Redazione

Il ruolo sociale dello sport al centro della visione dell’ex prefetto,
che intende investire sugli impianti e modificarne la strategia
gestionale, sostenere il volontariato sportivo di base e “libero”
e fare dell’attività sportiva un mezzo d’integrazione degli stranieri

di Mauro Colombo

«Un’altra Milano», più serena, aperta e vivibile anche grazie allo sport, per Bruno Ferrante comincia da un tributo a Massimo Moratti, presente all’incontro che il candidato-sindaco dell’Unione ha tenuto coi rappresentanti del mondo sportivo cittadino il 12 maggio a Palazzo Visconti. «Mi sono innamorato dell’Inter di suo padre – ha ricordato l’ex prefetto -, ma ancor più amo la sua, per la pulizia morale che la caratterizza e l’ha preservata dagli scandali».

E il patròn nerazzurro ha ringraziato: «Il risultato di cui vado più fiero è quello degli Inter Campus: in tutto il mondo abbiamo aiutato ragazzi alle prese con la guerra, la povertà, il disagio famigliare. Non concepisco uno sport avulso dal fatto sociale e credo che anche a Milano si possa operare in questo senso». Il suo intervento ha fatto eco a quello della moglie Milly (candidata al Consiglio comunale per l’Unione): «Torniamo a una gestione sociale dello sport, interagendo con realtà come la scuola».

Parole che hanno fatto da cornice alla visione dello sport di Ferrante: il gusto del gesto atletico fatto di «sforzo, sacrificio, coraggio», senza escludere «la necessaria promozione mediatica ed economica», ma servendosene «con equilibrio» per non cedere il passo «alle ragioni del business». Uno sport che insegni ai giovani «l’educazione al rispetto, alla tolleranza, alla solidarietà e, perché no, anche alla sconfitta» e contribuisca «a costruire una società più equa».

Prima di spiegare come tradurre nella realtà milanese questo «ruolo sociale» dello sport, Ferrante si è posto in ascolto di chi lo pratica e di «domande forti che esigono risposte forti ed espresse da persone competenti», come ha evidenziato il presidente regionale del Coni Pino Zoppini. Il presidente provinciale della Figc Alessandro Quercioli ha ricordato i 5 punti del documento presentato dal mondo dello sport milanese ai due candidati-sindaci: riconoscimento del ruolo sociale dello sport, sostegno alle associazioni, interventi sugli impianti, rapporti più stretti con la scuola, gestione affidata a competenze specifiche.

A questo proposito non è mancato un accenno polemico del presidente dell’Uisp Antonio Iannetta (in lista con Ferrante) alla candidatura del presidente provinciale del Coni Filippo Grassia con Letizia Moratti: «Quel documento è stato il frutto di un lavoro comune e super partes, poi è stata fatta una scelta di campo in continuità con amministrazioni che abbiamo criticato…».

Più distesi gli interventi del presidente del Csi Massimo Achini («serve una politica dello sport che non pensi solo alla soluzione dei problemi contingenti, ma operi scelte più complessive») e di quello dell’Us Acli Alessandro Galbusera («occorre investire negli impianti, ma ancor più incidere sui sistemi di gestione»). Da più parti si è chiesto di «invertire la rotta» rispetto alle strategie “capitalizzatrici” di Milano Sport, la spa che amministra l’impiantistica pubblica.

Proprio agli impianti Ferrante ha riservato molta attenzione nell’illustrare i suoi programmi. Confessata la tristezza provata nel passare davanti all’Arena e al Vigorelli, l’ex prefetto ha giudicato «una mancanza di sensibilità civica» la decisione di cedere la gestione di San Siro a Milan e Inter presa da un’amministrazione in scadenza, e ribadito che il sogno olimpico rimarrà tale senza strutture all’altezza («mancano il palazzo dello sport e la piscina, ma anche basket e pallavolo non hanno sedi adeguate», e si è parlato pure dello stadio del ghiaccio). Mentre gli impianti di base «denunciano una carenza di interventi pubblici» e sollecitano una gestione più equa e produttiva.

Ferrante intende rilanciare il rapporto con la scuola – anche in relazione al valore dello sport quale “presidio sanitario” -, sostenere il volontariato sportivo come «impegno spontaneo verso gli altri», investire nello sport dilettantistico, aiutare quello “libero” («un obiettivo: le piste ciclabili») e fare dello sport un mezzo di «integrazione dei cittadini stranieri». «Credere nello sport – ha concluso – è una volontà politica e un impegno preciso».

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