Redazione

Hanno dai 18 agli 82 anni, arrivano da tutta Europa e si occupano
dell’accoglienza degli atleti, dei trasporti, dell’assistenza nei vari siti
e della preparazione dei tracciati. La testimonianza di una coppia:
«Siamo “dentro” l’evento, così possiamo percepirne lo spirito»

di Sarah Tavella
da Torino

Arrivano da ogni parte d’Europa. Sono i 20 mila volontari delle Olimpiadi di Torino. L’anima più vera di questi Giochi. Secondo i dati forniti dal Toroc, il 48% ha tra i 18 e i 35 anni, il 19% tra i 36 e i 54 e il restante 33% oltre i 55 anni. Il più anziano è un arzillo ottantaduenne.

Impegnati in tutti i siti di gara, i volontari svolgono 350 attività diverse: dall’accoglienza ai trasporti, dalla preparazione dei tracciati di gara all’assistenza agli atleti. La maggior parte si trova a Torino, in montagna opera il 44% dell’intero staff: di questi ben il 32,5% (all’incirca 6.500 persone) è dislocato in valle di Susa, in prevalenza al Sestriere (2.635 volontari tra siti di gara e villaggio olimpico).

Ogni volontario ha la sua storia personale da raccontare, la sua esperienza. Abbiamo raccolto la testimonianza di Franco Pozzi, ex capo del personale di una banca, impegnato insieme alla moglie Patrizia proprio al Sestriere.

Signor Pozzi, qual è il suo incarico durante i Giochi?
Controllare gli accessi ai siti di gara di Sestriere Borgata, dove si svolgono le competizioni maschili di discesa libera, discesa libera per la combinata e superG. Dalla mia postazione non riesco purtroppo a vedere l’arrivo, che è a circa duecento metri da me, ma in compenso respiro tutta l’atmosfera della gara e non è poco.

E sua moglie, invece, di cosa si occupa?
Dell’assistenza ai volontari: dall’accoglienza ai buoni pasto, a qualunque altra esigenza possa insorgere durante lo svolgimento delle Olimpiadi. Lei è in una struttura d’ufficio al Sestriere Colle.

La collocazione al Sestriere è nata per caso?
Direi di no. Qui abbiamo la nostra seconda casa e questa coincidenza è emersa durante il colloquio di selezione. Ne hanno certamente tenuto conto, come del fatto che io sono un appassionato sciatore e mi avrebbe fatto piacere essere impegnato sulle piste. Anche in questo mi hanno accontentato.

Come mai la scelta di diventare volontari di “Noi 2006”?
Per dare un aiuto, pur piccolo, alla mia città. Sono nato e cresciuto a Torino e mi sembrava doveroso fare qualcosa per il suo rilancio. Per il Piemonte le Olimpiadi rappresentano un’occasione irripetibile per poter guardare a un futuro migliore.

Com’è il rapporto con gli altri volontari?
Decisamente buono. Nel mio gruppo siamo circa 480 persone, tra chi si occupa di controllare le piste, chi della manutenzione, chi dei cronometraggi. Si è creato un bel clima. Siamo tutti organizzati. Qualche problema all’inizio c’è stato, ma l’abbiamo risolto tutti insieme di volta in volta.

E il rapporto con gli atleti?
Anche questo è positivo. Passano, salutano con affabilità, di qualunque nazionalità siano. Se si fatica a capirsi con le lingue, si parla a gesti. L’importante è comunicare. Sono piccoli segnali che rendono grande lo spirito olimpico.

Qual è l’atmosfera che si respira al Sestriere?
Tutto ruota attorno alle Olimpiadi. Per strada, nei negozi, nei locali la gente non parla d’altro che di gare, risultati, prestazioni degli atleti. C’è molta partecipazione. I Giochi sono decisamente un fattore aggregante e questo lo si percepisce davvero.

Un primo bilancio di questa esperienza?
Più che positivo. Sono soddisfatto non solo perché contribuisco in parte alla riuscita di questa importante manifestazione, ma anche perché partecipo all’evento dall’interno, cogliendone pienamente lo spirito.

Replicherà l’esperienza con le Paralimpiadi?
Mia moglie e io abbiamo dato la nostra disponibilità. Io sono stato preso, lei attende ancora una risposta. Speriamo sia positiva…

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