Uno studente di 13 anni entra a scuola e accoltella l’insegnante di francese, colpendola prima al collo e poi all’addome. Oltre al gesto, a colpire dell’episodio avvenuto mercoledì 25 marzo in una scuola media di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, è il salto di qualità della violenza e la premeditazione del gesto. Il ragazzo era vestito come se fosse pronto a un’azione militare: indossava una maglia con la scritta “vendetta” e pantaloni mimetici con un’imbracatura per una pistola, nello zaino è stata trovata un’arma scacciacani. Durante le perquisizioni nella casa del minorenne, sono stati rinvenuti anche alcuni esplosivi rudimentali.
A questi due elementi, si aggiunge la spettacolarizzazione del gesto: l’intero episodio è stato trasmesso in diretta streaming su un canale Telegram, dove il ragazzo ha pubblicato anche un messaggio in inglese in cui spiegava di sentirsi insofferente alle regole e vittima di alcune ingiustizie, attribuite in parte alla stessa insegnante. Nel messaggio dichiarava l’intenzione di ucciderla. Tra le persone citate c’era anche il padre. Il ragazzo dichiarava inoltre di non aver paure delle conseguenze penali, non avendo ancora compiuto 14 anni, ed essendo dunque non imputabile.

Oltre alla questione delle armi bianche, che da alcuni mesi caratterizza diversi fatti di cronaca che coinvolgono i minori in Italia, un tema che emerge da questa vicenda, secondo don Fabio Landi, responsabile della Pastorale scolastica della Diocesi, è la fragilità di questi ragazzi: «La percezione è di non essere compresi, di subire ingiustizie o non essere valorizzati. In questo momento l’urgenza del sistema educativo e dei genitori è di intervenire su questa incapacità dei giovani nel gestire la frustrazione, e di conseguenza di non sentirsi all’altezza».
La scuola infatti è l’universo in cui i ragazzi vivono la maggior parte della loro quotidianità, e in cui percepiscono se svolgono i compiti fondamentali della costruzione della propria identità, e di conseguenza il proprio riconoscimento sociale, o meno. «Al di là dell’eccezionalità del caso in sé – commenta don Landi – i luoghi dove un ragazzo cerca la propria visibilità sono anche i luoghi dove ha i suoi rapporti più significativi. Oggi inevitabilmente questi sono la famiglia e la scuola».



