvatore, nel 1433, fu risparmiata dalla vendetta della Serenissima, ma in quali condizioni di abbandono e povert� essa versasse lo si � ricordato all�inizio. Cos� come si � detto della sua prodigiosa rinascita, che condusse alla costruzione di un nuovo santuario, decorato dagli artisti pi� celebri, arricchito dalla piet� di molti, moltissimi.La cripta longobarda, la pieve antica, il santuario rinascimentale: secoli e secoli di storia, arte e fede radunati, addossati quasi, in un unico grande tempio consacrato al nome di Maria. E l�immagine della Vergine � l�, nel punto pi� alto, in cima a un campanile visibile in tutta la vallata, le braccia aperte ad accogliere. La gente di Almenno pare avere imparato la �lezione�: la bellezza e la tenerezza della Madre le vogliono sempre a portata di sguardo.
L�immagine aveva ancora un suo fascino, ma era vecchia, rovinata, poco leggibile. E poi, si sar� detto qualcuno, di quelle raffigurazioni della Vergine col Bambino in grembo ce n�erano in giro tante, per il paese e nella valle... Una pi� o una meno...Di scrupoli, insomma, ce ne furono ben pochi. L�antica chiesa di San Salvatore, ad Almenno, rischiava di crollare, e soldi per sistemarla non ce n�erano, o non si volevano trovare. Per ora, si decise, un sostegno sarebbe bastato, un contrafforte con cui puntellare la facciata. Pazienza se cos� facendo si andava a coprire quello sbiadito affresco mariano, pazienza se un tassello della memoria e della fede delle generazioni passate veniva cancellato d�un colpo...Si era allora nei primissimi anni del secolo decimosesto, e quello che sembrava l�epilogo di una piccola storia un po� triste non era invece che l�inizio di una vicenda prodigiosa. Gi�, perch� un bel mattino, pochi giorni pi� tardi, un gruppo di passanti non solo s�accorse che il dipinto della Madonna col piccolo Ges� era improvvisamente riapparso ben visibile sulla parete esterna della chiesa, ma anche che il puntello di pietre e mattoni si trovava spostato pi� in l�, intatto, di quasi due metri. Proprio cos�: il muraglione non era crollato, n� era stato abbattuto, ma, incredibilmente, miracolosamente, era stato �semplicemente� scostato come da una mano gigantesca. Una �mano� che aveva voluto riportare agli sguardi della gente di Almenno quella sacra immagine frettolosamente occultata.Le implicazioni simboliche di un simile evento sono chiare ed evidenti, tanto che poco importa, forse, sottoporre il racconto popolare a una rigorosa verifica storica. Quel che � certo, infatti, � che dopo quell�avvenimento la devozione mariana parve rifiorire in questa parte della bergamasca, ispirata da nuova fiducia, sorretta da rinnovato vigore. E non solo si recuperarono rapidamente i fondi per restaurare il tempio vetusto di San Salvatore, ma le offerte raccolte da ogni parte furono cos� generose da permettere in breve la costruzione di un nuovo santuario, addossato al primo, bello e grande, con la miracolosa immagine a far da altare.Il complesso della Madonna del Castello - o della Candelora, come pi� comunemente � noto dalle parti di Almenno - sorse dunque cos�, chiesa su chiesa, storia su storia. E ancora oggi, nella festa febbravina della Presentazione al tempio di Ges�, attorno al santuario mariano si raduna una folla di fedeli e un variopinto mercato, a perpetuare una tradizione sempre sentita e davvero vissuta.Ma per comprendere meglio la singolarit� di questo luogo, � bene fare un passo indietro. Un lungo balzo, in verit�, capace di riportarci addirittura ai primi tempi della Chiesa bergamasca, all�epoca della presenza longobarda, quando, quass�, su un balcone di roccia affacciato sul Brembo, venne eretto un palazzo regio e la sua cappella. Palazzo e cappella che, a loro volta, insistevano su realt� preesistenti e ancora pi� antiche: una villa romana d�et� imperiale e un sacro edificio dedicato alla divinit� dei boschi, Silvano.Quando poi i Franchi ebbero la meglio sul popolo di Teodolinda, i conti di Lecco presero possesso del feudo di Almenno, fortificando e ampliando gli insediamenti longobardi nell�area. Non solo. Una nuova chiesa dedicata al Salvatore sorse attorno e sopra l�antica, che ne divenne cos� la cripta, ambiente di profonda suggestione, ritmato da colonne con preziosi capitelli romani, destinato a custodire venerate reliquie della Vergine e della Santa Croce.Fino al Mille, e poi ancora oltre, la basilica plebana di Almenno era dunque considerata la pi� insigne, la pi� importante di tutto quel vasto territorio che si estendeva tra la Val Imagna e la Val Brembana, fin quasi alle sponde del Lario, strettamente legata all�autorit� e al prestigio del vescovo di Bergamo. Una chiesa notevole anche nella struttura, impostata su tre navate, con tetto a capriate sostenuto da massicci pilastri a base quadrata: un�architettura di stile preromanico tuttora perfettamente leggibile, che rende questo edificio un unicum in area orobica.Al suo interno, come del resto anche nella cripta, la chiesa di San Salvatore conserva interessanti affreschi di vari periodi: un Cristo Pantocrate, nella volta del presbiterio, risalente alla fine del XII secolo; santi, apostoli e martiri sparsi un po� ovunque, realizzati da mani diverse tra il Trecento e il Quattrocento. E poi un autentico, straordinario capolavoro: il pulpito in pietra arenaria. Databile attorno al 1130, � opera di bellezza perfetta, esempio sublime della semplicit� e della profondit� della scultura romanica in terra di Lombardia, con la rappresentazione, in altorilievo, dei simboli dei quattro evangelisti, e un fregio stupefacente, per grazia ed espressivit�, raffigurante scene di caccia e di lotta fra uomini e bestie, metafora della sfibrante battaglia dell�anima per sfuggire al peccato. Questo pezzo soltanto, c�� da crederci, vale e giustifica il viaggio in quest�angolo della bergamasca.Le guerre tra Milano e Venezia ebbero ripercussioni gravissime anche su Almenno, lasciando ovunque morte e distruzione. La sola chiesa di San Salvatore, nel 1433, fu risparmiata dalla vendetta della Serenissima, ma in quali condizioni di abbandono e povert� essa versasse lo si � ricordato all�inizio. Cos� come si � detto della sua prodigiosa rinascita, che condusse alla costruzione di un nuovo santuario, decorato dagli artisti pi� celebri, arricchito dalla piet� di molti, moltissimi.La cripta longobarda, la pieve antica, il santuario rinascimentale: secoli e secoli di storia, arte e fede radunati, addossati quasi, in un unico grande tempio consacrato al nome di Maria. E l�immagine della Vergine � l�, nel punto pi� alto, in cima a un campanile visibile in tutta la vallata, le braccia aperte ad accogliere. La gente di Almenno pare avere imparato la �lezione�: la bellezza e la tenerezza della Madre le vogliono sempre a portata di sguardo.

Testo e foto di Luca Frigerio———————————L’immagine aveva ancora un suo fascino, ma era vecchia, rovinata, poco leggibile. E poi, si sarà detto qualcuno, di quelle raffigurazioni della Vergine col Bambino in grembo ce n’erano in giro tante, per il paese e nella valle… Una più o una meno… Di scrupoli, insomma, ce ne furono ben […]

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