Redazione

La storia di Rosario e Matteo, diversi per origine ed estrazione sociale.
Due vite opposte, ma con un denominatore comune: la solitudine

18/01/2008

di Maria Grazia CAZZANIGA

Rosario vive in Calabria, dove ha perso la madre per una vendetta di mafia. Matteo è figlio di un emigrato calabrese che a Torino ha fatto soldi e carriera. Rosario si scontra con l’ostilità dei coetanei, che non comprendono il suo silenzio, la fermezza con cui si confronta con la tragedia che ha colpito la sua famiglia. Matteo frequenta una buona scuola, ha molti amici e molte occasioni di svago.

Al centro di Preferisco il rumore del mare sono due vite lontane sia per esperienze individuali che per i luoghi da cui prendono origine. ÈLuigi, padre di Matteo, ad avvicinarle, incontrando Rosario durante una vacanza e rimanendo subito colpito dal ragazzo. Decide allora di portarlo a Torino per allontanarlo dall’ambiente che l’ha visto nascere, ma non lo comprende, e inserirlo in una comunità per giovani disagiati diretta da don Lorenzo, un prete suo amico, dove Rosario studia, lavora e prega instancabilmente.

Il contrasto tra la testa eretta di Rosario, che «non ha bisogno di niente» pur avendo bisogno di tutto – qualcuno che si prenda cura di lui, un ambiente che possa finalmente accoglierlo e aiutarlo a sviluppare le sue capacità – e la testa bassa di Matteo, che possiede beni materiali e possibilità quasi illimitate, ma non li usa per crescere, èstridente anche per Luigi. Egli è sempre più attratto dalla grande forza d’animo di Rosario, ma è spaventato dal contrasto con i limiti di Matteo, che in parte hanno origine – e Luigi ne è consapevole – nella sua stessa incapacità di accompagnare il percorso di crescita del figlio.

Rosario e Matteo esemplificano stili di vita opposti tra loro – potremmo dire “il ragazzo dalla storia tragica” contro “il figlio di papà” – e opposti modi di vivere un’età difficile. Tanto Rosario è duro, fermo nella sua decisione di farsi da sé, tanto Matteo è insicuro (fino al tentativo finale di togliersi la vita). Nei mesi che condividono a Torino, però, le differenze che all’inizio impedivano ai due di comunicare perdono importanza. Emerge un denominatore comune: la solitudine. E in questa solitudine si sviluppa una bella amicizia, con le sue luci e le sue ombre.

Un film di qualche anno fa, che aiuta a riflettere sulla solitudine e sulle fragilità degli adolescenti, ma anche su come alcuni di loro siano forti e determinati nel restare ciò che sono, malgrado i coetanei che non capiscono e gli adulti che rifiutano. Come Rosario, che decide di tornare a casa, perché in fondo «preferisce il rumore del mare» al frastuono di una città non sua.

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