All'alba l'intervento di vigili e poliziotti. «Per loro nessuna alternativa», denunciano le associazioni impegnate nel lavoro di integrazione, preoccupate anche per il futuro dei bambini


Redazione

Questa mattina, in via Rubattino a Milano, è stato effettuato lo sgombero del caseggiato abbandonato in cui abitavano circa 250 rom. Vigili e poliziotti sono arrivati all’alba per procedere all’operazione, dopodiché, dietro consenso dei genitori, i bambini che già frequentavano la scuola elementare di via Pini sono stati accompagnati in aula dalle maestre. Sono le stesse insegnanti a ricordare che più volte, nei mesi scorsi, era stato richiesto al Comune di trovare una soluzione rispettosa dei bambini: «Poco più di un mese fa ci avevano assicurato che lo sgombero non ci sarebbe stato fino al giugno 2010… Ora non sappiamo cosa succederà da domani».
Una preoccupazione condivisa dalla Comunità di Sant’Egidio, altra realtà che da tempo lavora al processo di integrazione di queste famiglie: «Il Comune non ha offerto alcuna alternativa, eccezion fatta per l’ospitalità in comunità solo alle mamme con bambini sotto i 6 anni – spiega la volontaria Elisabetta Cimoli -. A questo punto, come garantire il diritto allo studio ai 36 bambini che frequentano le scuole dalla zona? Se i genitori saranno costretti a trovare qualche riparo di fortuna in altre zone di Milano si vanificherà il lavoro di integrazione svolto finora».
«Probabilmente c’era un problema di posti – continua la volontaria – e allora il Comune ha scelto di aprire le porte delle comunità solo a quelle con i bambini più piccoli. È la dimostrazione che si tratta di uno sgombero effettuato senza dare reali alternative ai rom». Anche il Naga, altra associazione che sta seguendo il caso, conferma che Palazzo Marino ha dato la disponibilità delle strutture d’accoglienza solo per donne e minori di 6 anni. (d.p.) Questa mattina, in via Rubattino a Milano, è stato effettuato lo sgombero del caseggiato abbandonato in cui abitavano circa 250 rom. Vigili e poliziotti sono arrivati all’alba per procedere all’operazione, dopodiché, dietro consenso dei genitori, i bambini che già frequentavano la scuola elementare di via Pini sono stati accompagnati in aula dalle maestre. Sono le stesse insegnanti a ricordare che più volte, nei mesi scorsi, era stato richiesto al Comune di trovare una soluzione rispettosa dei bambini: «Poco più di un mese fa ci avevano assicurato che lo sgombero non ci sarebbe stato fino al giugno 2010… Ora non sappiamo cosa succederà da domani».Una preoccupazione condivisa dalla Comunità di Sant’Egidio, altra realtà che da tempo lavora al processo di integrazione di queste famiglie: «Il Comune non ha offerto alcuna alternativa, eccezion fatta per l’ospitalità in comunità solo alle mamme con bambini sotto i 6 anni – spiega la volontaria Elisabetta Cimoli -. A questo punto, come garantire il diritto allo studio ai 36 bambini che frequentano le scuole dalla zona? Se i genitori saranno costretti a trovare qualche riparo di fortuna in altre zone di Milano si vanificherà il lavoro di integrazione svolto finora».«Probabilmente c’era un problema di posti – continua la volontaria – e allora il Comune ha scelto di aprire le porte delle comunità solo a quelle con i bambini più piccoli. È la dimostrazione che si tratta di uno sgombero effettuato senza dare reali alternative ai rom». Anche il Naga, altra associazione che sta seguendo il caso, conferma che Palazzo Marino ha dato la disponibilità delle strutture d’accoglienza solo per donne e minori di 6 anni. (d.p.) – – Il commento di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana

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