Dal 21 al 27 giugno dame e barellieri insieme al loro professore: «Dopo questa esperienza tornano più maturi»

Luisa BOVE
Redazione

Sono centinaia i ragazzi del liceo “Tosi” di Busto Arsizio che hanno partecipato a un pellegrinaggio dell’Oftal a Lourdes come dame e barellieri. A introdurre nella scuola questa tradizione ci ha pensato Maurizio Moscheni, insegnante di educazione fisica. «Ho iniziato 15-20 anni fa portando qualche ragazzo della mia classe – racconta -, poi il numero è cresciuto perché gli studenti si trasmettevano l’esperienza». La proposta è rivolta agli alunni di terza, quelli di quarta infatti hanno già lo stage estivo e quelli di quinta la maturità. Chi è già stato a Lourdes viene invitato a parlare durante l’ora di religione nelle classi «per raccontare la sua esperienza di volontariato», spiega Moscheni, «e così contagia altri ragazzi che poi vengono l’anno successivo». Su 200 alunni di terza del «Tosi» in 60 quest’anno hanno accolto la proposta e dal 21 al 27 giugno andranno a Lourdes con il loro professore. Poi un piccolo gruppo, che è già stato in precedenza, partirà a settembre. «Orami è una storia che si tramanda», dice Moscheni. Non crede di avere grandi meriti, però ammette: «La proposta forse è più facilmente accettabile perché mi riconoscono come persona “normale”» e poi «non dico: “Andate, perché è bello” ma “Andiamo, perché è bello”». «Molti affermano che i giovani d’oggi non hanno valori», continua il professore, «ma siamo noi che li abbiamo persi e non sappiamo trasmetterli. I ragazzi sono una miniera, piuttosto dobbiamo chiederci se non li abbiamo “coccolati” troppo e non gli proponiamo quello che cercano». Non ha dubbi Moscheni: «L’esperienza di Lourdes li aiuta a conoscersi “dentro”, a fare le scelte giuste a partire dalle loro doti e tenendo conto dei valori della vita, per non pentirsi in futuro». Senza tanti giri di parole chiede ai suoi ragazzi: «Qual è la vostra ricerca di ricompensa, non solo monetaria, ma anche di soddisfazione per vivere in modo pieno?». Molti accettano la sfida e partono, a volte anche quei giovani dai quali ci si aspetterebbe derisione. Invece dicono al docente: «Voglio provare!». Tornano tutti molto contenti dall’esperienza di servizio con gli ammalati e «non importa se non proseguono il percorso dell’Oftal andando a Lourdes tutti gli anni, perché ormai quel ricordo è memorizzato e sanno che lì possono trovare la “carta” che può aiutarli nella vita». È un’esperienza forte, che lascia il segno, si assiste a gesti e scene che «trafiggono il cuore». Per questo anche i ragazzi dopo il pellegrinaggio tornano cambiati. Sono gli stessi genitori a volte a chiedere: «Professore, cosa è successo?». Notano piccoli cambiamenti nella vita quotidiana dei loro figli: c’è chi inizia a tenere in ordine la camera, chi sparecchia la tavola senza essere sollecitato, chi ascolta di più la nonna, chi si impegna maggiormente nello studio… «Questi ragazzi ricevono la forza da persone incontrate a Lourdes e che non possono camminare», dice Moscheni. «Non sono io a portarli, io rivolgo solo la proposta e la coordino, poi probabilmente Qualcuno più in alto gli dice: “Questa è la cosa giusta” per te». Sono centinaia i ragazzi del liceo “Tosi” di Busto Arsizio che hanno partecipato a un pellegrinaggio dell’Oftal a Lourdes come dame e barellieri. A introdurre nella scuola questa tradizione ci ha pensato Maurizio Moscheni, insegnante di educazione fisica. «Ho iniziato 15-20 anni fa portando qualche ragazzo della mia classe – racconta -, poi il numero è cresciuto perché gli studenti si trasmettevano l’esperienza». La proposta è rivolta agli alunni di terza, quelli di quarta infatti hanno già lo stage estivo e quelli di quinta la maturità. Chi è già stato a Lourdes viene invitato a parlare durante l’ora di religione nelle classi «per raccontare la sua esperienza di volontariato», spiega Moscheni, «e così contagia altri ragazzi che poi vengono l’anno successivo». Su 200 alunni di terza del «Tosi» in 60 quest’anno hanno accolto la proposta e dal 21 al 27 giugno andranno a Lourdes con il loro professore. Poi un piccolo gruppo, che è già stato in precedenza, partirà a settembre. «Orami è una storia che si tramanda», dice Moscheni. Non crede di avere grandi meriti, però ammette: «La proposta forse è più facilmente accettabile perché mi riconoscono come persona “normale”» e poi «non dico: “Andate, perché è bello” ma “Andiamo, perché è bello”». «Molti affermano che i giovani d’oggi non hanno valori», continua il professore, «ma siamo noi che li abbiamo persi e non sappiamo trasmetterli. I ragazzi sono una miniera, piuttosto dobbiamo chiederci se non li abbiamo “coccolati” troppo e non gli proponiamo quello che cercano». Non ha dubbi Moscheni: «L’esperienza di Lourdes li aiuta a conoscersi “dentro”, a fare le scelte giuste a partire dalle loro doti e tenendo conto dei valori della vita, per non pentirsi in futuro». Senza tanti giri di parole chiede ai suoi ragazzi: «Qual è la vostra ricerca di ricompensa, non solo monetaria, ma anche di soddisfazione per vivere in modo pieno?». Molti accettano la sfida e partono, a volte anche quei giovani dai quali ci si aspetterebbe derisione. Invece dicono al docente: «Voglio provare!». Tornano tutti molto contenti dall’esperienza di servizio con gli ammalati e «non importa se non proseguono il percorso dell’Oftal andando a Lourdes tutti gli anni, perché ormai quel ricordo è memorizzato e sanno che lì possono trovare la “carta” che può aiutarli nella vita». È un’esperienza forte, che lascia il segno, si assiste a gesti e scene che «trafiggono il cuore». Per questo anche i ragazzi dopo il pellegrinaggio tornano cambiati. Sono gli stessi genitori a volte a chiedere: «Professore, cosa è successo?». Notano piccoli cambiamenti nella vita quotidiana dei loro figli: c’è chi inizia a tenere in ordine la camera, chi sparecchia la tavola senza essere sollecitato, chi ascolta di più la nonna, chi si impegna maggiormente nello studio… «Questi ragazzi ricevono la forza da persone incontrate a Lourdes e che non possono camminare», dice Moscheni. «Non sono io a portarli, io rivolgo solo la proposta e la coordino, poi probabilmente Qualcuno più in alto gli dice: “Questa è la cosa giusta” per te».

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