Negli ultimi anni a Milano l'offerta ha superato la domanda e la città ha perso appeal rispetto all'hinterland. Ma Assoedilizia segnala anche l'esigenza di incentivi economici e fiscali

di Cristina CONTI
Redazione

Alloggi sfitti e appartamenti pubblici non occupati. È la nuova realtà di Milano. Dopo la caccia alla casa, oggi è diventato l’inquilino il vero bene prezioso. Secondo il sindacato inquilini ci sono 80 mila alloggi senza affittuario. E non è tutto. Altri 5 mila uffici e sedi di rappresentanza sono vuoti, perché nessuno li vuole. «Negli ultimi anni l’offerta ha superato la domanda – spiega il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici -. È un fatto del tutto inedito. Ma c’è anche una perdita di attrattiva della citta». Troppi grattacieli e costruzioni, pochi spazi verdi, traffico e inquinamento, rendono sempre più appetibili le abitazioni dell’hinterland.
Nel prossimo futuro le cose non andranno meglio. Crisi economica, rallentamento della domanda e dell’offerta di locazione, difficoltà economiche di molte famiglie, blocco delle immigrazioni, ma anche calo dei tassi di interesse sui mutui, turn-over degli inquilini, progressiva riduzione del “Fondo sociale affitti” e mancata introduzione della “cedolare secca” (tassazione separata dei redditi immobiliari) sono alcuni dei fattori che incideranno sull’andamento di questo settore, secondo la previsione di Assoedilizia.
«Per evitare la continua fuga d’investimenti dal settore e per calmierare i canoni delle locazioni si rende quanto mai urgente la tassazione separata dei redditi immobiliari equiparandola a quella dei redditi mobiliari», ha continuato Colombo Clerici. Una misura per incentivare l’investimento privato nella locazione che, oltre a far emergere il sommerso negli affitti, avrebbe un decisa portata anticiclica, in quanto propulsiva del Pil e, secondo stime del Centro studi economici e fiscali di Assoedilizia, sarebbe nell’ordine dell’1-1,5%.
In questo nuovo fenomeno, poi, i proprietari subiscono un danno economico. «Le locazioni di breve durata sono fuori logica perché la domanda è poca e quindi è ritenuto particolarmente importante l’inquilino corretto e solvente – precisa il presidente -. In secondo luogo, perché la gestione amministrativa di un patrimonio edilizio caratterizzato da uno spiccato turn-over degli inquilini è impegnativa e costosa». E con l’aumentare delle abitazioni sfitte si assiste anche alla svalutazione del bene in cui si è investito. Alloggi sfitti e appartamenti pubblici non occupati. È la nuova realtà di Milano. Dopo la caccia alla casa, oggi è diventato l’inquilino il vero bene prezioso. Secondo il sindacato inquilini ci sono 80 mila alloggi senza affittuario. E non è tutto. Altri 5 mila uffici e sedi di rappresentanza sono vuoti, perché nessuno li vuole. «Negli ultimi anni l’offerta ha superato la domanda – spiega il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici -. È un fatto del tutto inedito. Ma c’è anche una perdita di attrattiva della citta». Troppi grattacieli e costruzioni, pochi spazi verdi, traffico e inquinamento, rendono sempre più appetibili le abitazioni dell’hinterland.Nel prossimo futuro le cose non andranno meglio. Crisi economica, rallentamento della domanda e dell’offerta di locazione, difficoltà economiche di molte famiglie, blocco delle immigrazioni, ma anche calo dei tassi di interesse sui mutui, turn-over degli inquilini, progressiva riduzione del “Fondo sociale affitti” e mancata introduzione della “cedolare secca” (tassazione separata dei redditi immobiliari) sono alcuni dei fattori che incideranno sull’andamento di questo settore, secondo la previsione di Assoedilizia.«Per evitare la continua fuga d’investimenti dal settore e per calmierare i canoni delle locazioni si rende quanto mai urgente la tassazione separata dei redditi immobiliari equiparandola a quella dei redditi mobiliari», ha continuato Colombo Clerici. Una misura per incentivare l’investimento privato nella locazione che, oltre a far emergere il sommerso negli affitti, avrebbe un decisa portata anticiclica, in quanto propulsiva del Pil e, secondo stime del Centro studi economici e fiscali di Assoedilizia, sarebbe nell’ordine dell’1-1,5%.In questo nuovo fenomeno, poi, i proprietari subiscono un danno economico. «Le locazioni di breve durata sono fuori logica perché la domanda è poca e quindi è ritenuto particolarmente importante l’inquilino corretto e solvente – precisa il presidente -. In secondo luogo, perché la gestione amministrativa di un patrimonio edilizio caratterizzato da uno spiccato turn-over degli inquilini è impegnativa e costosa». E con l’aumentare delle abitazioni sfitte si assiste anche alla svalutazione del bene in cui si è investito.

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