Redazione

Il terzo oro arriva da Valbusa-Di Centa-Piller Cottrer-Zorzi, dominatori incontrastati della 4×10 km di fondo. Peccato per Fusar Poli-Margaglio, caduti nel pattinaggio artistico quando erano in testa. Continua il digiuno dello sci alpino: male lo slalom gigante maschile e il superG femminile

Se la vittoria di Lillehammer aveva avuto il sapore dell’impresa nella tana del lupo e il pathos della conquista strappata all’ultimo metro, quella di Torino ha il fragore del trionfo davanti al pubblico di casa e l’impatto del dominio incontrastato. Valbusa-Di Centa-Piller Cottrer-Zorzi nel 2006 come Albarello-De Zolt-Vanzetta-Fauner nel 1994: a distanza di dodici anni la staffetta olimpica del fondo è ancora italiana.

A Lillehammer, davanti a un pubblico di intenditori, la 4×10 azzurra aveva dato vita a un entusiasmante duello spalla-a-spalla con i norvegesi padroni di casa, risolto in volata da Fauner che aveva piegato il grande Daehlie. A Torino Valbusa e Di Centa sono stati magnifici nelle prime due frazioni a tecnica classica; Piller Cottrer ha fatto il vuoto in quella libera; Zorzi ha controllato e amministrato il vantaggio su Germania e Svezia, sino a concludere “al rallentatore”, con tanto di tricolore infilato nella pettorina, gustandosi ogni momento.

Una vittoria che ha un gusto particolare per ogni protagonista: il suggello della carriera per Valbusa (37 anni), dopo una vigilia non priva di polemiche e incomprensioni; la rivincita per Di Centa, beffardamente escluso dal podio nella combinata 30 km e finalmente alla ribalta non solo per essere “fratello di…”; la consacrazione per Piller Cottrer, ora atteso alla gara a lui più congeniale, la 50 km; la festa rigeneratrice per Zorzi, il più estroso della compagnia (guardare per credere il colore dei suoi capelli…).

Terzo oro, dunque, e settima medaglia complessiva per l’Italia, in marcia verso quella “doppia cifra” auspicata alla vigilia. Sì perché, prima dei fondisti, ci avevano pensato le loro colleghe della staffetta femminile – Follis, Paruzzi, Confortola e Valbusa – a centrare il quarto bronzo, abbastanza inaspettato.

Al medagliere non contribuirà – e si sapeva – l’hockey, fuori dai quarti; nemmeno la Simionato nel pattinaggio veloce (che qualche speranza di podio nutriva); ma neppure – a meno di miracoli – Fusar Poli-Margaglio. E qui la delusione è grande.

Primi dopo l’“obbligatorio” di venerdì, i due pattinatori milanesi sono caduti in una fase di sollevamento a 3 secondi dalla fine del loro esercizio “originale”. Furenti loro, attonito il pubblico, impietosa la giuria: Barbara e Maurizio si ritrovano ora settimi, a notevole distanza dal podio. Difficile salirci, a meno che nel “libero” conclusivo di stasera anche altre coppie non incappino in analoghe défaillances.

Nel giorno che consacra l’austriaco Benni Raich campione olimpico in slalom gigante, continua il digiuno dello sci azzurro: davanti al pubblico amico Max Blardone, ottavo dopo la prima manche, chiude undicesimo; Schieppati è quindicesimo, Simoncelli e Moelgg fuori a metà gara.

Male anche il superG femminile, dove Michaela Dorfmeister bissa l’oro della libera davanti a Kostelic e Meissnitzer: ottava Lucia Recchia, lontanissime Ceccarelli e Nadia Fanchini, fuori Elena Fanchini. Per non passare inopinatamente per il “parente povero” nella famiglia degli sport invernali, ora lo sci deve davvero puntare tutto su Rocca (m.c.)

foto da www.torino2006.org

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