Appartamenti in cohousing, una cascina solidale, una casa-famiglia. Queste tre esperienze sono state raccontate dagli stessi protagonisti nel corso del convegno “Abitare Insieme”

di Francesco CHIAVARINI

disabili lavoro

Appartamenti di cohousing. Una cascina solidale. Un casa-famiglia. Tre buone prassi. Tre progetti, in parte già realizzati, che a Milano cercano di dare una risposta al bisogno di autonomia delle persone disabili a cominciare proprio della casa.

Queste tre esperienze sono state raccontate dagli stessi protagonisti nel corso del convegno “Abitare Insieme” che si è svolto venerdì mattina nella sede di Caritas Ambrosiana.

«Quando invitiamo qualcuno a cena e vogliamo fare bella figura, penso io a cucinare, perché le altre mie coinquiline, diciamolo, non sono proprio capaci», racconta Alice, 28 anni, affetta da autismo, che vive da quattro anni insieme a due studentesse e ad un’altra ragazza con i suoi stessi problemi in un appartamento in via Novara.

«Ho scoperto che so fare tante cose e questo mi ha dato fiducia. Per esempio prendo l’autobus da sola per andare al lavoro, cosa che prima mi terrorizzava. Insomma vivo molto meglio di prima», assicura.

Incoraggiata anche dalla sua storia, l’Associazione la Comune ha già ristrutturato altri due appartamenti, nel quartiere Isola, ottenuti in comodato gratuito dalla parrocchia del Sacro Volto.

«Il progetto – ha spiegato Marco Marzagalli – è stato sostenuto da Comune e Fondazione Cariplo. Siamo pronti ad inaugurare le due nuove case con una grande festa. Ma abbiamo ancora bisogno dell’aiuto di tutti, perché i ragazzi diventino anche economicamente autonomi. Non vogliamo beneficenza ma chiediamo che possano avere un lavoro».

Diversa la scelta di Son (Speranza oltre noi). In questo caso i disabili vivranno insieme con le loro famiglie, ma all’interno di una cascina che offrirà loro anche un’occasione di reddito. Nella casa colonica, nel quartiere Adriano, acquistata dai genitori, sarà aperta una gelateria solidale e una tisaneria dove saranno impiegati i ragazzi.

«Hanno già aderito otto famiglie – spiega Fabio Recalcati -. Fondamentale il contributo del Comune, della parrocchia Gesù di Nazareth e delle fondazioni private che hanno sostenuto metà dei costi».

Si rivolge a disabili più gravi la casa-famiglia Cenni, di via Gabetti 15, a Milano, voluta dall’“Associazione Genitori Fondazione Don Gnocchi”. Nell’appartamento di cinque locali vivono tre persone con disabilità psicomotorie e due assistenti. Da lunedì a venerdì gli ospiti frequentano i Centri Diurni, il sabato e la domenica passano la giornata in famiglia e tornano a Casa Cenni per la sera.

«Creare le condizioni perché le persone disabili siano autonome è una sfida prima di tutto culturale. Troppe sono ancora le barriere, non solo architettoniche, che impediscono questi cammini. Dobbiamo sostenerli, cambiando innanzitutto il nostro sguardo», ha detto Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

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