Dionigi Tettamanzi

Insieme con i �nostri Santi� contempliamo il volto di Cristo

Lettera alla Diocesi per la Quaresima 2004 Milano, 29 febbraio 2004. Prima Domenica di Quaresima

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

Iniziamo il cammino quaresimale contemplando il volto di Cristo

Milano-Duomo, 29 febbraio 2004

Dionigi Tettamanzi

Dionigi Tettamanzi

La croce del Figlio, le lacrime di Maria e la missione dei discepoli

Treviglio, 28 febbraio 2004. Santuario della Beata Vergine delle Lacrime. Messa del Miracolo

Dionigi Tettamanzi

Educare alla pace in tempo di guerra

Educare alla pace in tempo di guerra

Nel contesto dell’iniziativa «Semi di pace», un programma di incontri tra israeliani e palestinesi, sabato 6 marzo alle ore 18 interverranno sul tema «Educare alla pace in tempo di guerra» tre «donne, educatrici, testimoni di pace»: la palestinese Nuha Khoury, l’israeliana Dorit Shippin e l’italiana Rita Sidoli.

2004

Comunicato Stampa n. 06/2004

26 febbraio 2004

Nota tecnica

Il corso si terrà il sabato mattina, dalle ore 10 alle 12.30, nelle date indicate dal programma presso la Fondazione Giuseppe Lazzati, Largo Corsia dei Servi, 4 – Milano Le iscrizioni sono aperte fino alla mattina del primo incontro.Quota di iscrizione € 15.SCHEDA di ISCRIZIONE Coordinamento didattico: Prof. Marco Deriu , docente di Etica e […]

“Domani è domenica”. Tempo di Quaresima

“Domani è domenica”. Tempo di Quaresima

Sussidio predisposto dal Servizio per la Famiglia e dal Servizio per la Pastorale Liturgica per dare continuità all'impegno di aiutare le famiglie a preparare, nelle proprie case, la celebrazione del Giorno del Signore.

NOTIZIE UTILI Da Mandello del Lario, sopra Lecco, si sale per carrozzabile a Somana e si prosegue per la frazione di Sonvico, con alcune antiche case rurali. Qui si prende una mulattiera che si alza alle spalle dell’abitato, raggiungendo prima la cappella di Santa Preda e poi la chiesetta di Santa Maria (664 metri). Miracolosamente […]

Aveva abbandonato tutto, Alessandro. Da un giorno all�altro, senza guardarsi indietro, senza dare troppe spiegazioni. Alcuni amici gli avevano detto che era pazzo; altri, quelli pi� cari, non avevano saputo dirgli nulla. Sua madre piangeva, suo padre lo guardava con rancore. Come! Dopo tutto quello che aveva fatto per lui, dopo i soldi che aveva speso per farlo studiare� E le terre, ora, a chi le lasciava? E ai poderi, chi ci avrebbe badato?Andava a fare l�eremita, lui. �Bella roba��, commentavano alcuni in paese, con cattiva ironia. Se aveva davvero la vocazione, si bisbigliava, perch� non si era fatto prete? O frate? No, quell�Alessandro l� non doveva essere troppo normale. Aveva qualche problema, era chiaro! Uno mica lascia la famiglia e i denari per andare a rintanarsi in cima a una montagna, da solo, come un animale� A meno che non voglia nascondersi da qualcuno, a meno che non abbia fatto qualcosa di cui vergognarsi�Ma voci e pettegolezzi non riuscivano a salire fin lass�, tra le mura della chiesetta dedicata alla Vergine. Alessandro Carnizzari si sentiva in pace, con se stesso e con gli altri. Guardava le montagne davanti a lui, alte, forti, maestose, inondate da un cielo di luce, accarezzate da un azzurro pastoso. E pi� sotto il lago, tremulo di migliaia di stelle. S�, qui avrebbe trovato quel Dio che cercava. Quass� la sua sete d�infinito si sarebbe finalmente placata.Presso il santuario di Santa Maria sopra Olcio, all�interno della sponda lecchese del Lario, Alessandro rimase per tutto il resto della sua vita. Una vita lunga, e forse felice. Seduti sui gradini della cappella, ce lo immaginiamo intento a riparare il tetto e le mura dell�antico ospizio montano, a strappare al magro orto il poco per una zuppa, a pregare, a lodare, a invocare, con gli occhi colmi di letizia, con le braccia aperte al Creato.Oltre duecento anni sono passati da allora, ma poco � cambiato in questo luogo dove cielo e terra si incontrano. La salita da Sonvico, frazione di Mandello, non � lunga, n� difficile. Un sentiero di pietra, modellato da migliaia di piedi, accompagnato in principio da viti e ulivi, ombrato poi da fitti alberi che s�aprono a tratti, mostrando i monti e il sole. E ogni cento passi una croce, moderna, semplicissima via Crucis a indicare la strada, a fare di una passeggiata nel verde, per chi vuole, un cammino di fede.S�, Alessandro Carnizzari dovette darsi da fare, quando giunse qui in alto, attorno al 1750. La chiesa era antica, antichissima, ma abbandonata da tempo. Un papa, Enrico III, nel 1145 le aveva concesso privilegi straordinari, ricordandola come consacrata al nome di Maria, riconoscendole un ruolo significativo, fondamentale persino, quale luogo di culto e di ristoro per coloro che dalla Valsassina si spingevano al lago, e viceversa.Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell�alto medioevo, attivo certamente gi� prima del Mille. Gestito, all�inizio, dai monaci di san Benedetto, che anche qui potevano dare piena applicazione alla loro regola, Ora et labora. Il viandante vi trovava riparo per la notte, il pellegrino vi riceveva il conforto di una pia parola. Per tutti un panorama incantevole, che si sarebbe portato nel cuore fino a casa: da una parte le cime innevate, dall�altra la distesa del lago.Ai benedettini seguirono forse i templari, i celebri monaci guerrieri che avevano votato la vita alla riconquista della Terrasanta e alla difesa dei pellegrini. � voce popolare a dirlo, ma, come spesso accade in simili circostanze, non vi � alcun documento a provarlo. Ma basta il nome per creare suggestione, per aggiungere il mistero della storia al fascino della natura. E ci si ritrova allora a fantasticare di bianchi mantelli crociati all�ombra della Grigna, a presidio di questo baluardo della fede e della piet�, nostalgici d�Oriente... Ma forse � davvero troppo, e bisognerebbe accontentarsi.Nel Cinquecento, e negli anni a venire, non cess� la devozione popolare, ma venne meno la presenza stabile nel santuario alpestre. L�apertura di nuove vie di comunicazione, pi� rapide, meno impervie, lasciarono pi� isolato che mai il vetusto ospizio, meta s� dei devoti pellegrinaggi della gente lariana, ma dalla cadenza periodica, stagionale, legata per lo pi� alle grandi celebrazioni mariane. Si trov� tuttavia l�occasione di dotarla di begli ornamenti e di un dipinto pregevole sull�altare, una soave Madonna col Bambino vegliata dai martiri Lorenzo e Giuliano, santi particolarmente venerati nel mandellasco.Per tutto ci� ci � cara la figura vaga e dispersa di Alessandro Carnizzari, che nel secolo dei Lumi torn� ad abitare il santuario, facendosi eremita, da ricco che era. Per fede profonda, per amore � ne siamo certi - delle sue montagne. Da qui il suo sguardo si posava sul Sasso Cavallo, accarezzava il pizzo Carbonai, s�arrampicava lungo i torrioni Magnaghi, la cresta Parascioli, la punta Malavello, e poi ancor pi� su, aggrappandosi alla cima aguzza della Grigna settentrionale... Una meraviglia che incanta i cuori e libera la mente. Allora come oggi ancora, per nostra fortuna.
Aveva abbandonato tutto, Alessandro. Da un giorno all�altro, senza guardarsi indietro, senza dare troppe spiegazioni. Alcuni amici gli avevano detto che era pazzo; altri, quelli pi� cari, non avevano saputo dirgli nulla. Sua madre piangeva, suo padre lo guardava con rancore. Come! Dopo tutto quello che aveva fatto per lui, dopo i soldi che aveva speso per farlo studiare� E le terre, ora, a chi le lasciava? E ai poderi, chi ci avrebbe badato?Andava a fare l�eremita, lui. �Bella roba��, commentavano alcuni in paese, con cattiva ironia. Se aveva davvero la vocazione, si bisbigliava, perch� non si era fatto prete? O frate? No, quell�Alessandro l� non doveva essere troppo normale. Aveva qualche problema, era chiaro! Uno mica lascia la famiglia e i denari per andare a rintanarsi in cima a una montagna, da solo, come un animale� A meno che non voglia nascondersi da qualcuno, a meno che non abbia fatto qualcosa di cui vergognarsi�Ma voci e pettegolezzi non riuscivano a salire fin lass�, tra le mura della chiesetta dedicata alla Vergine. Alessandro Carnizzari si sentiva in pace, con se stesso e con gli altri. Guardava le montagne davanti a lui, alte, forti, maestose, inondate da un cielo di luce, accarezzate da un azzurro pastoso. E pi� sotto il lago, tremulo di migliaia di stelle. S�, qui avrebbe trovato quel Dio che cercava. Quass� la sua sete d�infinito si sarebbe finalmente placata.Presso il santuario di Santa Maria sopra Olcio, all�interno della sponda lecchese del Lario, Alessandro rimase per tutto il resto della sua vita. Una vita lunga, e forse felice. Seduti sui gradini della cappella, ce lo immaginiamo intento a riparare il tetto e le mura dell�antico ospizio montano, a strappare al magro orto il poco per una zuppa, a pregare, a lodare, a invocare, con gli occhi colmi di letizia, con le braccia aperte al Creato.Oltre duecento anni sono passati da allora, ma poco � cambiato in questo luogo dove cielo e terra si incontrano. La salita da Sonvico, frazione di Mandello, non � lunga, n� difficile. Un sentiero di pietra, modellato da migliaia di piedi, accompagnato in principio da viti e ulivi, ombrato poi da fitti alberi che s�aprono a tratti, mostrando i monti e il sole. E ogni cento passi una croce, moderna, semplicissima via Crucis a indicare la strada, a fare di una passeggiata nel verde, per chi vuole, un cammino di fede.S�, Alessandro Carnizzari dovette darsi da fare, quando giunse qui in alto, attorno al 1750. La chiesa era antica, antichissima, ma abbandonata da tempo. Un papa, Enrico III, nel 1145 le aveva concesso privilegi straordinari, ricordandola come consacrata al nome di Maria, riconoscendole un ruolo significativo, fondamentale persino, quale luogo di culto e di ristoro per coloro che dalla Valsassina si spingevano al lago, e viceversa.Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell�alto medioevo, attivo certamente gi� prima del Mille. Gestito, all�inizio, dai monaci di san Benedetto, che anche qui potevano dare piena applicazione alla loro regola, Ora et labora. Il viandante vi trovava riparo per la notte, il pellegrino vi riceveva il conforto di una pia parola. Per tutti un panorama incantevole, che si sarebbe portato nel cuore fino a casa: da una parte le cime innevate, dall�altra la distesa del lago.Ai benedettini seguirono forse i templari, i celebri monaci guerrieri che avevano votato la vita alla riconquista della Terrasanta e alla difesa dei pellegrini. � voce popolare a dirlo, ma, come spesso accade in simili circostanze, non vi � alcun documento a provarlo. Ma basta il nome per creare suggestione, per aggiungere il mistero della storia al fascino della natura. E ci si ritrova allora a fantasticare di bianchi mantelli crociati all�ombra della Grigna, a presidio di questo baluardo della fede e della piet�, nostalgici d�Oriente... Ma forse � davvero troppo, e bisognerebbe accontentarsi.Nel Cinquecento, e negli anni a venire, non cess� la devozione popolare, ma venne meno la presenza stabile nel santuario alpestre. L�apertura di nuove vie di comunicazione, pi� rapide, meno impervie, lasciarono pi� isolato che mai il vetusto ospizio, meta s� dei devoti pellegrinaggi della gente lariana, ma dalla cadenza periodica, stagionale, legata per lo pi� alle grandi celebrazioni mariane. Si trov� tuttavia l�occasione di dotarla di begli ornamenti e di un dipinto pregevole sull�altare, una soave Madonna col Bambino vegliata dai martiri Lorenzo e Giuliano, santi particolarmente venerati nel mandellasco.Per tutto ci� ci � cara la figura vaga e dispersa di Alessandro Carnizzari, che nel secolo dei Lumi torn� ad abitare il santuario, facendosi eremita, da ricco che era. Per fede profonda, per amore � ne siamo certi - delle sue montagne. Da qui il suo sguardo si posava sul Sasso Cavallo, accarezzava il pizzo Carbonai, s�arrampicava lungo i torrioni Magnaghi, la cresta Parascioli, la punta Malavello, e poi ancor pi� su, aggrappandosi alla cima aguzza della Grigna settentrionale... Una meraviglia che incanta i cuori e libera la mente. Allora come oggi ancora, per nostra fortuna.

Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell’alto medioevo, attivo certamente già prima del Mille. Gestito, all’inizio, dai monaci di san Benedetto, che anche […]

Aveva abbandonato tutto, Alessandro. Da un giorno all�altro, senza guardarsi indietro, senza dare troppe spiegazioni. Alcuni amici gli avevano detto che era pazzo; altri, quelli pi� cari, non avevano saputo dirgli nulla. Sua madre piangeva, suo padre lo guardava con rancore. Come! Dopo tutto quello che aveva fatto per lui, dopo i soldi che aveva speso per farlo studiare� E le terre, ora, a chi le lasciava? E ai poderi, chi ci avrebbe badato?Andava a fare l�eremita, lui. �Bella roba��, commentavano alcuni in paese, con cattiva ironia. Se aveva davvero la vocazione, si bisbigliava, perch� non si era fatto prete? O frate? No, quell�Alessandro l� non doveva essere troppo normale. Aveva qualche problema, era chiaro! Uno mica lascia la famiglia e i denari per andare a rintanarsi in cima a una montagna, da solo, come un animale� A meno che non voglia nascondersi da qualcuno, a meno che non abbia fatto qualcosa di cui vergognarsi�Ma voci e pettegolezzi non riuscivano a salire fin lass�, tra le mura della chiesetta dedicata alla Vergine. Alessandro Carnizzari si sentiva in pace, con se stesso e con gli altri. Guardava le montagne davanti a lui, alte, forti, maestose, inondate da un cielo di luce, accarezzate da un azzurro pastoso. E pi� sotto il lago, tremulo di migliaia di stelle. S�, qui avrebbe trovato quel Dio che cercava. Quass� la sua sete d�infinito si sarebbe finalmente placata.Presso il santuario di Santa Maria sopra Olcio, all�interno della sponda lecchese del Lario, Alessandro rimase per tutto il resto della sua vita. Una vita lunga, e forse felice. Seduti sui gradini della cappella, ce lo immaginiamo intento a riparare il tetto e le mura dell�antico ospizio montano, a strappare al magro orto il poco per una zuppa, a pregare, a lodare, a invocare, con gli occhi colmi di letizia, con le braccia aperte al Creato.Oltre duecento anni sono passati da allora, ma poco � cambiato in questo luogo dove cielo e terra si incontrano. La salita da Sonvico, frazione di Mandello, non � lunga, n� difficile. Un sentiero di pietra, modellato da migliaia di piedi, accompagnato in principio da viti e ulivi, ombrato poi da fitti alberi che s�aprono a tratti, mostrando i monti e il sole. E ogni cento passi una croce, moderna, semplicissima via Crucis a indicare la strada, a fare di una passeggiata nel verde, per chi vuole, un cammino di fede.S�, Alessandro Carnizzari dovette darsi da fare, quando giunse qui in alto, attorno al 1750. La chiesa era antica, antichissima, ma abbandonata da tempo. Un papa, Enrico III, nel 1145 le aveva concesso privilegi straordinari, ricordandola come consacrata al nome di Maria, riconoscendole un ruolo significativo, fondamentale persino, quale luogo di culto e di ristoro per coloro che dalla Valsassina si spingevano al lago, e viceversa.Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell�alto medioevo, attivo certamente gi� prima del Mille. Gestito, all�inizio, dai monaci di san Benedetto, che anche qui potevano dare piena applicazione alla loro regola, Ora et labora. Il viandante vi trovava riparo per la notte, il pellegrino vi riceveva il conforto di una pia parola. Per tutti un panorama incantevole, che si sarebbe portato nel cuore fino a casa: da una parte le cime innevate, dall�altra la distesa del lago.Ai benedettini seguirono forse i templari, i celebri monaci guerrieri che avevano votato la vita alla riconquista della Terrasanta e alla difesa dei pellegrini. � voce popolare a dirlo, ma, come spesso accade in simili circostanze, non vi � alcun documento a provarlo. Ma basta il nome per creare suggestione, per aggiungere il mistero della storia al fascino della natura. E ci si ritrova allora a fantasticare di bianchi mantelli crociati all�ombra della Grigna, a presidio di questo baluardo della fede e della piet�, nostalgici d�Oriente... Ma forse � davvero troppo, e bisognerebbe accontentarsi.Nel Cinquecento, e negli anni a venire, non cess� la devozione popolare, ma venne meno la presenza stabile nel santuario alpestre. L�apertura di nuove vie di comunicazione, pi� rapide, meno impervie, lasciarono pi� isolato che mai il vetusto ospizio, meta s� dei devoti pellegrinaggi della gente lariana, ma dalla cadenza periodica, stagionale, legata per lo pi� alle grandi celebrazioni mariane. Si trov� tuttavia l�occasione di dotarla di begli ornamenti e di un dipinto pregevole sull�altare, una soave Madonna col Bambino vegliata dai martiri Lorenzo e Giuliano, santi particolarmente venerati nel mandellasco.Per tutto ci� ci � cara la figura vaga e dispersa di Alessandro Carnizzari, che nel secolo dei Lumi torn� ad abitare il santuario, facendosi eremita, da ricco che era. Per fede profonda, per amore � ne siamo certi - delle sue montagne. Da qui il suo sguardo si posava sul Sasso Cavallo, accarezzava il pizzo Carbonai, s�arrampicava lungo i torrioni Magnaghi, la cresta Parascioli, la punta Malavello, e poi ancor pi� su, aggrappandosi alla cima aguzza della Grigna settentrionale... Una meraviglia che incanta i cuori e libera la mente. Allora come oggi ancora, per nostra fortuna.
Aveva abbandonato tutto, Alessandro. Da un giorno all�altro, senza guardarsi indietro, senza dare troppe spiegazioni. Alcuni amici gli avevano detto che era pazzo; altri, quelli pi� cari, non avevano saputo dirgli nulla. Sua madre piangeva, suo padre lo guardava con rancore. Come! Dopo tutto quello che aveva fatto per lui, dopo i soldi che aveva speso per farlo studiare� E le terre, ora, a chi le lasciava? E ai poderi, chi ci avrebbe badato?Andava a fare l�eremita, lui. �Bella roba��, commentavano alcuni in paese, con cattiva ironia. Se aveva davvero la vocazione, si bisbigliava, perch� non si era fatto prete? O frate? No, quell�Alessandro l� non doveva essere troppo normale. Aveva qualche problema, era chiaro! Uno mica lascia la famiglia e i denari per andare a rintanarsi in cima a una montagna, da solo, come un animale� A meno che non voglia nascondersi da qualcuno, a meno che non abbia fatto qualcosa di cui vergognarsi�Ma voci e pettegolezzi non riuscivano a salire fin lass�, tra le mura della chiesetta dedicata alla Vergine. Alessandro Carnizzari si sentiva in pace, con se stesso e con gli altri. Guardava le montagne davanti a lui, alte, forti, maestose, inondate da un cielo di luce, accarezzate da un azzurro pastoso. E pi� sotto il lago, tremulo di migliaia di stelle. S�, qui avrebbe trovato quel Dio che cercava. Quass� la sua sete d�infinito si sarebbe finalmente placata.Presso il santuario di Santa Maria sopra Olcio, all�interno della sponda lecchese del Lario, Alessandro rimase per tutto il resto della sua vita. Una vita lunga, e forse felice. Seduti sui gradini della cappella, ce lo immaginiamo intento a riparare il tetto e le mura dell�antico ospizio montano, a strappare al magro orto il poco per una zuppa, a pregare, a lodare, a invocare, con gli occhi colmi di letizia, con le braccia aperte al Creato.Oltre duecento anni sono passati da allora, ma poco � cambiato in questo luogo dove cielo e terra si incontrano. La salita da Sonvico, frazione di Mandello, non � lunga, n� difficile. Un sentiero di pietra, modellato da migliaia di piedi, accompagnato in principio da viti e ulivi, ombrato poi da fitti alberi che s�aprono a tratti, mostrando i monti e il sole. E ogni cento passi una croce, moderna, semplicissima via Crucis a indicare la strada, a fare di una passeggiata nel verde, per chi vuole, un cammino di fede.S�, Alessandro Carnizzari dovette darsi da fare, quando giunse qui in alto, attorno al 1750. La chiesa era antica, antichissima, ma abbandonata da tempo. Un papa, Enrico III, nel 1145 le aveva concesso privilegi straordinari, ricordandola come consacrata al nome di Maria, riconoscendole un ruolo significativo, fondamentale persino, quale luogo di culto e di ristoro per coloro che dalla Valsassina si spingevano al lago, e viceversa.Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell�alto medioevo, attivo certamente gi� prima del Mille. Gestito, all�inizio, dai monaci di san Benedetto, che anche qui potevano dare piena applicazione alla loro regola, Ora et labora. Il viandante vi trovava riparo per la notte, il pellegrino vi riceveva il conforto di una pia parola. Per tutti un panorama incantevole, che si sarebbe portato nel cuore fino a casa: da una parte le cime innevate, dall�altra la distesa del lago.Ai benedettini seguirono forse i templari, i celebri monaci guerrieri che avevano votato la vita alla riconquista della Terrasanta e alla difesa dei pellegrini. � voce popolare a dirlo, ma, come spesso accade in simili circostanze, non vi � alcun documento a provarlo. Ma basta il nome per creare suggestione, per aggiungere il mistero della storia al fascino della natura. E ci si ritrova allora a fantasticare di bianchi mantelli crociati all�ombra della Grigna, a presidio di questo baluardo della fede e della piet�, nostalgici d�Oriente... Ma forse � davvero troppo, e bisognerebbe accontentarsi.Nel Cinquecento, e negli anni a venire, non cess� la devozione popolare, ma venne meno la presenza stabile nel santuario alpestre. L�apertura di nuove vie di comunicazione, pi� rapide, meno impervie, lasciarono pi� isolato che mai il vetusto ospizio, meta s� dei devoti pellegrinaggi della gente lariana, ma dalla cadenza periodica, stagionale, legata per lo pi� alle grandi celebrazioni mariane. Si trov� tuttavia l�occasione di dotarla di begli ornamenti e di un dipinto pregevole sull�altare, una soave Madonna col Bambino vegliata dai martiri Lorenzo e Giuliano, santi particolarmente venerati nel mandellasco.Per tutto ci� ci � cara la figura vaga e dispersa di Alessandro Carnizzari, che nel secolo dei Lumi torn� ad abitare il santuario, facendosi eremita, da ricco che era. Per fede profonda, per amore � ne siamo certi - delle sue montagne. Da qui il suo sguardo si posava sul Sasso Cavallo, accarezzava il pizzo Carbonai, s�arrampicava lungo i torrioni Magnaghi, la cresta Parascioli, la punta Malavello, e poi ancor pi� su, aggrappandosi alla cima aguzza della Grigna settentrionale... Una meraviglia che incanta i cuori e libera la mente. Allora come oggi ancora, per nostra fortuna.

testi e foto di Luca Frigerio————————Aveva abbandonato tutto, Alessandro. Da un giorno all’altro, senza guardarsi indietro, senza dare troppe spiegazioni. Alcuni amici gli avevano detto che era pazzo; altri, quelli più cari, non avevano saputo dirgli nulla. Sua madre piangeva, suo padre lo guardava con rancore. Come! Dopo tutto quello che aveva fatto per lui, […]

…Santa Maria sopra Olcio, dunque, era un punto di riferimento tra la Grigna e il Lario, modesta per dimensioni, eccezionale per importanza. Una piccola chiesa, alcuni raccolti edifici, un chiostro: un ospizio religioso di montagna, insomma, nato probabilmente nell’alto medioevo, attivo certamente già prima del Mille…

Dionigi Tettamanzi

L’esempio e la grazia della beata Madre Teresa di Calcutta �La santità è per ciascuno di noi un dovere semplice�

Celebrazione eucaristica in onore della beata Teresa di Calcutta. Omelia. Milano-Duomo, 21 febbraio 2004

Dionigi Tettamanzi

«Tempo & Denaro»

«Tempo & Denaro»

TEMPO e DENARO Schede per riflettere sul proprio stile di vita (file per il download .doc) Questioni di stile. – Come utilizzare le schede Scheda "Uso del tempo" Scheda "Uso del denaro"

Dionigi Tettamanzi

Amministrare la Città: una politica per servire l’uomo

INCONTRO CON GLI AMMINISTRATORI LOCALI Intervento del Cardinale Arcivescovo Monza � Aula Magna Facoltà di Medicina, 13 febbraio 2004 Lecco � Sala Cenacolo Francescano, 16 febbraio 2004 Varese � Sala Pigionatti Collegio De Filippi, 19 febbraio 2004 Milano � Auditorium San Giovanni Bosco, 20 febbraio 2004

Dionigi Tettamanzi

Convegno diocesano per i membri delle commissioni decanali per la FISP

Domenica 7 marzo, presso il Seminario Arcivescovile (Corso Venezia 11) si svolgerà il Convegno diocesano per i membri delle commissioni decanali per la FISP Programma Ore 9.15, S. Messa nella cappella del SeminarioOre 10.00, “Una rinnovata coscienza civile per amare la città! Rilettura dei discorsi del Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi e spunti per il lavoro […]

Percorso Pastorale Diocesano 2003 – 2006 “Mi sarete testimoni” Il volto missionario della Chiesa

Iniziativa speciale FIDANZATI 2000 � MONITORAGGIO degli ITINERARI

In ogni Parrocchia viene realizzata una rilevazione, attraverso un questionario, che riguarda gli itinerari di preparazione dei fidanzati al matrimonio. È una indicazione di lavoro della Conferenza Episcopale Lombarda e viene coordinata dalla Consulta Regionale per la pastorale familiare In ogni Decanato una o più persone incaricate sono impegnate a seguire e raccogliere i questionari […]

Grande amore

Grande amore

«IL TUO GRANDE AMORE MI AIUTERÀ A ESSERE FORTE». (SANTA GIANNA BERETTA MOLLA) Mettimi come sigillo sul tuo cuore,come sigillo sul tuo braccio;perché forte come la morte è l'amore,tenace come gli inferi è la passione:le sue vampe son vampe di fuoco,una fiamma del Signore!Le grandi acque non possono spegnere l'amorené i fiumi travolgerlo.Se uno desse tutte le ricchezze della sua casain cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio. (CANTICO DEI CANTICI 8, 6-7) -

Documentazione – Diocesi Anno 2004

Segreteria diocesana Fisp: incontri di spiritualità per gli impegnati nelle realtà sociali e politiche : “La vigna deliziosa: Io, il Signore, ne ho cura notte e giorno” : la fame e sete di giustizia nasce dal servizio al Dio vivo e vero. (Isaia, 5,1-7; 27, 2-5) Card. Dionigi Tettamanzi, Il volto amico e solidale della […]

Accompagnare i fidanzati al matrimonio

Accompagnare i fidanzati al matrimonio

Il presente sussidio è stato pensato per le guide-catechisti-animatori degli itinerari per i fidanzati in preparazione al matrimonio.Facendo riferimento al testo In cammino verso il matrimonio, firmato dai Vescovi delle Diocesi di Lombardia, il sussidio dovrebbe servire come appoggio e aiuto a favore degli operatori che a livello parrocchiale sono impegnati nella preparazione dei fidanzati […]

1 4.263 4.264 4.265 4.266 4.267 4.324